29-12-2020

CLÉMENT BLANCHET

Clement Blanchet,

Parigi,

Architettura e Cultura,

Il disegno è mantenuto nella sua espressione più semplice, la meno tecnica, la meno lirica, anzi una soluzione strutturale quasi primitiva. Il ponte è concepito non per essere un evento in città ma un luogo per promuovere gli eventi in città. Da un'overdose di gesticolazioni formali, ho voluto proporre una robusta piattaforma che durasse e contribuisse a unificare la sponda destra e sinistra del fiume”, —Clement Blanchet, CBA



<strong>CLÉMENT BLANCHET</strong><br />
Clément Blanchet è un giovane architetto che per la sua età ha già vissuto una serie di esperienze incredibilmente importanti. Ripercorrendo la sua vita a ritroso, fino agli anni in cui era studente, scopriamo un percorso unico, che si snoderà tra università situate in località diametralmente opposte, da Londra a Bangkok, da Chicago a Versailles, dove si laureerà, incominciando da subito la professione come tirocinante presso lo studio OMA, Rotterdam, che lo vedrà dopo soli due anni essere responsabile di diversi progetti e concorsi. Nel 2008 sarà nominato Associato e dopo un breve periodo Direttore di OMA, Francia. Anche se nel 2014 creerà la sua attuale compagnia, Clément Blanchet Architecture, CBA, manterrà con Rem Koohlaas un rapporto di collaborazione per alcuni progetti e, per citare i più recenti, posso ricordare la Libreria Alexis de Tocqueville, Caen; la Ecole Centrale in Saclay, Parigi e Simone Veil bridge, Bordeaux.

Il suo attuale ufficio si trova in un angolo davvero speciale di Parigi, che trasuda il fascino del clima artistico che qui ha avuto il suo cuore negli anni ’20, una piccola strada, Villa Seurat, dal nome del famoso pittore post-impressionista Georges Seurat, a due passi dal quartiere di Montparnasse. Le case-officine, come sono state definite per la sobrietà delle linee e le facciate in cemento, prive di qualsiasi decoro, progettate dai fratelli Auguste e Gustave Perret, in completa rottura con i concetti architettonici tradizionali dell’epoca, sono oggi classificate Monumenti Storici. Tra tante testimonianze e ricordi di un passato, che non si è più ripetuto per tale concentrazione di menti così intellettuali e creative, tra soggiorni e passaggi di artisti internazionali, come Henry Miller, che ospitato da un amico al numero 18, ha qui iniziato il suo ‘Tropico del Cancro’, vivendo con l’amante Anaïs Nin, al n.15 di una di queste case-studio, caratterizzata da una gigantesca finestra di vetro, che porta luce naturale ai due livelli dell’atelier, si stanno avvicendando e sviluppando molti nuovi lavori. Il giovane team che anima CBA, composto da protagonisti appartenenti a differenti background, conferisce alla firma un’identità multidisciplinare e multiculturale e, sorretto da grande tenacia e risolutezza, sta raccogliendo tante soddisfazioni. 


Clément Blanchet Architecture Studio, Parigi, Francia. CBA. 

Lontano dalla specialistica settoriale fine a se stessa, il laboratorio, come sembra appropriato definirlo, non ama essere inquadrato in una specifica, precisa competenza ma intende abbracciare una prospettiva di conoscenza globale basata su soluzioni specifiche. Allo stesso modo non si allinea a valutazioni che riconoscono l’importanza dei progetti relativamente alla loro scala, considerando ogni iter progettuale un episodio non quantificabile in base al tempo occorso. Quest’anno, cosa che si è verificata  in modo analogo anche l’anno precedente, ha conseguito, a seguito della partecipazione a concorsi, 3 vittorie consecutive un mese dopo l’altro. Le realizzazioni si stanno estendendo dalla Francia all’Europa, alla Cina, dove, scelti come finalisti assieme ad altri due gruppi, si accingono ad affrontare una nuova avventura, che sembrerebbe molto impegnativa. Si tratta della consulenza per lo sviluppo del masterplan urbano della Baia di Xichong, una zona ambientale protetta, altamente esposta ai pericoli naturali, nelle vicinanze di Shenzhen. Con Clément siamo amici ed una delle prerogative che credo lo contraddistingua e che io prediligo è la semplicità, unita ad estrema chiarezza ed altrettanta eleganza, con cui riesce a coinvolgere il suo interlocutore, astenendosi da certa fastidiosa retorica, che si rileva con frequenza nel settore. Ammette, è vero, che l'architettura è un’opinione ma, quando parla di architettura contemporanea è assolutamente convinto che non consista in forme che destano stupore, che gratificano l’atto creativo, ma nell'essere piuttosto frutto di una seria, profonda riflessione, che non si focalizza solamente su contesto geografico, ambientale, economico, sociale ma ambisce trovare un’interazione fra la nuova presenza ed il fruitore. Nelle sue proposte si legge chiaramente questa aspirazione, rinnovata e riproposta con assoluta coerenza: i nuovi innesti evidenziano la preoccupazione  di rispondere alle necessità o alle sfide dei residenti, di conferire o rafforzare l'identità di uno spazio pubblico.

