04-10-2018

SALT of Palmar, un complesso alberghiero rinasce in chiave sostenibile

Jean Francois Adam,

Paul Choy,

Mauritius,

Tempo Libero, Hotel,

Recupero, Camille Walala,

Il rilancio di un complesso alberghiero esistente, rivisitato dall’architetto Jean Francois Adam e dalla designer Camille Walala nell’architettura e nei contenuti, apre a un nuovo modo di vivere la vacanza.



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SALT of Palmar, un complesso alberghiero rinasce in chiave sostenibile Il rilancio di un complesso alberghiero esistente, rivisitato dall’architetto Jean Francois Adam e dalla designer Camille Walala nell’architettura e nei contenuti, apre a un nuovo modo di vivere la vacanza. Ovvero è pensato per un turismo che parte dall’attenzione al contesto e alla popolazione locale. 


Viaggiare piace a tanta gente e il turismo dilagante non porta solo benefici ai luoghi visitati, come abbiamo potuto vedere in posti particolarmente affollati come Venezia e Barcellona, per citare solo due esempi non privi di polemiche.
Che ci siano altre soluzioni per il turismo sostenibile lo dimostra il SALT of Palmar, primo di una nuova catena di Boutique Hotel da poco lanciata da Paul Jones di Lux Collective. Questa nasce all’insegna di una filosofia che mette al suo centro la curiosità culturale. 
Situato sulla costa orientale dell’isola Mauritius, nel Oceano Indiano sudorientale, il complesso nasce dalla rivisitazione di una struttura esistente, quindi senza grandi interventi costruttivi, ma semplicemente adattando la preesistenza alle nuove esigenze. E il tutto per creare un albergo con 59 camere.
Un lavoro di rinnovamento eseguito dall’architetto Jean Francois Adam, nato a Mauritius e quindi conoscitore del contesto particolare dell’isola, dal clima ai materiali, fino alle tecniche costruttive. Questi è stato affiancato dalla designer francese Camille Walala, già nota per il suo stile tribal-pop, che in questo caso ha cercato su tutta l’isola ispirazioni e talenti per arredare l’albergo. Così al SALT troviamo stoffe locali, mentre le stoviglie del ristorante sono di fabbricazione di artigiani delle Mauritius, così come le borse da spiaggia. E tutto questo per uno spirito del luogo, improntato su quanto è la vita degli abitanti dell’isola e portando così dei vantaggi alla popolazione stessa.
In cucina il riferimento al contesto naturale e al suo rispetto trovano un riscontro importante. Infatti il team di cuochi locali ha creato i menu, che cambiano ogni giorno, in risposta a ciò che gli agricoltori, i pescatori e gli allevatori della zona portano all'hotel quel giorno stesso. Mentre le verdure e la frutta provengono esclusivamente da aziende agricole biologiche locali. Tutto è prodotto in piccole quantità e corrisponde alla stagione, a meno che non venga conservato con tecniche tradizionali. La SALT Farm collabora inoltre con Island Bio, una ONG locale che sostiene la popolazione locale con una formazione agricola e coltiva frutta e verdura in idrocoltura sui terreni dell’hotel.
Un approccio davvero sostenibile che include anche una no-waste-policy, evita i prodotti monouso e favorisce l’inserimento della popolazione quale forza lavoro. Una politica che ancora prima dell’apertura a novembre sta portando i primi risultati, in quanto l’hotel ha già riunito una colorata comunità di locali orgogliosi di far parte di una realtà gestita da persone del posto e che attinge veramente alla cultura e al patrimonio del paese in cui nasce. Il posto ideale per fare una vacanza a impatto positivo.

Christiane Bürklein

Progetto architettonico: Jean Francois Adam
Interior design: Camille Walala
Luogo: Mauritius
Anno: 2018
Immagini: Paul Choy
Ulteriori informazioni:  https://www.saltresorts.com/

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