21-12-2018

Matteo Thun & Luca Colombo Davines Village Parma

Matteo Thun e Luca Colombo,

Max Zambelli,

Parma, Italia,

Headquarters,

Verde, Legno,

Il progetto degli architetti Matteo Thun & Luca Colombo reinterpreta le forme rurali tradizionali per dar vita ai volumi innovativi della nuova fabbrica e Headquarters dell'azienda italiana Davines alle porte di Parma. I valori di sostenibilità e bellezza, core business dell'azienda, trovano nel nuovo complesso ribattezzato “la casa della bellezza sostenibile” la loro forma architettonica.



Matteo Thun & Luca Colombo Davines Village Parma

La casa della bellezza sostenibile, così è stata ribattezzata la nuova fabbrica e Headquarters dell'azienda italiana Davines o meglio il Davines Village progettato da Matteo Thun & Luca Colombo alle porte della città di Parma. Reinterpretando infatti le forme rurali tradizionali gli architetti hanno dato vita a un villaggio. “Un progetto architettonico armonioso e che mettesse al centro il benessere dei dipendenti” (Matteo Thun), dove i valori di sostenibilità e bellezza, core business dell'azienda, hanno trovato la loro forma architettonica.

Su un'area di circa 80.000 mq gli architetti Matteo Thun e Luca Colombo hanno dato vita a un villaggio immerso nel verde. Un complesso con costruzioni a due piani che riprendono le forme rurali tradizionali, l'archetipo della casa con il tetto a doppia falda. Gli uffici e la sede centrale dell'azienda Davines sono in questi volumi in legno di quercia con tetto in metallo e ampie superfici vetrate che rievocano una invitante dimensione domestica, una casa circondata da un giardino fiorito. Altri volumi ospitano i laboratori, così come gli spazi produttivi e di confezionamento dei prodotti, il magazzino di stoccaggio. La serra ad esempio è una costruzione architettonica leggera e moderna realizzata in vetro e acciaio super sottile. È il cuore del complesso, ospita gli spazi di co-working e l'area di ristoro, bar e ristorante, destinata ai dipendenti. Tutti i volumi del complesso hanno un contatto visivo diretto con il verde, il concept del progetto era infatti quello di assicurare a ogni postazione di lavoro la vista sul verde. L'uso di elementi in muratura è quindi ridotto al minimo per garantire un'immersione totale negli oltre trentamila mq di area verde progettati dallo studio di architettura del paesaggio Del Buono Gazerwitz declinati in modi diversi.

Il verde lega tutti gli elementi del progetto e stabilisce un costante e armonioso rapporto con le architetture del complesso. I laboratori e le aree didattiche dedicate alla formazione di parrucchieri ed estetisti, così come lo skin bar dove testare i prodotti del nuovo brand aziendale, sono spazi trasparenti e aperti verso il giardino, grazie all'impiego di vetri speciali per evitare distorsioni cromatiche. Le aree verdi non hanno solo una funzione estetica ma anche una valenza legata al core business dell'azienda, nel complesso è presente un grande orto scientifico di circa 3000 mq. È un laboratorio per la coltivazione di piante officinali, aromatiche, alberi da frutto e ortaggi. Specie coltivate per le ricerche sperimentali legate alla produzione aziendale di cosmetici ma anche a scopo dimostrativo e per quanto riguarda quelle commestibili, anche all'attività culinaria del ristorante interno al complesso.

Oltre all'orto scientifico, ai giardini e ai due cortili interni, le aree verdi comprendono un intero chilometro verde che si sviluppa parallelamente all'autostrada A1 schermando visivamente e acusticamente la presenza dell'infrastruttura viaria.
La dimensione green del villaggio si traduce a livello tecnico anche nell'adozione di impianti che assicurano un fabbisogno energetico soddisfatto al 100% da fonti rinnovabili certificate e ad alti standard di benessere per gli utenti.

(Agnese Bifulco)

Architecture: Matteo Thun & Luca Colombo
Landscape architect: Del Buono Gazerwitz
Interior Design: Molteni & C|Dada Contract Division design by Monica Signani
Client: Davines
Location: Parma, Italy
Images courtesy of Matteo Thun & Partners, photo by Max Zambelli


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