19-10-2021

RINASCITE

BIG – Bjarke Ingels Group, X-Architects, James Corner Field Operations,

Emirati Arabi, Copenhagen, Danimarca, Peccioli (PI), Italy, New York, USA,

Termovalorizzatori,

waste-to-energy, landfills, waste,

C’erano già polemiche per la discarica e io pensai: Benissimo, l’arte contemporanea fa discutere, aggiungiamo polemica a polemica”, affermò Renzo Macelloni, sindaco di Peccioli



<strong>RINASCITE</strong>
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Una nota coppia di artisti inglesi, Tim Noble e Sue Webster, che ha esposto i propri lavori e le proprie istallazioni in prestigiosi spazi pubblici ed istituzioni famose nel mondo, ha catturato più di una volta l’attenzione del pubblico con una serie di iconiche ‘sculture d'ombra’, retro-proiezioni che conferiscono nuova vita e significato, con connotati sorprendentemente mutati, a cumuli di rottami, pile di oggetti ordinari, svariati materiali e scarti in disuso, ammucchiati uno accanto all’altro in modo apparentemente caotico e disordinato. Quando la luce colpisce questi ammassi informi, raccolti confusamente in primo piano, su uno sfondo appositamente predisposto si delineano immagini precise che la nostra vista non è altrimenti in grado di individuare o riconoscere. Raffinate rappresentazioni figurative, pieni d’ombra, si stagliano inaspettatamente e molto scenograficamente all’interno dell’alone luminoso, alludendo emblematicamente a quella soggettività percettiva che influenza ognuno di noi ad attribuire significati diversi a forme astratte.

Gli accatastamenti di rifiuti si riferiscono con insistenza alla mentalità 'usa e getta' profondamente radicata nella cultura consumistica odierna, a quell'enorme quantità di spazzatura prodotta quotidianamente e abbandonata con altrettanta frequenza e noncuranza, ma il continuo della narrazione, giocando sul contrasto, invita a riflettere sulla possibilità di una rinascita. I due amano spesso soffermarsi sul concetto di duplicità degli opposti, alternando letture binarie che si nutrono delle dualità antitetiche più dibattute nella nostra società, come la contrapposizione per esempio tra alta cultura e anti-cultura, maschio e femmina, artigianato e spazzatura. L’opera d’arte che nasce da prodotti di scarto è quello di cui intendo parlare, quel processo magico, alchemico che riesce a trasformare il brutto in bello, ciò che è stato condannato in qualcosa che ci colpisce per una ritrovata forma espressiva e per una rinnovata capacità di farci sperare in autentiche redenzioni.

È a questo proposito esemplare quello che già molti anni fa, verso la fine degli anni ’90, Peccioli, un piccolo commune, nell’entroterra toscano, ha saputo dimostrare, assumendosi con molto spirito d’intraprendenza e coraggio una responsabilità che il suo circondario rifiutava all’unanimità con ostinato atteggiamento di ostilità. La gestione della discarica nella vicina frazione di Legoli, a cui sei comuni facevano riferimento per lo smaltimento dei propri rifiuti, dimostrava gravi inefficienze facendo seriamente temere per la salubrità dell’ambiente. Questa complessa situazione spingerà l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Renzo Macelloni, a prendere una decisione che non poteva essere rimandata, affrontandola con la competenza di collaborazioni che suggeriranno la realizzazione di un progetto di risanamento ed un impianto di trattamento che aiuteranno iniziative fino a quel momento in Italia considerate inconciliabili con simili contesti. È il 1997 quando con il consenso della cittadinanza viene formalizzato un accordo, la società pubblico-privata Belvedere, divisa tra azioni del comune e dei residenti. La discarica non viene, come normalmente si tende a fare, segregata od occultata ma diviene il campo di crescita di programmi che, nella loro variegata molteplicità, incentiveranno lo sviluppo di un vero e proprio laboratorio di idee e sperimentazioni in costante fermento. Viene attivata una catena di impulsi che, investendo in energie prodotte da fonti di riciclo, tra lo scetticismo di chi si era dimostrato tanto contrario, raggiunge profitti economici insperati, 300 milioni di euro all’anno, che vengono impiegati in ricerca, arte e cultura, alimentando un’attiva compartecipazione e coinvolgimento sociale. L’impianto di trattamento meccanico biologico, periodicamente controllato ed aggiornato, permette di abbinare alla produzione con tecnologia innovativa di biogas, in parte utilizzato per fornire energia elettrica, una ricca agenda di interessanti proposte, appuntamenti, incontri a cielo aperto e sotto le stelle, in grado di provocare un vasto responso di pubblico sia locale che internazionale, rendendo possibile tutelare e valorizzare l’integrità del territorio.