Circus ³, centro culturale in un sobborgo periferico di Parigi, così detto per le principali 3 finalità che lo determinano: “liberare il terreno e lasciare crescere il paesaggio”, “sollevare una piattaforma orizzontale scenografica e flessibile incorniciando l’ambiente principale” e “mostrare il tetto come metafora del circo, luogo per tutte le attività” condensa, in questi punti passato, presente e futuro che, assommati insieme, rappresentano il concetto di architettura di CBA. Si può notare una tendenza che è ricorrente ed utilizza l'intervento progettuale come opportunità di coinvolgimento di tutta l'area circostante. Il sito, nella sua estensione esterna, diviene una sorta di completamento e l'energia che si propaga dalla proposta del momento raggiunge un pò chiunque, contagiando e rendendo a volte attori di uno spettacolo più informale che fa parte di una scena quotidiana. Il circo, in questo caso, come sintesi di grande spettacolo e di partecipazione, diventa occasione per vivificare ed intensificare un circondario che si trasforma in catalizzatore di intensa vita collettiva. 


Circus ³, sobborgo di Gonesse, Parigi, Francia. CBA. 

Nella sua veste di archetipo, che per generazioni ha alimentato l’immaginario di grandi e soprattutto bambini come simbolo di un'immaginifica realtà, ripropone attraverso un compendio di aspetti del passato e del presente un tipo di manifestazioni e programmi più contemporanei e tecnologici ma altrettanto coinvolgenti ed appassionanti. Non accadrà certamente quello che è capitato a Fellini, che, come raccontano, durante la guerra, all’età di circa sette anni rimase così folgorato dall’arrivo a Rimini, sua città natale, di un piccolo tendone itinerante da avere tentato di fuggire e seguire la compagnia di artisti, ma la nuova presenza riuscirà sicuramente ad irradiare la sua forza carismatica, energizzando un quartiere meno centrale. L’idea è risultata vincente ed è stata scelta ad altri importanti concorrenti come Bernard Tschumi & Moreau Kusunoki. Il concetto della composizione strutturale si fonda su elementi molto semplici: i 1500 posti a sedere sono sovrastati dal tipico tendone del circo, un’espressione di benvenuto, di abbraccio, un invito al divertimento nella sua spensieratezza ed un preludio a tutto quello che è performance nella sua forma più entusiasmante. L’intrattenimento, come viene affermato dall’autore, non si limiterà  a quanto si realizzerà sul palco ma rimbomberà e si propagherà per tutto il territorio limitrofo, trasformato in una grande piazza. Il luogo stesso diverrà spettacolo, perché creare lo spettacolo, significa trasformare l’intero circondario in uno stage. 
La tensostruttura con il suo forte potere allegorico, in grado di evocare inclusività e vivace vita comunitaria ricorre anche in Carrefour Crafts Research Center, complesso di ricerca e sviluppo per la compagnia multinazionale a Saclay, in quello che lo studio definisce il cuore della Silicon Valley francese. Il sito prescelto, sia per la lunga tradizione agricola, sia per le sue distese verdi, diventa un ingrediente fondamentale, cercato ed enfatizzato in un attivo rapporto di scambio sinergico tra questa nuova fattoria della conoscenza ed una fattoria tradizionale preesistente. Le due dimensioni in prossimità, il laboratorio ed il paesaggio, si fondono, cercando quella continuità che garantisce il ciclo della vita: i campi ritornano ad essere produttivi, razionalità tecnologica e natura si alleano in un sodalizio di reciprocità che impronta il vibrante environment dedicato all’identità di un Gruppo che nell’agricoltura cerca uno stretto legame. 

