27-05-2021

Trouble in Paradise, Padiglione Polonia alla 17a Biennale Architettura

PROLOG +1 (Mirabela Jurczenko, Bartosz Kowal, Wojciech Mazan, Bartłomiej Poteralski, Rafał Śliwa and Robert Witczak),

Weronika Wysocka,

Venezia, Italia,

Mostre, Biennale di Venezia,

Installations, Mostra, Biennale di Venezia,

Il collettivo PROLOG +1 ha curato il Padiglione Polonia alla 17a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, portando al centro della domanda “How will we live together?” il tema della campagna polacca, la cui realtà è conosciuta da pochi, anche se riveste il 93% del territorio nazionale.



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Trouble in Paradise, Padiglione Polonia alla 17a Biennale Architettura In molti continuiamo ad avere un'immagine idilliaca di ciò che è la campagna e non ci rendiamo conto dei cambiamenti in atto. Questo vale per la maggior parte dei paesi, specialmente europei, dove chi vive in città ha poca conoscenza di cosa stia realmente accadendo a pochi chilometri dalle periferie delle metropoli. 
Spiegano gli architetti del collettivo PROLOG +1 (Mirabela Jurczenko, Bartosz Kowal, Wojciech Mazan, Bartłomiej Poteralski, Rafał Śliwa e Robert Witczak), curatori del Padiglione Polonia alla 17a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, che le zone rurali costituiscono il 93% del territorio della Polonia, ma ci vive solo il 40% della popolazione, un dato abbastanza in linea con le tendenze globali. Le aree rurali rimangono quindi fuori dai radar degli architetti. 
Da tali presupposti nasce la mostra “Trouble in Paradise”, un’indagine su questa percezione errata della campagna. Sarà perché anche io che scrivo sono cresciuta in campagna, dove vivo tuttora buona parte dell’anno, e conosco le problematiche legate alla vita tutt’altro che bucolica, ho trovato molto incisivi sia il titolo che la realizzazione dell’esposizione polacca.
I curatori della mostra sanno perfettamente che lo sguardo alla campagna è distorto da una lente di semplificazioni e stereotipi. Le persone tendono a trattarla “come un paradiso perduto, o un luogo dove ci si può riposare dai problemi della civiltà”. Ed è così che la mostra è stata ideata con una parte analitica e una speculativa. La prima, realizzata in collaborazione con artisti polacchi, espone i problemi contemporanei della campagna ed è presentata sotto forma di un enorme panorama fotorealistico: una tenda di 70 metri che riveste le pareti del padiglione. Creato dai fotografi Michał Sierakowski e Paweł Starzec, insieme dall'artista Jan Domicz e in collaborazione con il team di PROLOG +1, questo raffigura gli elementi caratteristici della campagna, ovvero delle situazioni che sono il risultato dei processi di superfetazioni che vi hanno avuto luogo negli ultimi 100 anni, come ad esempio la fattoria accanto al piccolo condominio o la chiesa vicino alla centrale elettrica. 
In più, non va dimenticato che la pandemia, con la nuova tendenza migratoria verso le aree suburbane avvenuta in tutto il mondo, ha portato alla luce le lotte quotidiane che la campagna polacca, come altrove, ha dovuto affrontare per anni, compresa la mancanza di trasporto pubblico, l'accesso universale a internet o l'integrazione tra i 'nuovi arrivati' e la popolazione locale.
Diversamente da quanto ha fatto Rem Koolhaas nella sua mostra “Countryside. The Future”, una ricerca a livello globale sulla questione, restituita come una visione personale, il team curatoriale polacco ha invitato altri studi di architettura, al preciso scopo di poter offrire risposte diverse e inclusive alla domanda: come vivremo insieme? Questi sono: Atelier Fanelsa (Germania), GUBAHÁMORI + Filip + László Demeter (Ungheria), KOSMOS Architects (Russia, Svizzera, Austria), Rural Office for Architecture (Gran Bretagna), RZUT (Polonia) e Traumnovelle (Belgio). Il risultato del loro lavoro corale è stato restituito nel padiglione polacco sotto forma di modelli architettonici, collage e disegni. A tal proposito è interessante costare quanto i diversi punti di vista e la giustapposizione delle prospettive siano legate da una riflessione comune in merito agli effetti dello sfruttamento rurale, dei disastri climatici o delle crisi globali, comprese quelle il cui impatto sul destino del pianeta e delle aree rurali è ancora tutto da comprendere.
Nel suo insieme “Trouble in Paradise” convince per l’immediatezza delle illustrazioni, di cui alcune sono piccole opere d’arte naif, e dei modelli di elegante semplicità. Ed è così che la campagna polacca si materializza davanti allo spettatore e con essa i suggerimenti per far sì che la vita di campagna non sia solamente un capriccio per l’abitante della città o un sacrificio per chi vi abita in maniera permanente. Ma soprattutto nel padiglione polacco la comunicazione è diretta e piacevole, così il visitatore può portare a casa dei suggerimenti importanti.

Christiane Bürklein 

Trouble in Paradise
POLISH PAVILION AT THE 17TH INTERNATIONAL ARCHITECTURE EXHIBITION — LA BIENNALE DI VENEZIA
Venice, 22 May–21 November 2021
Curators: PROLOG +1 (Mirabela Jurczenko, Bartosz Kowal, Wojciech Mazan, Bartłomiej Poteralski, Rafał Śliwa and Robert Witczak)
Participants: Atelier Fanelsa, GUBAHÁMORI + Filip + László Demeter, KOSMOS Architects, Rural Office for Architecture, RZUT, Traumnovelle 
Authors of the Panorama of the Polish Countryside: Jan Domicz, Michał Sierakowski, Paweł Starzec, PROLOG +1
Authors of the Glossary (online): Michał Sierakowski, Paweł Starzec, Wiktoria Wojciechowska, Patrycja Wojtas, PROLOG +1 
Exhibition visual identification, book design: zespół wespół 
Organiser: Zachęta — National Gallery of Art, Warsaw
Polish Pavilion Commissioner: Hanna Wróblewska, director of Zachęta — National Gallery of Art Polish Pavilion Office: Ewa Mielczarek, Joanna Waśko 
Find out more: labiennale.art.pl 

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