Gigantesche, monolitiche presenze aggrediscono con la forza magnetica e catalizzante delle loro abnormi dimensioni e, nell’atto di emergere dal terreno lungo il tratto perimetrale dell’area, ci appaiono come i probabili guardiani di questo spettacolare futuristico scenario, palcoscenico non delimitato da confini, che ospita concerti di musica classica, eventi teatrali e sfilate di moda, corredato da un anfiteatro, tanto inaspettato quanto seducente. Il potenziale immaginativo dell’arte contemporanea sintetizza e sottolinea simbolicamente la funzione rigenerativa di questo ‘Triangolo Verde’, come abitualmente viene chiamato, con interventi che ripetutamente cadenzano e punteggiano qua e là la superficie, espandendosi e dilagando con la loro impetuosa carica innovativa anche nel circondario. Le note vibranti del coloratissimo muro di contenimento dell’impianto, opera dell’inglese David Tremlett, famoso per i suoi wall drawing sparsi per il mondo, si irradiano raggiungendo il borgo medioevale. E sono veramente tante le importanti istallazioni site-specific di artisti italiani ed internazionali che si susseguono ed attualmente accompagnano, ritmando il percorso lungo i vicoli di Peccioli, questo piccolo ma tanto affascinante paesino, che sta gradualmente conquistando, con la sua volontà di fare e la sua passione per la bellezza, l’emulazione di molti altri centri limitrofi.
  L’innovazione tecnologica è una delle componenti essenziali che, grazie ad un’energia pulita, ha favorito e contribuito al successo di questa bioeconomia redditizia, gestita come operazione partecipativa che promuove arte e cultura a difesa del proprio territorio, come aiuto della collettività e apertura verso il mondo esterno. Questa stessa tecnologia d’avanguardia, che ha reso possibile attivare un’esperienza che si sta imponendo oltre i confini nazionali, dalla discarica invade, seguendo la ramificata proliferazione dell’arte, le vie del borgo con uno dei primi esperimenti di robotica sociale, robot che attivamente si adoperano per assolvere incombenze di tutti i giorni, provvedendo alle necessità di chi si trova in difficoltà. La forza di rinascita di questo propulsore di fermenti che divora tonnellate di immondizia e rigurgita altrettanta energia, contagia con il suo impatto positivo un’intera comunità. Una vicenda di rifiuti genera una storia di audacia e pragmatismo, una storia davvero virtuosa che, attraverso ‘buone pratiche’, scelte che contemplano iniziative sostenibili, sia ecologiche che partecipative, ha arricchito la collettività conferendole benessere e bellezza. Un esempio accolto all’interno del Padiglione Italia durante l’attuale edizione della Biennale Internazionale di Architettura di Venezia come modello esemplare di Comunità Resiliente, per la sua capacità di avere saputo trasformare una minaccia in un’opportunità ed avere saputo riappropriarsi, grazie ad una scelta difficile e molto radicale, di un futuro basato sull’ecosostenibilità.
  Tra questi esempi di ritrovata salubrità, c’è un altro esperimento in corso che ci colpisce per la ricerca di un futuro sano nella vita di una megalopoli. Nel 2030 ci sarà un parco che avremo il piacere di visitare, sarà il più grande da oltre un secolo a New York, tre volte più grande di Central Park ma quello che lo rende più speciale, a parte le dimensioni, è la sua origine, che prende avvio dalla trasformazione di quella che un tempo era la più grande discarica del mondo. Il parco, grazie al design, l'ingegneria e il restauro ecologico enfatizzerà con forti caratteri espressivi, una rinascita all’insegna della sostenibilità ambientale, simboleggiata dalla ripopolazione della fauna e della flora selvatica, una miriade di attività fisiche e ricreative, culturali ed artistiche.Facendo un salto a ritroso nella storia, dopo la seconda guerra mondiale, l'eccesso di combustibili fossili che derivava da rifiuti e materiali inceneriti era divenuto per la città di New York un grave problema, contribuendo all'intollerabile inquinamento dell'aria, a gravi danni ambientali e gravi ripercussioni sulla salute. Già anni prima diversi incentivi avevano previsto una drastica riduzione degli impianti di incenerimento, esercitando  forti pressioni perché tutti si adeguassero ad eseguire l’operazione di smaltimento in modo più corretto. Le due discariche nel Bronx e nel Brooklyn sembravano essere sul punto di avere ormai raggiunto il massimo del loro potenziale di capienza e per questo, il comune fece ricorso all'acquisto di una gigantesca palude a Staten Island. Nacque così nel 1948, tra contrasti e polemiche dei residenti, in una palude di acqua salata dove i bambini nuotavano, Freshkills Landfill, una tra le più grandi strutture artificiali nella storia del mondo, in grado di garantire una soluzione a lungo termine per lo stoccaggio ma che divenne anche un incubo ecologico ed un problema politico scottante.



