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Frei Otto


Biografia

Architetto tedesco, Frei Otto (1925-2015) cresce in una famiglia di scultori, imparando il lavoro di scalpellino e interessandosi al modellismo e al volo a vela. Pilota in periodo di guerra, viene catturato in Francia nel 1945. Durante la prigionia dirige una squadra di costruzione edile e manutenzione.

Studia alla Technische Universität di Berlino tra il 1948 e il 1952. Durante un viaggio in USA conosce Eero Sarinen e l’ingegnere Fred Severud che stavano allestendo la copertura sospesa dell’arena di Raleigh. “Da quel momento la ricerca e la realizzazione di opere con struttura leggera diventano il tema principale della sua riflessione” (Drieschner), tanto che la sua tesi di laurea (1954) riguarda il tetto sospeso.

Fondamentale anche l'incontro con le opere di Frank Lloyd Wright, Eero Saarinen e Mies van der Rohe. Nel 1957 fonda a Berlino un laboratorio per le costruzioni leggere (in seguito divenuto Istituto-IL presso il Politecnico di Stoccarda), dove inizia anche un’attività didattica che continua per trent’anni (è anche visiting professor al MIT).

Celebre per le sue coperture e tensostrutture, “settori nei quali è considerato la massima autorità scientifica e la personalità artisticamente più rilevante della scena internazionale” (Baldoni), Frei Otto fin dai primi anni Sessanta ha svolto una fondamentale ricerca scientifica nei campi delle costruzioni naturali e della bioecologia.

La ricerca e la conseguente sperimentazione in laboratorio lo portano a molti studi teorici, pubblicazioni e anche a “visioni utopiche (sulla linea di altri grandi strutturisti come Wachsmann e Fuller) con idee per la copertura di porti, città e intere regioni, l’attività professionale di progettista e consulente strutturale, dalla scala del mobile a quella delle grandi strutture”.

Dal 1957 al 1963 realizza padiglioni per le Esposizioni floreali di Kassel, Colonia e Amburgo. Nella sua costante esplorazione delle possibilità costruttive e formali, queste opere diventano punti di riferimento e di studio per il settore.
In seguito, progetta la copertura del teatro di Wunsiedel (1963); il padiglione della Repubblica federale tedesca all’Expo di Montreal (1967) e soprattutto le coperture degli impianti per le Olimpiadi a Monaco di Baviera (1972, con Günter Behnisch) che lo consacrano a livello di critica internazionale.

"La copertura trasparente di oltre 60 mila mq. in fogli traslucidi di plexiglas è diventata presto, oltre che un vero e proprio emblema della capitale bavarese, soprattutto la metafora di una Germania democratica e desiderosa di riscattarsi dal peso di un passato non troppo lontano" (A, Ferraro, Domus).

Con i padiglioni della Mostra Floreale di Mannheim (1975) “di una semplicità costruttiva stupefacente, ma al tempo stesso con una configurazione fortemente persuasiva”, Otto realizza le sue celebri “opere biomorfe”, molte delle quali sono ramificazioni verso l’alto, atte ad alleggerire i carichi delle diverse coperture.

Esemplificative di una visione progettuale che integra funzionalità ed estetica, queste opere ancora oggi trasmettono un'estrema modernità per l'insieme di fattori che le costituiscono, quali leggerezza, mobilità, semplicità, economicità, basso impatto ambientale.
In un dialogo costante che rispetta tutte le componenti del progetto (l'ambiente, il vuoto, il costruito e l'esistente), le sue opere mantengono inalterato "il fascino dell’improvvisazione e la poesia che cresce dai più semplici e minimalisti mezzi tecnici” (R. Krier), senza mai imporre la loro presenza nel paesaggio.

Nelle sue teorie, Otto afferma inoltre che “l’uomo e la sua tecnica possono essere parti inseparabili della natura” e conia l’espressione “struttura portante naturale”, per esprimere il fatto che “per ogni progetto esiste solo una soluzione costruttiva minima, che dev’essere al tempo stesso adeguata dal punto di vista estetico”.

Il 10 marzo 2015, gli è stato assegnato il Premio Pritzker 2015, un giorno dopo la sua scomparsa, riconoscendogli "idee visionarie, lo spirito curioso, la fede nella condivisione delle conoscenze e delle invenzioni e il modo di utilizzare con attenzione e parsimonia le risorse".
Altri riconoscimenti importanti sono stati il Premio Wolf per le Arti 1996, la Royal Gold Medal 2005 e il Praemium Imperiale per l’architettura nel 2006.

Tra i volumi dedicati alla sua opera si segnala Frei Otto. Das Gesamtwerk. Leicht bauen - Natürlich gestalten, a cura di W.N. Birkhäuser, Basel, 2005.
 
Frei Otto opere e progetti famosi
 
- Progetto di ricostruzione della stazione centrale (con C. Ingenhoven), Stoccarda (Germania), 2000
- Padiglione giapponese per l’Expo 2000 (con S. Ban), Hannover (Germania), 2000
- Ampliamento della fabbrica di mobili Wilkhahn, Bad Münder (Germania), 1989
- Tuwaiq Palace (con B. Happold), Riyad (Arabia Saudita), 1985
- Casa-albero ecologica all’Esposizione Internazionale di Architettura, Berlino (Germania), 1984
- Palazzo dello Sport - Università Aziz, Gedda (Arabia Saudita), 1981
- Club diplomatico, Riyad (Arabia Saudita), 1980
- Voliera (con J. Gribl), Hellabrunn, Monaco di Baviera (Germania), 1980
- Sala polifunzionale (con C. Mutschler), Mannheim (Germania), 1975
- Progetto per il teatro all’aperto, Scarborough (Gran Bretagna), 1974
- Copertura dell’area sportiva delle Olimpiadi (con G. Behnisch), Monaco di Baviera (Germania), 1972
- Teatro trasformabile e all’aperto, Bad Hersfeld (Germania), 1968
- Albergo e centro per conferenze (con R. Gutbrod), La Mecca (Arabia Saudita), 1974
- Padiglione della Repubblica Fed. Tedesca (con R. Gutbrod) all’Expo di Montreal (Canada), 1967
- Padiglioni e tende per le Esposizioni floreali di Kassel, Colonia, Amburgo (Germania), 1955-1963

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