17-08-2021

Oræ - Experiences on the Border, padiglione svizzero alla 17a Biennale Architettura 2021

Mounir Ayoub, Vanessa Lacaille, Fabrice Aragno and Pierre Szczepski,

KEYSTONE/Gaëtan Bally © Mounir Ayoub, Vanessa Lacaille, Fabrice Aragno and Pierre Szczepski,

Venezia, Italia,

Biennale di Venezia,

Mostra, Evento, Biennale di Venezia,

La mostra Oræ - Experiences on the Border, presso il padiglione svizzero alla 17a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, combina la realtà fisica del confine svizzero con i contesti politici e sociali, disegnando così una nuova immagine delle zone di confine. Lo scoppio della pandemia, avvenuto durante il processo di lavorazione, ha dato al progetto una rilevanza ulteriore.



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Oræ - Experiences on the Border, padiglione svizzero alla 17a Biennale Architettura 2021 Sicuramente qualcuno dei nostri lettori approfitterà della pausa estiva per andare a visitare la 17a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, quindi proseguiamo nella condivisione della nostra esperienza. In questo caso presentiamo il padiglione svizzero presso i Giardini della Biennale. 
Nella polifonia generale delle mostre, come abbiamo già descritto, ci sono alcuni esempi virtuosi in merito a come si cura e racconta un progetto ispirato al tema: How will we live together?. Tra questi troviamo il team curatoriale svizzero, composto da Mounir Ayoub e Vanessa Lacaille del Laboratoire d'architecture, il cineasta Fabrice Aragno e lo scultore Pierre Szczepski, tutti di Ginevra. 
Scelti dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, il loro progetto Oræ - Experiences on the Border (oræ in latino significa confini), esplora appunto il tema del confine, tenendo presenti sia la sua dimensione politica e spaziale che quella relativa alla percezione sensoriale e sociale. "Occuparsi del confine svizzero in tempi come questi significa vederlo non solo come una linea su una mappa, ma anche come uno spazio esperienziale; non solo come una conclusione, ma anche come un inizio", affermano infatti i creatori.
Tutto questo perché se vogliamo capire come vivremo insieme, dobbiamo anche capire come agiscono su di noi le divisioni. Ed è proprio per questo motivo che i curatori hanno utilizzato dei processi partecipativi per la loro indagine, a sua volta tradotta in uno studio sul campo alla fine del 2019. Con l’aiuto di un camion attrezzato, come studio sono, state infatti visitate diverse comunità ubucate sul confine tra la Svizzera e i paesi limitrofi. A ogni tappa la popolazione locale è stata quindi invitata a creare dei modelli di confine, immaginari o reali a loro scelta, subito documentati su pellicola.
Il grande vanto del progetto, così come è visibile nel padiglione svizzero, si rintraccia inoltre nel suo essere riuscito a incorporare l’esperienza della pandemia, scoppiata nel bel mezzo del processo di lavorazione. Un evento che ha improvvisamente cambiato la percezione delle frontiere, dando al progetto stesso una nuova e inaspettata rilevanza. Così, il team ha deciso di visitare nuovamente le regioni di confine, ma questa volta attraverso un forum mobile, dei laboratori di scrittura, che ha dato l'opportunità alle persone interessate di descrivere la loro mutata visione delle cose e dei confini. Un progetto sul progettato ideato dall'Università di Scienze Applicate di Berna e dagli studenti di architettura che ha offerto uno spazio per delle conversazioni in merito alle nuove esperienze di confine. Madeleine Schuppli, responsabile delle arti visive di Pro Helvetia, a tal proposito afferma: "Con il suo approccio partecipativo, Oræ - Experiences on the Border attira la nostra attenzione su aree con strutture sociali e culturali particolarmente complesse. Il progetto dà voce a persone che altrimenti non vengono ascoltate. In questo modo, il progetto porta la periferia al centro e sfida i modi comuni di pensare ai confini, alle restrizioni e alla permeabilità”.
Una visita a Oræ - Experiences on the Border, quale progetto sui confini e i loro abitanti, ci porta così verso una dimensione che supera il concetto stesso di geografia. E tutto questo grazie al materiale esposto in maniera rigorosa e sobria, in grado di rivelare le dimensioni politiche e poetiche di questo spazio, il confine, dove si vive comunque insieme. Come dice il team curatoriale: “Le certezze si confondono e i ricordi segreti si insinuano. Emerge una mappa diversa. Sentimenti e luoghi sono messi in connessione, un nuovo tipo di comprensione dello spazio diventa possibile.”

Christiane Bürklein

Oræ - Experiences on the Border, padiglione svizzero alla 17a Biennale Architettura 2021
dal 22 maggio-21 novembre 2021
presso i Giardini della Biennale, Venezia
Curatori/Espositori:
Fabrice Aragno, Mounir Ayoub, Vanessa Lacaille, Pierre Szczepski
Collaboratori: Noémie Allenbach, Benoît Beurret, Jürg Bührer, Annabelle Voisin
Commissari:
Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia
Madeleine Schuppli, responsabile della divisione Arti visive; Sandi Paucic, capo progetto; Rachele Giudici Legittimo, project manager
Immagini: KEYSTONE/Gaëtan Bally © Mounir Ayoub, Vanessa Lacaille, Fabrice Aragno and Pierre Szczepski
Ulteriori informazioni: https://biennals.ch

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