È nel 2001 che smetterà di accettare i rifiuti e, a seguito di un concorso internazionale, lo studio di architettura del paesaggio, James Corner Field Operations, coadiuvato da esperti che monitorizzano il terreno bonificato, ha iniziato nel 2008 la prima parte di un intervento che prevede un arco temporale di 30 anni, suddiviso in tre fasi. Quattro gigantesche colline, ex cumuli di spazzatura, con torrenti che attraversano il centro del paesaggio, costituiscono la topografia che animerà un'ampia rete di sentieri, corsi d'acqua ricreativi, escursioni naturalistiche di un parco estremamente interconnesso Quello che risulta ancora più incredibile del programma è che “New York”, come sottolinea il New York Times, “abbia rinunciato ad un appezzamento di terreno grande quanto Lower Manhattan a sud della 23a strada e lo abbia lasciato andare senza un ritorno economico”.
Forse un atto pubblico doveroso visto che il progetto, al momento del concepimento, non era propriamente espressione di una vera sostenibilità. La natura sta guarendo lungo questi 2.200 acri della costa occidentale dell'isola chiusi per la prima volta alla spazzatura e quanto sta avvenendo è visibilmente meraviglioso. Sono state introdotte le capre per le loro capacità di ripristino ecologico e si legge che stormi di uccelli stiano animando il rinnovato scenario, con grande quantità di aironi e pipistrelli, mandrie di animali lungo i sentieri e che addirittura la volpe rossa sia stata intercettata dalle telecamere nascoste mentre giocava ai margini dei boschi in aumento. Ed il miracolo non sembra avere raggiunto il suo apice perché la Fondazione Freshkills Park Alliance, organizzazione no-profit che gestisce il parco e lo finanzia, sottolinea che il meglio deve ancora venire. Quando il parco finalmente aprirà, sarà giusto accogliere un monito molto saggio di Robert Sullivan, appassionato autore di testi sull’ambiente definito da New York Times Book Review ‘un Thoreau urbano’. Sullivan ci invita a pensare Freshkills non solo nei giusti termini dell’inimmaginabile miracolo di sostenibilità che è stato operato ma di “ vederlo anche come un promemoria di ciò che consuma la città: quelle montagne sono fatte della nostra spazzatura. E dobbiamo ricordare cosa significa che la crescita delle colline si è fermata”.

C'è un’altra situazione interessante che vede due interventi uniti nello sforzo di riabilitare un'ecosistema danneggiato: il primo inizia nel 2005 e si sforza di ripulire e curare da sostanze chimiche tossiche un’antica concatenazione di zone umide lungo la costa del Golfo Persico dell’Emirato, divenuta una discarica di acque reflue e rifiuti, mentre il secondo è un gesto che l’architettura elargisce quando, dopo anni di appassionata dedizione, l’intera area è stata sanata e l’originario selvaggio, affascinante contesto primigenio ripristinato. Oltre 35.000 alberi sono stati piantati e 350 specie diverse di uccelli sono ritornati, senza considerare una zona appositamente studiata per dare accoglienza a più di 30.000 uccelli migranti, durante il loro passaggio. In questa cornice di autentica, sensibile preservazione, si inserisce l’intervento di architetti altrettanto rispettosi, che cercano di trovare un compromesso tra la necessità di fare conoscere urgenti responsabilità ecologiche, educando ad un futuro di maggiore responsabilità, e la sincera preoccupazione di mantenere l’ospite invisibile osservatore, estraneo ad ogni possibile azione di disturbo. È così che nasce Wasit Wetland Center, inaugurato nel 2015, in armoniosa sintonia con questa preziosa Riserva Naturale ed il suo ecosistema. Un terreno variegato che, estendendosi tra dune di sabbia, lagune salate o bacini d’acqua dolce, garantisce cibo e sopravvivenza ad una ricca fauna e flora selvatica e per tutelarne l’ecosistema.



