28-04-2021

MSO – PLAY/PAUSE di Jean Verville: unire teatro e architettura residenziale

Jean Verville architectes,

Félix Michaud,

Montréal, Canada,

Ville, Residenze,

Jean Verville è un architetto canadese che nel suo ultimo lavoro, chiamato "MSO – PLAY/PAUSE", ha studiato l'intersezione tra architettura, teatro e gioco, andando a creare un'opera ibrida che unisce la residenza alla scenografia teatrale, cercando, attraverso le linee costruttive, le luci, le cromie e le ombre, di "liberare gli spazi dalla loro realtà". L'intero progetto, dallo stile sobrio e austero, è stato documentato in una performance teatrale-fotografica curata dai proprietari, la coppia di attori Mani Soleymanlou e Sophie Cadieux, assieme all'architetto e al fotografo Félix Michaud.



MSO – PLAY/PAUSE di Jean Verville: unire teatro e architettura residenziale

Jean Verville è il fondatore dell'omonimo studio d'architettura canadese con sede a Montréal, dove "invita al gioco, allo humour e all'autoironia nell'attività professionale". Tra le particolarità dei suoi progetti emerge MSO, un ibrido che unisce la necessità residenziale e quella artistico-creativa di una coppia di attori e designer: Sophie Cadieux e Mani Soleymanlou.

Il processo progettuale ha coinvolto i committenti in maniera profonda, i quali hanno contribuito a rendere l'output unico e particolare, mediando le competenze architettoniche di Jean Verville, quelle scenografiche e le loro improvvisazionali teatrali, rendendo così il risultato finale intrinsecamente collaborativo. MSO – PLAY/PAUSE è quindi una messa in scena stravagante ed eterea, suddivisa su tre piani per un totale di 147 metri quadrati con tanto di studio, spazi scenografici e zona abitativa. Gli interni sono caratterizzati dal colore grigio e dal bianco, nonché da una matericità geometrica ed estremamente diversificata: i mattoni dei muri portanti sono stati riportati alla vista e interamente pitturati, così come le travi strutturali con profilo ad H. Le separazioni interne sono invece intonacate, le pareti giocano con i pieni e i vuoti, restituendo in questo modo un'idea decostruita degli interni, in parte simile a un disegno di Escher. Ad aumentare il potenziale scenico del design si trovano, inoltre, una serie di reticolati di diverse forme, i quali chiudono determinati passaggi, lasciandoli al tempo stesso aperti. L'illuminazione è poi stata studiata in modo da intersecarsi con queste reti, andando a tracciare sulle superfici dei disegni drammatici, ma sempre cangianti, in funzione delle condizioni dell’illuminazione.

Come racconta Jean Verville in una nota stampa:"esplora un mondo in cui architettura, teatralità e giocosità si uniscono per ideare una proposta ibrida, dove le percezioni sensoriali sono spinte a trasgredire i limiti della tridimensionalità e dove gli spazi di vita sembrano liberati dalla loro realtà".

Mirando a una convivenza efficace tra la vita domestica e le attività professionali, un'adeguato livello di privacy è stato raggiunto utilizzando la verticalità dell'abitazione. Da un punto di vista funzionale, per ridurre al minimo le alterazioni all'edificio preesistente, come auspicato dallo stesso da Jean Verville, sono state selettivamente sottratte delle superfici pavimentate, liberando così lo spazio necessario al raggiungimento della verticalità. Sui tre piani ufficiali di MSO – PLAY/PAUSE infatti si susseguono la bellezza di dieci piattaforme multifunzionali: "dieci pause sceniche determinano una nuova organizzazione dello spazio. La struttura metallica, con superfici e pareti in acciaio traforato, si contrappone ad una serie di spazi chiusi e piani sopraelevati - a volte una piccola scena, a volte una seduta - per disegnare dei limiti fluidi che privatizzano gli spazi creando al contempo una porosità visiva". Solo lo spazio centrale resta a tutta altezza, dodici metri di vuoto lineare che "abolisce la gerarchia d'origine in una segmentazione dinamica mentre la monocromia dei toni del greige unisce il tutto in un'entità monolitica".

L'intero progetto è stato infine documentato fotograficamente in maniera non convenzionale, grazie alla collaborazione tra l'architetto, la coppia di attori e il fotografo Félix Michaud. Di fronte alla lente, l'architetto e i clienti hanno realizzato una serie di performance corporali, esercizi d'improvvisazione per veicolare un'emozione, un umore. Gli scatti multipli sono poi stati manipolati digitalmente da Jean Verville per produrre immagini che sollevassero interrogativi sulla banalità illusoria dell'abitabilità, nonché in merito a come questa possa essere stressata e deformata, pur comunque rimanendo all'interno di un'architettura accogliente e ispiratrice.

Come ha raccontato Sophie Cadieux al termine del progetto: "Ad ogni istante si scopre qualcosa di nuovo, un nuovo taglio, una nuova linea. È un dono immenso".

Francesco Cibati

Studio: Jean Verville architectes
Location: Montréal, Canada
Year of construction: 2020
Use: Creation and living space

Number of floors: 3
Area: 147 m2

The house
Levels: 3
Area: 115m2

The studio
Level: 1
Area: 32m2

Team:
Jean Verville (lead architect)
Mani Soleymanlou and Sophie Cadieux (actors, playwriters, and directors)
Tania Paula Garza Rico, architect (studio director)
France Goneau (artistic advisor)
Rémi St-Pierre (technical director)
Samuel Landry
Camille Asselin
Alexandre Meloche
Clara Tardif
Alex Lamontagne
Bahia Burias

Costumes: Elen Ewing

Images: special collaboration Studio Jean Verville Architectes + Félix Michaud, photograph


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