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Giò Ponti


Biografia

Fin dalle prime attività giovanili, l’opera di Giovanni (Giò) Ponti (1891-1979) si colloca come profondamente innovatrice e indirizzata a superare i movimenti di ritorno neoclassici dei primi decenni del Novecento.
Con Ponti la figura dell’architetto si coniuga subito con quella di divulgatore culturale e di interprete del nuovo “gusto borghese”.
A Ponti si deve la fondazione e la direzione delle storiche riviste Domus (1928-40 e 1948-1979) e Stile (1941-1947); l’attività nel comitato direttivo a Triennali di Milano e Biennali di Monza; il lungo insegnamento didattico (1936-1961) al Politecnico di Milano, dove si era laureato nel 1921.
Estraneo a ogni ideologia modernista, a logiche di movimenti e mode, per Ponti l’architettura è punto d’incontro tra i molteplici aspetti dell’atto creativo e lo “stile” è soprattutto da intendersi come un elemento ricorrente e riconoscibile presente nella collettività, in determinate società e in un dato tempo.
I suoi esordi non sono tuttavia direttamente legati all’aspetto costruttivo, ma si collocano nei settori dell’arredamento e della produzione di oggetti, e in particolare nella decorazione, in cui spicca il successo all’Esposizione Internazionale di Arti Decorative a Parigi (1925).
A distanza di anni, la sua attività nella produzione di Richard-Ginori (di cui fu direttore artistico dal 1923 al 1930) rimane un caposaldo dell’evoluzione stilistica dell’arte ceramica, come è possibile oggi ammirare al Museo della Manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino.
Progressivamente, Ponti si avvicina agli aspetti architettonici, con un’attrazione particolare verso le questioni inerenti la “casa”.
Nella sua ricerca di un punto d’incontro tra espressività e uniformità, negli anni trenta a Milano nascono le sue molte domus di via Letizia e le “case tipiche” in via De Togni e via del Caravaggio.
La sua straordinaria creatività si evidenzia anche nell’importante lavoro nel settore pubblico, con opere quali l’Istituto di Matematica alla Città Universitaria di Roma (1935); il Palazzo EIAR, oggi RAI, a Milano (1939); gli interni dell’Istituto Italiano di Cultura a Palazzo Füstenberg a Vienna (1936); il Liviano, sede della Facoltà di Lettere a Padova (1938).
Splendido esempio di architettura razionale applicata in ambito industriale, in cui si esaltano anche le sue innate doti di designer, è il primo Palazzo di Montecatini (1936) mentre il grattacielo Pirelli (1956-1961), nella sua essenzialità e leggerezza, è oramai un simbolo della città di Milano, oltre che emblema di una modernità negli irripetibili anni del boom economico italiano.
La sua ricerca sui volumi, le facciate e le decorazioni ha anche prodotto importanti esempi di architettura religiosa, tra cui il Monastero del Carmelo a Sanremo, la cappella San Carlo a Milano, la cattedrale di Taranto.
 
Giò Ponti progetti e opere famosi
 
- Denver Art Museum, Denver (USA), 1971
- Concattedrale Gran Madre di Dio, Taranto (Italia), 1970
- Palazzo dei Ministeri, Islamabad (Pakistan), 1964
- Grattacielo Pirelli, Milano (Italia), 1961
- Monastero del Carmelo, Sanremo (Italia), 1958
- Istituto Italiano di Cultura - Fondazione Lerici, Stoccolma (Svezia), 1959
- Villa Planchart, Caracas (Venezuela), 1956
- Sedia Superleggera - Cassina, 1957
- Secondo Palazzo Montecatini, Milano (Italia), 1951
- Chiesa di San Luca Evangelista, Milano (Italia), 1960
- Posate - Argenteria Christofle, Parigi (Francia), 1955
- Quartiere Harar Dessié, Milano (Italia), 1950
- Villa Donegani, Bordighera (Italia), 1940
- Il Liviano - Facoltà di Lettere, Padova (Italia), 1938
- Palazzo EIAR (RAI), Milano (Italia), 1939
- Istituto di Matematica - Città Universitaria, Roma (Italia) 1935
- Torre Littoria al Parco del Sempione, Milano (Italia), 1933
- Case tipiche in via De Togni, Milano (Italia), 1931
- Residenza in via Domenichino, Milano (Italia), 1928
- Monumento ai Caduti in Piazza Sant’Ambrogio, Milano (Italia), 1927
- Ceramiche e porcellane - Richard-Ginori, 1923

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