Artefice del design e di un masterplan in compartecipazione è il gruppo X-Architects di Dubai. Semplicità e rispetto improntano un linguaggio che, sfruttando la topografia naturale, si esprime attraverso tre snelli parallelepipedi, come idiomi estremamente minimalisti. Una delle lunghe stecche, sprofondata tra le dune di sabbia, suggerisce un’ininterrotta e discreta vetrata, leggermente inclinata, che consente ai visitatori di ammirare, senza riflessi e senza fare percepire la loro presenza, gli uccelli indisturbati nel loro habitat. Si completa e si interseca con gli altri elementi lineari formando un interessante gioco di apparenti nervature che corrono, irradiandosi lungo una superficie di 200.000m2. L’ambito riconoscimento da parte dell'Aga Khan Award for Architecture nel 2019 sottolineerà l’eccellenza architettonica ed il profondo impegno ecologico di questo progetto collaborativo, e sarà la prima volta che un lavoro realizzato negli Emirati Arabi Uniti riceverà questo prestigioso onore.
  Mi piace concludere dedicando il finale, alla Danimarca e alla sua ‘capitale verde’, Copenhagen, che, parlando di modi costruttivi per adattarsi e trasformarsi a fronte delle sfide epocali che si prospettano a causa degli effetti del cambiamento climatico, meritano sicuramente la dovuta considerazione per come da anni si attivano, nel tentativo di rispondere ed adeguarsi positivamente, diciamo in modo resiliente, alla crisi climatica e agli scenari ambientali in costante mutamentoUna decina di anni fa Bjarke Ingels vinceva un concorso internazionale, proponendo l’idea di adattare a piste sciistiche le pendenze del tetto di un nuovo termovalorizzatore, CopenHill, a 5 km dalla città. Il lavoro di sofisticata ingegneria, condotto da una equipe multidisciplinare di esperti, ha reso possibile che una struttura, considerata normalmente inquinante, svolgesse un’azione di smaltimento pulita e potesse vedere sorgere sulla sua sommità alberi e cespugli, sentieri escursionistici, angoli dedicati al gioco e al fitness, pareti da arrampicata, un autentico naturale, lussureggiante e robusto parco ricreativo urbano oltre alla pista da sci di oltre 500 metri

Un generoso ‘dono verde' che renderà radicalmente più verde l'adiacente area industriale. Copenhill diventa la casa per uccelli, api, farfalle e fiori, creando una vibrante tasca verde e formando un ecosistema urbano completamente nuovo per la città di Copenhagen”, afferma  Rasmus Astrup, partner di SLA, appassionato laboratorio di interventi di landscape, che si prefiggono di trovare una mediazione tra natura ed architettura. Il gruppo ha collaborato al progetto, riuscendo a risolvere sfide impegnative e raggiungendo questo risultato molto ammirato ed apprezzato.
 
 Virginia Cucchi

Crediti: 
Cover:  Peccioli, Fondazione Peccioli Arte, http://www.fondarte.peccioli.net/
01-03: Tim Noble & Sue Webster, Flickr, CC, foto di Lux & Jourik : http://www.timnobleandsuewebster.com/
04-13: Peccioli, Fondazione Peccioli Arte & Belvedere Spa: https://belvedere.peccioli.net/ | http://www.fondarte.peccioli.net/
14: Freshkills Landfill, Staten Island, New York, foto di Staten Island Museum Archives
15-18: Freshkills Landfill, Staten Island, New York, Flickr, CC, foto di James Dunham : https://freshkillspark.org/
19-29: Wasit Wetland Center, UAE, X Architects, Aga Khan Cemal Emden & Nelson Garrido : https://x-architects.com/
30-37: Copenhill, Copenhagen, BIG Architects, foto di Laurian Ghinitoiu, Aldo Amoretti, Rasmus Hjortshoj, and SLA : https://big.dk/#projects

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