11-11-2020

OPEN Architecture: Pingshan Performing Arts Center

Open Architecture,

Zeng Tianpei, Jonathan Leijonhufvud,

Shenzhen, Cina,

Art Center,

Situato a nord-est di Shenzhen, Pingshan ha formato nel 2009 un nuovo distretto con un’area di 168 chilometri quadrati, che è stato completamente privo di istituzioni teatrali fino al 2019. In quell’anno è sorto il Pingshan Performing Arts Center, in un edificio progettato dallo studio cinese OPEN Architecture a seguito della vittoria in un concorso.



OPEN Architecture: Pingshan Performing Arts Center

Geometrico nella forma, ma ricco di esperienze spaziali. Questo lo slogan che accompagna il nuovo Pingshan Performing Arts Center, progettato da OPEN Architecture. A seguito della vittoria di un concorso, lo studio cinese firma il primo teatro costruito a Pingshan, distretto recentemente istituito nella prefettura di Shenzhen.
Quella del nuovo centro teatrale non è una forma eclatante, anzi a noi che ne vediamo a distanza pure immagini potrebbe sembrare addirittura banale. Da qui nasce la prima riflessione che ci spinge ad approfondire il progetto. Prima di tutto, la carriera dei coniugi Li Hu e Huang Wenjing, fondatori di OPEN architecture, fa supporre che, dietro le apparenze, si nasconda una ricerca profonda sul rapporto tra edificio e città. Non molto tempo fa abbiamo pubblicato il TANK Shanghai, un centro per le arti ambientato all’interno di una serie di cisterne di stoccaggio del carburante un tempo utilizzato dall’aeroporto di Shanghai. L’occasione ha permesso di tramutare un sito industriale in un parco urbano che riqualifichi anche il lungofiume. Un progetto di straordinaria portata che offre slancio a un’area in forte sviluppo come quella del West Bund, sulla sponda del fiume Huangpu. La commistione tra funzioni a livello architettonico e urbanistico, utilizzando la mediazione del verde, era già in nuce nel progetto del Geuha Youth and Cultural Center di Qinhuangdao, il centro multiculturale per giovani a Beidaihe, dove la pianta circolare e il rapporto diretto tra gli spazi e il giardino centrale, che diventa anche scenografia per il teatro, tendono a favorire lo scambio e l’interazione tra le persone nelle diverse attività.
Come una ricca eredità, queste riflessioni si trasferiscono oggi nel Pingshan Performing Arts Center, in cui il punto di partenza è il rifiuto di un’architettura di facciata, che esprima quindi esclusivamente un richiamo visivo e orientativo per la città, in favore di un’architettura di integrazione. Il volume mette da parte la funzione autocelebrativa per diventare interfaccia tra i propri contenuti e il quartiere in cui trova sede.
Lo scopo quindi non è più che il teatro, come edificio pubblico con funzione comunitaria, diventi un landmark, un’emergenza visiva nel contesto urbano, ma che al contrario la città prenda possesso dell’edificio, che le esigenze sociali e culturali delle persone entrino a far parte del programma del centro, modificandone l’estetica, la forma, la composizione. Un principio in linea con il concetto dei musei diffusi, che portano cultura laddove non soltanto mancano spazi di scambio, ma anche dove, seppur presenti, questi spazi non sono condivisi negli intenti dalla popolazione.
Ricordo in tal senso un’intervista che Shigeru Ban rilasciò a Floornature qualche anno fa in cui raccontò dell’ispirazione che portò alla concezione dell’Oita Prefectural Art Museum in contrasto con l’idea di museo come “scatola chiusa”. Ban sottolineava la scarsa affezione delle persone, soprattutto di quelle lontane dai grandi centri di cultura, verso l’istituzione museale, fondata sull’idea che fossero macchine drenanti le risorse pubbliche e prive di un’azione incisiva sulle loro vite. L’architetto giapponese propose una facciata composta da schermi mobili e trasparenti che consentono alla gente di entrare anche casualmente o suggeriscono le attività presenti all’interno.
OPEN architecture si spinge oltre e, per questo nuovo distretto privo di punti di riferimento culturali, sviluppa un edificio che a distanza appare monolitico e sobrio, ma da vicino è il risultato della combinazione di diversi livelli e zone filtro tra l’ambiente principale, l’auditorium, e la via. Prima di tutto la struttura si sviluppa lungo un percorso circolare che dalla strada, trasformata in piazza piantumata, sale lungo una scalinata scoperta che costeggia l’edificio sul lato sud, lambisce il nucleo di scena, sale nuovamente fino al tetto giardino, per poi ridiscendere sul lato opposto. Si potrebbe dire un cammino di esplorazione in cui il godimento culturale si innesta su quello derivante dal contatto con le piante e viceversa, al punto che la passeggiata nel verde completa l’esperienza della performance vissuta all’interno. Come contraltare il grande corpo della sala teatrale da 1200 sedute, riconoscibile anche all’esterno per il rivestimento di pannelli di legno color rosso scuro, passa oltre la copertura, facendo da quinta al giardino pensile. All’esterno, l’architettura sembra quasi ridurre la propria impronta volumetrica per lasciare spazio alla piazza tutt’intorno: circondato dalla strada, nasce così un nuovo spazio pubblico in cui OPEN architecture inserisce nella sistemazione del verde fontane, cascatelle, spazi per ballare all’aperto, boschetti e aiuole. Quindi il progetto arretra alternativamente le facciate, creando punti di ingresso di fronte a piccole piazze e, in questo modo, offrendo punti di vista diversi sulla macchina teatrale. La sensazione è di poterne vivere un’esperienza nuova a seconda del punto da cui si accede e da cui si comincia il percorso. Con le luci della notte, da una certa distanza, emerge con più enfasi la sovrapposizione di piani e livelli che lascia intuire la frenetica attività che si cela all’interno.
Perché il teatro entrasse a far parte dei servizi di interesse della gente, i progettisti hanno convinto la committenza che era necessario attuare quella trasformazione che il museo e in generale i centri culturali hanno vissuto nelle città occidentali negli ultimi 20 anni. Il teatro ha accolto nei suoi spazi programmi educativi in aule e sale prove oltre a spazi per il teatro informale all’aperto, un ristorante e un bar. Afferma lo studio OPEN architecture: “Allontanandosi dalla tipologia tipica del landmark culturale monofunzione, l'edificio diventa non solo molto più sostenibile nella gestione quotidiana ma rappresenta anche un nuovo esempio di inclusività sociale per gli edifici pubblici . Questo nuovo hub culturale offre anche al pubblico che non va a teatro uno spazio urbano insolito e straordinario". Lasciando sfumare il confine tra la città e l’architettura, il centro culturale si svela passo per passo e nella circolazione attorno al suo volume, in cui una molteplicità cromatica e spaziale trasferisce l’idea della molteplicità funzionale. Il tetto piantumato riduce notevolmente il carico termico dell'edificio. La facciata è una risposta alla necessità di mitigazione degli effetti del clima locale: il rivestimento esterno è costituito da lamelle di alluminio, che proteggono l'edificio dall'esposizione al sole grazie a una studiata sezione a V e alle perforazioni distribuite sull’intera estensione per disperdere il calore e migliorare la ventilazione superficiale. Si va a spezzare così la nozione convenzionale di teatro come tipologia di edificio ad alto consumo di energia e basso impatto sulle vite della gente comune.

