25-12-2018

Una tipografia recuperata

Francesca Perrone e Emiliano Conti,

Gianluca Giordano,

Milano,

Housing,

Si recuperano architetture industriali non solo nelle grandi città, ma anche in provincia.



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Una tipografia recuperata Si recuperano architetture industriali non solo nelle grandi città, ma anche in provincia. Succede in provincia di Pavia, Italia, dove il Emilio Colombo con gli architetti Perrone e Conti ha trasformato una tipografia, chiusa da poco, in uno spazio di rinnovata creatrività.


L’archeologia industriale è una delle buzzword di questi anni e quando la sentiamo pensiamo a edifici di inizio ‘900, tipo vecchie manifatture o stabilimenti abbandonati di dimensioni importanti, il tutto nelle grandi città e le loro periferie. La realtà è diversa, specialmente nell’Italia settentrionale, dove se guardiamo in particolare alla Pianura Padana siamo in una città diffusa. Luoghi segnata dalla dispersione urbana dove strutture a uso industriale e commerciale non più utilizzate si trovano ovunque, dai capannoni industriali prefabbricati, in mezzo ai campi, agli stabili di imprese artigianali nei centri abitati.
Il progetto di Emilio Colombo con gli architetti Francesca Perrone e Emiliano Conti si inserisce in tale contesto, in quanto ha trasformato una tipografia, costruita negli anni ’80 nel centro abitato di una città nel Pavese, da laboratorio in fucina di idee per le molteplici attività del proprietario.
La filosofia del progetto è stata quella di mantenere l’ampio ambiente centrale, ovvero l’ex sala delle macchine da stampa, come cuore dello spazio, e costruirvi all’interno uno spazio lavorativo strutturato e suddiviso in tre grandi zone. Invece gli spazi accessori sono stati riconvertiti nella zona relax, nei bagni e in una corte interna. Questa in particolare è l’unico affaccio trasparente di tutto l’intervento, regalando così luce a tutti gli ambienti. Nel dettaglio si tratta di un giardino dal sapore zen a cielo aperto, ma protetto dagli sguardi indiscreti del vicinato, in risposta alla posizione dell’area di intervento in mezzo all’abitato.
La zona office accoglie gli ospiti con un chiaro riferimento sia all’origine industriale dell’architettura sia alle passioni del proprietario, inglobando con naturalezza tre motociclette customizzate che, inserite in questo contesto, si trasformano in moderne sculture. Tutto ciò crea un’interessante contrasto con il pezzo portante dell’area condivisa, un grande tavolo disegnato da Emilio Colombo, realizzato con i travetti di legno ricavati da due travi provenienti da una cascina dell’800 ubicata nella vicina campagna, questi a loro volta sono stati abbinati a putrelle di ferro. Il legno è stato sgrossato in segheria e rifinito completamente a mano. Si tratta quindi di un tavolo che racchiude in sé la filosofia del progetto, animato dalla voglia di recuperare non solo gli spazi architettonici, ma anche i materiali della tradizione. Allora, grazie alla sua posizione e dimensione importante, possiamo definire questo elemento di arredamento come mobile-casa che può essere usato tanto per lo studio, quanto per i momenti di condivisione, diventando così il fulcro della vita lavorativa e sociale di tutti i giorni. Il tavolo dialoga con i contenitori della cucina, anch’essi costruiti su misura da un artigiano falegname e rivestiti in quercia americana, mentre le mensole sono in lamiera grezza piegata.
La forte matericità di questo ampio spazio è moderata da oggetti di modernariato e design contemporaneo, nonché grandi quadri d’autore che accompagnano il transito verso la zona relax.
Il recupero della tipografia dimostra che un tale tipo di intervento nella preesistenza non solo è ad appannaggio delle metropoli, ma apre alle tante possibilità presenti su tutto il territorio dell’Arcipelago Italia, come dimostrato anche dalla ricerca dell’architetto Mario Cucinella per il Padiglione Italia alla Biennale dell'architettura di Venezia quest’anno.

Christiane Bürklein

Progetto: Emilio Colombo con gli architetti Arch. Francesca Perrone e Arch. Emiliano Conti
Luogo: Italia
Anno: 2018
Immagini: (c) Gianluca Giordano

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