15-01-2020

Serie Architects: Jameel Arts Centre a Dubai

Serie Architects,

Julien Thomazo, Mohamed Somji, Rory Gardiner,

Dubai,

Architettura e Cultura, Cultural Center,

Il Jameel Arts Centre di Serie Architects entra in contrasto dialogico con lo skyline di Dubai. Una nuova galleria d’arte con 10 spazi espositivi e 7 desert garden sul lungomare si propone come centro per le culture che confluiscono negli Emirati.



Serie Architects: Jameel Arts Centre a Dubai

Lo studio inglese Serie Architects, guidato da Christopher Lee, completa la realizzazione del già celebre Jameel Arts Centre a Dubai, dopo la vittoria di un concorso a inviti nel 2014. Affacciato sul Dubai Creek, un canale di 14 km attorno a cui si è sviluppata tutta l’area urbana della capitale di uno dei 7 emirati, il Jameel Arts Centre segue in pianta la linea della costa, abbracciando simbolicamente la terra in cui sorge. Questo canale nel Golfo Persico, usato come porto naturale in passato, è ancora un’importante via di comunicazione percorsa da imbarcazioni per il trasporto urbano.
Al centro dell’attenzione mondiale in vista dell’Expo del 2020, Dubai potrebbe essere definita oggi la città dei primati. Operativa da circa 5 anni, la sua metropolitana è la prima in tutta la penisola araba; in termini demografici, la popolazione di Dubai è solo per il 20% locale e per il restante 80% proveniente da altri paesi, come India, Pakistan e Bangladesh. L’hotel Burj al-Arab è la struttura alberghiera più lussuosa al mondo, con addirittura 7 stelle, mentre il Burj Khalifa è ancora oggi il grattacielo più alto del pianeta. Questa propensione alla grandezza, intesa in molti sensi, pare spingere questo emirato a nuovi traguardi ogni anno che passa. Risale al novembre 2018 l’inaugurazione del Jameel Arts Center e anche quest’opera ha già un paio di evidenze: è la prima biblioteca d'arte degli Emirati Arabi e la prima biblioteca pubblica di Dubai.
Un’architettura scomposta in più parti e protesa verso l’acqua mostra con la forza del suo rivestimento metallico bianco e brillante una dichiarazione d’intenti: essere un centro culturale con uno sguardo ad ampio raggio sul mondo e su nuovi possibili pubblici, anche culturalmente molto distinti. Prendere atto della componente multiculturale e multietnica della città è stato infatti di vitale importanza, come afferma Antonia Carver, la direttrice di Art Jameel, l'organizzazione indipendente che sostiene l'arte, l'educazione e il patrimonio in Medio Oriente, e che ha fortemente voluto il progetto del Jameel Arts Center. Il che ha spinto gli architetti di Serie a sviluppare un progetto che avesse da un lato una spiccata vocazione all’apertura, al dialogo, alla condivisione con la città stessa e dall’altro un profondo legame con l’architettura locale più storica.
Per un verso infatti, come sottolineano i progettisti, l’ispirazione per la definizione spaziale è stata quella delle case arabe della tradizione Sha’abi (del popolo) all’interno della medina, composte da una serie di ambienti organizzati intorno a un cortile, dal quale traevano luce ed aria. La pianta del Jameel Arts Centre evidenzia l’alternanza di spazi coperti e spazi aperti adibiti a giardini, dove la relazione è stabilita da grandi vetrate a tutta altezza. Le candide pareti delle sale espositive sono continuamente intervallate da scorci sulla natura più vicina, quella dei giardini, e su quella lontana del canale, creando diversi livelli nei processi di contemplazione del visitatore.
Per un altro verso e perseguendo comunque questa filosofia della stratificazione, la white box propria della galleria d’arte, a cui il centro si ispira, presenta 10 ambienti, 10 gallerie d’arte di dimensioni diverse con grandi affacci diretti sul lungomare di Al Jaddaf, sulla nuova Dubai e sulle tipiche torri del suo skyline.
Il confronto che ne deriva è destabilizzante e quasi provocatorio, perché il Jameel Arts Centre non sembra aver nulla a che spartire con tutto ciò che gli sta intorno. Lo scopo è riaffermare un’idea di comunità che si raccoglie intorno allo spazio pubblico e culturale, che ricerca le radici storiche proprio mentre propone un’idea innovativa di società. Un viaggio nella memoria che può essere percorso anche attraverso i 7 desert garden: un progetto della famosa paesaggista di origini svizzere Anouk Vogel, che ha voluto inserire 33 specie di piante provenienti da zone di tutto il mondo, per riflettere così specifici biomi desertici locali e globali. Tra queste, piante in via di estinzione che avevano perduto il proprio habitat e che sono state salvate ognuna da siti contrassegnati per la distruzione, come un arbusto di sesamo di età compresa tra 220 e 300 anni. “Le piante crescono secondo i confini geologici e climatologici, non politici. Disegnando connessioni in tutto il mondo, i singoli giardini sono ispirati ai principali deserti del pianeta”, commenta la paesaggista.
Ammirando la struttura dall’esterno invece, essa è interamente circoscritta da un colonnato allo scopo di stabilire un’interfaccia tra gli ambienti privati della galleria e il lungomare, invitando così i passanti ad entrare. Le grandi vetrate si stagliano su una struttura in cemento rivestita in alluminio semiriflettente, rigorosa ma dotata di una pelle dinamica che risponde ai cambiamenti climatici. Si intravedono i cortili interni ombreggiati dai volumi stessi, la cui posizione sfalsata favorisce la ventilazione.

Mara Corradi

Architects: Serie Architects
Client: Art Jameel
Location: Dubai, EAU
Area: 10000 sqm
Competition: 2014
Completion of work: 2018
Photographs: © Mohamed Somji (13-18), Rory Gardiner (01-12)

www.serie.co.uk/
www.artjameel.org
www.anoukvogel.nl/


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