Mara Corradi

Architects: OPEN Architecture http://www.openarch.com/
Principals in Charge: Li Hu, Huang Wenjing
Project Team: Ye Qing (Project Architect), Zhou Tingting (Project Architect), Zhang Hanyang, Han Ruyi, Xing Shu, Luo Ren, Andrea Antonucci, Sun Xinying, Zhang Chang, Jia Han, Sabrina Wu, Zhang Hao, Cynthia Yurou Cui, Angela Nodari
Local Design Institute: Shenzhen Aube Engineering Design Consultant Co., Ltd
Curtain Wall Consultant: Schmidlin Façade Consultancy
Theater Consultant: JH Theatre Architecture Design Consulting Company
Stage Equipment Consultant: Zhejiang Dafeng Architecture and Decoration Co., Ltd
Lighting Consultant: United Artists Lighting Design Consultants
Location: Shenzhen, China
Design Year: 2013-2019
Completion: 2019
Client: Pingshan Dist. Government, Shenzhen
Project Management: China Merchants Property Development Co. Ltd
Program: 1200-seat theater, 260-seat black box theater, dance studio, instrument and choral rehearsal rooms, café and restaurant
Building Area: 23,542 sqm
Site Area: 14,302 sqm
Photographs: © Zeng Tianpei (01-05, 17-18-19), © Jonathan Leijonhufvud (06-16, 20-21)


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