16-07-2021

Abin Design Studio: Gallery house a Bansberia, West Bengal, India

Abin Design Studio,

Edmund Sumner,

Bansberia, West Bengal, India,

Gallery,

L’architetto indiano Abin Chaudhuri convince il suo committente a realizzare un centro per la comunità al posto di un garage privato. La nuova Gallery house a Bansberia, nel Bengala occidentale, si ispira ai templi indu e alle antiche terrecotte decorative per trovare la sua vocazione civica.



Abin Design Studio: Gallery house a Bansberia, West Bengal, India

Fondatore nel 2005 dello studio che porta il suo nome, Abin Chaudhuri concepisce l’architettura come ricerca continua e scoperta di ogni forma di armonia tra gli aspetti sociali dell’esistenza.
Quello del suo atelier, con sede a Calcutta, è un approccio basato sull’ascolto e sul continuo adattamento alle circostanze. Una visione che si rivela preziosa nell’ambito del progetto della Gallery house a Bansberia, nel Bengala Occidentale, in India. I desideri della committenza vengono infatti messi in discussione per giungere a un punto di arrivo inatteso e di più ampio respiro.
Il cliente di questo progetto, edificato all’inizio del 2020, è lo stesso della cosiddetta Wall house, una villa di ben 640 metri quadrati, a Bansberia, caratterizzata da un rivestimento in pannelli di acciaio Corten, combinati con lastre di travertino, e grandi aperture vetrate che attenuano l’impatto della fortezza chiusa in se stessa. L’imponenza della cinta muraria, che è protezione e status, cede al desiderio di dialogo con le strade della città.
La nuova chiamata da parte di questo cliente sembra semplice e banale, cioè realizzare uno spazio coperto per le proprie automobili. Il proprietario della Wall house ha già acquistato un terreno dalla parte opposta della strada, proprio di fronte alla casa, perchè il suo intento è quello di progettare una struttura di ricovero per i veicoli e che possa fornire anche temporanei alloggi per il personale che li utilizzerà.
Abin Chaudhuri è un progettista sensibile dotato di un occhio attento verso un contesto come Bansberia: alla stregua di tante città indiane, è caratterizzata da un’alta densità abitativa e da una cronica carenza di spazi comunitari, luoghi attrezzati dove incontrarsi, ritrovarsi e celebrare pubblicamente la vita.
L’architetto offre allora al cliente una differente prospettiva per l’utilizzo immediato del nuovo volume, proponendo la realizzazione di un nuovo spazio civico. Partendo dalle piante originali per il garage, con un ampio ambiente senza pareti al piano terra e spazi più compartimentati al piano superiore, Abin Chaudhuri progetta un edificio pubblico e accessibile a tutti, che casomai un domani possa comunque essere riconvertito ai bisogni espressi originariamente.
Con questo cambio di destinazione d’uso l’approccio di Abin Design Studio è stato quello di guardare non più ai modelli abitativi della tradizione novecentesca indiana, ma piuttosto a quelle espressioni architettoniche proprie dei luoghi della comunità, vale a dire gli edifici di culto. La città di Bansberia è celebre per la presenza del sito monumentale circondato dall’acqua che ospita due celebri monumenti, il tempio indu-ratna Hansheswari, completato nel 1814, e il più antico Ananta Basudeba, in stile eka-ratna, ultimato nel 1679. Questo complesso è una testimonianza dei valori culturali e sociali propri della gente di Bansberia da generazioni. Da sempre punti di riferimento, luoghi di pellegrinaggio, preghiera e osservazione, questi templi sono forse i soli spazi pubblici di incontro, dove poter sostare liberamente, godendo degli ampli giardini circostanti come parti del sito. Momenti di socializzazione nei quali le persone hanno anche la possibilità di contemplare le antiche e preziose decorazioni in terracotta nelle quali sono scolpite le storie narrate dai poemi epici indiani.

Scegliendo quindi di introdurre un'altra espressione architettonica alla vista della comunità, l'edificio ha guardato a questi templi realizzando un omaggio all’artigianato indigeno del Bengala.
Inserito nella fitta cortina edilizia e posto alla stessa scala, il nuovo edificio emerge per le sue pareti in muratura di mattoni a vista, con posa a fasce orizzontali e intarsiate con blocchetti di ceramica decorativa. I mattoni di terracotta sono stati acquistati in una località di produzione artigianale nelle vicinanze, mentre le ceramiche sono di produzione industriale. Lavorando con un artista ceramista del posto, i blocchetti sono stati recuperati e inseriti nel rivestimento a formare una trama fitta e molteplice, ispirata ai decori dei templi.
Gli spigoli arrotondati suggeriscono un’osservazione tridimensionale del volume, più vicina a quella di un drone, facendo della Gallery house un edificio in equilibrio tra antico e contemporaneo. La forma è derivata da un continuo approccio a levare, dove l’iniziale blocco prismatico si è trasformato in una combinazione di pareti divisorie in cemento avvolte da un manto in laterizio, permeabile grazie alle aperture di grande ampiezza. Una struttura che risulta leggera, nonostante la presenza di materiali inequivocabilmente legati alla terra e alla tradizione costruttiva. Gli interni sono stati distribuiti su due livelli, a cui si aggiunge la terrazza in copertura. Il piano della strada, pensato per essere una rimessa per auto, ospita, oltre l’ingresso, una grande sala polivalente: questo ambiente unico può ospitare attività collettive e incontri, come può essere usato per pratiche yoga. Oltre il foyer, al primo piano si trovano in sequenza una meeting room e centro di formazione con cucina, il dormitorio con cinque posti letto, i bagni e un piccolo giardino pensile.
Fulcro espressivo della Gallery house, il foyer potrebbe essere definito uno spazio dall’espressività barocca. Si raggiunge per mezzo di un’ampia scala in cemento bianco che nasce fin quasi sulla strada. Sopra di essa, il muro di mattoni si apre ad arco con un disegno plastico, oltre il quale si scorge l’intradosso della scalinata superiore, ricavata nella terrazza imitando l’andamento di quella d’ingresso. Un percorso che esprime un intrinseco dinamismo e che sembra essere stato progettato pensando alle processioni e feste che si organizzano nel quartiere: come se volesse invitare i partecipanti a entrare nei suoi spazi per poi scendere dalla sua vibrante scalinata.
Dall’esterno, l’ingresso, il balcone sul lato opposto e la copertura a terrazza in cemento bianco spiccano dalla superficie muraria in laterizio, costruendo l’immagine “polifonica” di un centro civico. Attraverso il gioco dei vuoti e dei pieni che hanno alleggerito grandemente la struttura, l’architettura è tutt’uno con lo spazio pubblico del quartiere, un gesto di restituzione da parte del privato alla comunità locale.

Mara Corradi

Architects: Abin Design Studio http://www.abindesignstudio.com/
Location: Bansberia, West Bengal, India
Area: 380 sqm
Completion: January 2020
Principal designer: Abin Chaudhuri
Design team: Sohomdeep Sinha Roy, Qurratul Ain Maryam
Structure: Soma Kazi
Project coordination: Debjit Samanta, Debkishor Das, Dipankar Mondal
Collaborator: Partha Dasgupta (ceramic artist)
Photos by: Edmund Sumner


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