28-02-2020

Casa di Confine di Simone Subissati

Simone Subissati Architects,

Paolo Semprucci, Roberto Piccinni, Alessandro Magi Galluzzi, Rossano Ronci,

Ancona, Italia,

Ville, Cascina,

Legno, Metallo,

La Casa di Confine di Simone Subissati si erge, fiera, sulle colline marchigiane nella provincia di Ancona in Italia. Si tratta di una residenza privata che ricalca, nella suddivisione degli spazi, le antiche case rurali della zona, cercando invece sul piano estetico dei collegamenti con le avanguardie radicali italiane degli anni Sessanta e Settanta. Il progetto è stato raccontato con un breve documentario dalla regista Federica Biondi.



Casa di Confine di Simone Subissati

Lussureggianti campi di grano dorato circondano la Casa di Confine, una residenza privata progettata e costruita da Simone Subissati Architects a Polverigi, nelle colline marchigiane vicino ad Ancona in Italia. La casa sorge su un dolce crinale che guarda, da un lato, verso la città, e dall'altro verso le campagne. L'idea è stata quella di creare un edificio in cui l'ambiente circostante attraversasse la residenza, e gli spazi ricreassero un’apertura costante verso l'esterno, facendo diventare il progetto un’indagine sul concetto di confine. Non un'imposizione sull'ambiente quindi, ma una ricerca di nuove forme permeabili nello spazio e nel tempo della campagna coltivata.

Allievo di Remo Buti e Gianni Pettena, esponenti del movimento radicale italiano degli anni Sessanta e Settanta, Simone Subissati ha dato alla Casa di Confine forme pulite, nitide e originali. Il suo proposito: unire l'arrangiamento degli spazi tipico delle case rurali marchigiane con la sperimentazione radicale tramandatagli dai suoi maestri. Il risultato del lavoro di Subissati, come da sua volontà, è quindi fortemente iconico, ponendosi chiaramente allo spettatore come una concettualizzazione contemporanea del rustico contadino.

Per chi conosce la struttura dei rustici nelle campagne italiane è impossibile non notare, nascosta sotto la forte impronta contemporanea, la tipica “porta morta” che attraversa la casa da parte a parte. Un tempo questa apertura serviva come passaggio coperto per i contadini che dalla strada principale andavano a verso i campi. Oggi la “porta morta” della Casa di Confine serve a connettere il vialetto d'ingresso, che entra nella proprietà dalla strada provinciale, con la piscina posta sul retro e orientata in modo ortogonale rispetto alla forma dell’edificio. Dalla piscina, volendo, ci si può inoltrare nei campi che iniziano pochi metri più in là, percorrendo la stessa strada che un tempo portava i braccianti verso il lavoro, e sulla quale oggi, invece, si passeggia per il solo piacere di godersi la natura.

Anche le proporzioni esterne della casa richiamano la classica casa rustica di campagna. Casa di Confine infatti ha una forma allungata, divisa su due piani e coperta da un tetto a doppia falda. La struttura è suddivisa dalla “porta morta” in ala destra e sinistra, richiamando ulteriormente al rustico, nel quale le due erano preposte a stalla e fienile da un lato e abitazione dall'altro.

Racconta l'architetto: "Sono sempre stato affascinato dalle case rurali dei miei nonni e parenti nelle campagne marchigiane, caratterizzate da una semplicità schietta, una vera essenzialità che è molto, molto diversa dalla poetica trendy del minimalismo contemporaneo. Quelle erano case che si potevano attraversare stanza dopo stanza, con le aree dedicate al lavoro poste al piano terra, connesse e aperte ai campi su entrambi i lati."

L'ispirazione di Simone Subissati è tutta concettuale, del rustico riprende solo l'idea, e per questo non richiede che i materiali siano quelli classicamente usati nella costruzione delle case di campagna. La struttura dell'edificio è contemporanea, realizzata interamente in metallo, eccetto il volume al primo piano, che ospita l'open space, fatto in legno laminato e rivestito con fogli di metallo micro-perforato. La parte restante del piano superiore è rifinita con un intonaco autopulente. I pavimenti al piano terra sono di tipo industriale, mentre al piano superiore si trovano assi di frassino massiccio verniciato e trattato appositamente per le zone esposte agli agenti atmosferici. Anche l'arredo in frassino massiccio è stato interamente progettato dall'architetto affinché fosse "al contempo eterno e aperto verso il futuro".

Sul piano ecologico e dell'efficienza energetica, Casa di Confine risponde a tutti gli standard bioclimatici, utilizzando l'effetto ciminiera e la cross ventilation per avere guadagno termico in inverno e un sistema di areazione e raffrescamento naturale d'estate. È presente anche un sistema di raccolta dell'acqua piovana.

Il progetto di Simone Subissati è stato ritratto in un video intitolato Rustico, girato da Federica Biondi. Si tratta di uno storytelling visivo che racconta la ricerca di un senso di apertura e distensione, che riporti i concetti di comfort e lusso nello spettro dell'attenzione ambientale e dell'essenzialità. Rustico è da intendere proprio così: non come vernacolare o rurale, ma come sinonimo di essenzialità, assenza di fronzoli ed eccessi. Come Casa di Confine.

Francesco Cibati

Name of the project: Casa di Confine
Location: Polverigi, Ancona, Marche, Italy
Architect and interior designer: Simone Subissati Architects
Project design team: architect Simone Subissati, architect Alice Cerigioni
Client: private (Doctor Carlo Zingaro)
Structural and mechanical engineers: Domenico Lamura, Matteo Virgulti
Main contractor: Montagna costruzioni
Parcel size: 4.337 square meters
Built area: 350 square meters
Dimensions: 33 meters x 8,4 meters
Photographers: Alessandro Magi Galluzzi, Roberto Piccinni, Rossano Ronci, Paolo Semprucci
Director of the short film: Federica Biondi


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