Una struttura estremamente porosa, esemplificata al massimo, improntata alla modularità prefabbricata, apre il centro alla natura come a chiunque provenga dall’esterno. Anche internamente socializzazione e scambio sono la finalità  della realtà lavorativa e della quotidianità. Un originale frammentazione, decostruzione del denso programma previsto, costituito da laboratori, poli di formazione esecutiva e di apprendimento, permette un’organizzazione di questa Università dei Mestieri, UDM, (Université des Métiers) che, senza cadere nella compartimentazione e nella sterile settorialità, raggiunge una fluida funzionalità e stimolante complementarietà. L’insieme viene prospettato come un terreno condiviso: un’ampia area centrale costituisce il cuore della vita sociale ed è riservata in un punto strategico che dà accesso ad un auditorio, ad uno spazio destinato alle esposizioni, alla caffetteria a alla zona lavorativa. Promuovendo la comunicazione tra le diverse tipologie di utenza, imprenditori e ricercatori, la riformulazione prevista ricorre ad una griglia aperta in cui la disposizione dei servizi salvaguardia la logica di una vicinanza molto opportuna sia per la ricerca che per il dialogo con il pubblico. Tutto è stato conformato secondo un'esigenza di permeabilità con occasioni di incontro e confronto. L’estrema adattabilità offerta dalla mobilità delle partizioni permette un ambiente che può mutare ed offrire agevolmente infinite configurazioni a seconda dei programmi e delle attività.

Un agglomerato di tante diverse particelle che nel loro insieme costituiscono un’unica entità, un unico organismo, capace di dare e ricevere ma anche di trasformarsi in modo camaleontico. Una proposta che parla un linguaggio adeguato alla narrativa di un'architettura odierna, che si adatta alla velocità di un mondo tecnologico in continua evoluzione. Come in Circus ³, ancora una volta il gesto architettonico diventa un mezzo per amplificare e far risuonare il carattere di un contesto. Questo insieme di attività, che Clément definisce la galassia Carrefour, vede un’idea realizzativa che, andando oltre il disegno formale, intende energizzare un sito, inteso più che nella sua complementarietà come parte integrante del lavoro, e soprattutto come ambito pulsante di vita.

 
Ponte di Simone Veil. Clément Blanchet con OMA Francia.

La sua idea di un’architettura lontana da atti autoreferenziali si esplicita nella ricerca formale dei lavori che, senza rinunciare ad essere estremamente gradevoli, comunicano il più possibile con l’esterno, eliminando qualsiasi barriera e prolungando effetti e potenzialità in un vero e proprio amalgama delle parti. L’edificio non è l’evento ma l’evento è la città, si potrebbe dire ed il concetto è sintetizzato con chiarezza  nel disegno del Ponte di Simone Veil, fatto in collaborazione con Rem Koohlaas, dove l’espressione estetica e la soluzione strutturale sono state improntate ad una semplicità minimale, la più rigorosa possibile, volendo che il nuovo apporto non rappresentasse un “‘evento’ in sé ma piuttosto una piattaforma che potesse accogliere tutti gli eventi della città”. Il ponte adempie una sua funzione primaria di connessione fisica ma allo stesso tempo si rivela un eccellente, generoso recipiente di tutti i programmi pubblici. Ripristina una tradizione interrottasi temporaneamente e si presenta come un incubatore di dinamicità.

Virginia Cucchi

Credits

CBA, Clement Blanchet Architecture :https://www.clementblanchet.com/

Cover, 1 image : Circus 3 by CBA/ cortesia di CBA 
2 image: Office of CBA Architecture / cortesia di CBA 
3 image: Circus 3 by CBA/ cortesia di CBA Architecture 
4 image: Carrefour Research Center by CBA/ cortesia di CBA 
5 image: Ponte di  Simone Veil con OMA France (Clément Blanchet). 

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