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Andrea Maffei Architects


Biografia

Dopo la laurea a Firenze, il percorso professionale di Andrea Maffei (nato a Modena nel 1968) inizia con Massimo Carmassi a Pisa e prosegue a Tokyo, dal 1997 al 2004, presso lo studio di Arata Isozaki.
In un primo momento è nel team del museo della ceramica di Gifu (Giappone) e poi come capo-progetto nel concorso della Nuova uscita del Museo degli Uffizi. Con l'obiettivo di ampliare lo spazio espositivo, migliorare la fruizione delle utenze e permettere una nuova uscita per il Museo, questo progetto di una grande loggia in acciaio e pietra risulta uno dei principali frutti della collaborazione tra Isozaki e Maffei.

Importanti esperienze sono state compiute da Maffei nel contesto culturale asiatico e medio-orientale, tra queste: il ruolo capo-progetto della villa Al Wabrah dello sceicco Al-Thani di Doha in Qatar (1999-2001) e poi del progetto di ampliamento del museo di storia del Qatar.
Diventa Associato di Arata Isozaki e responsabile dei progetti italiani.
Spaziando tra diverse tipologie costruttive, Maffei dirige la progettazione del palahockey di Torino, realizzato per le olimpiadi invernali 2006 e noto anche come Palaisozaki, fin dall'inizio progettato con l'obiettivo di creare uno spazio polifunzionale post-olimpico e che oggi ospita concerti, conferenze ed eventi di vario genere.

Contestualmente dirige il progetto della piscina olimpionica e il parco di Piazza d’Armi di Torino (2002-2006).
Dopo aver fondato nel 2005 lo studio che porta il suo nome, Andrea Maffei Architects con sede a Brera (Milano), sviluppa vari progetti in Italia e all’estero, alcuni dei quali risultano vincitori di concorsi italiani e internazionali. Ha progettato alcuni stadi sportivi, tra i quali la ricostruzione del Filadelfia di Torino (2012), il nuovo stadio Olimpico Nazionale di Tokyo (2012) e il progetto dello stadio di Chorzow (Polonia, 2013).
Proficua e costante risulta la collaborazione con Isozaki, che ha visto i progetti della nuova stazione di Bologna (2008), della nuova sede della Provincia di Bergamo (2009), nonché del progetto di ampliamento della città di Montecarlo sul mare (2007-2008), finalizzato a "estendere la città sul mare nella forma di una nuova penisola con residenze, alberghi, musei e uffici".

Il primo lavoro realizzato dagli studi Isozaki-Maffei è la nuova biblioteca di Maranello (2011). Partendo da un contesto urbano particolare, un vecchio edificio industriale, con copertura a shed, circondato da case private su tre lati, l'edificio mantiene le mura perimetrali esistenti verso le residenze, trasformandole in pareti verdi coperte da rampicanti, una sorta di "mondo parallelo che non si vede dall’esterno ma che si scopre poco a poco e che vive per conto proprio circondato dal verde e dall’acqua".
Tra i lavori più noti con Isozaki spicca la Torre Allianz nella zona dell'ex-Fiera in riqualificazione CityLife a Milano (2015). Partendo dalla visione cosmopolita del capoluogo lombardo, vero e proprio centro pulsante dell'architettura contemporanea italiana, Isozaki e Maffei sviluppano "l’idea di un grattacielo senza fine, una sorta di endless tower" in cui si aspira "alla massima verticalità e alla tensione verso l’alto, per non limitarsi a scegliere una forma compiuta e conclusa, ma preferendo applicare il concetto di un sistema modulare che si può ripetere all’infinito senza soluzione di continuità". Il risultato è oggi un grattacielo (noto anche come Torre Isozaki) che con i suoi 209 metri di altezza, risulta essere il primo edificio più alto d’Italia per numero di piani (50).

Otre all'attività professionale di progettista Maffei è corrispondente dal 1997 per la rivista di architettura “Casabella”, dove sviluppa in modo particolare vari progetti e testi sull’architettura contemporanea giapponese. È anche autore della monografia “Toyo Ito, le opere, i testi, gli scritti” pubblicato da Electa dal 2001.
Ha svolto attività accademica in qualità di visiting professor di progettazione architettonica alla Waseda University di Tokyo (2000-2002) e tiene conferenze e convegni sull’architettura.
 
Andrea Maffei Architects opere e progetti famosi
 
- Qingdao West Coast New District Central Vitality Economic Center (progetto), Qingdao (Cina), 2018
- Ampliamento e ristrutturazione del Centro Urbano di Casablanca (progetto), Casablanca (Marocco), 2017
- Nuovo oratorio Santa Maria Assunta (progetto), Reggio Emilia (Italia), 2016
- The Great Azerbaijan Square (progetto), Tabriz (Iran), 2016
- Torre Allianz (con Arata Isozaki), Milano (Italia), 2015
- Flagship Store Florim, Milano (Italia), 2015
- Stadio di Chorzow (progetto), Chorzow (Polonia), 2013
- MABIC - Nuova Biblioteca di Maranello (con Arata Isozaki), 2011
- Palahockey per i Giochi Olimpici Invernali di Torino (Italia), 2006
- Parco di Piazza D’Armi, Torino (Italia), 2006
- Piscina olimpionica, Torino (Italia), 2006
- Nuova uscita del Museo degli Uffizi (con Arata Isozaki), Firenze (Italia), 1999-in corso
 
Sito ufficiale
 
www.amarchitects.it

Intervista

La Biblioteca di Maranello è il primo progetto dello studio Arata Isozaki & Andrea Maffei Associati a essere realizzato. Ci racconta in che modo ha interagito con il maestro giapponese?

Andrea Maffei: Con Isozaki abbiamo una lunga collaborazione e amicizia da oltre 10 anni e quindi ormai il nostro rapporto è immediato. Quando iniziamo un nuovo lavoro ci troviamo a Tokyo, o da qualche altra parte del mondo, e ci confrontiamo sul tema, sull’idea progettuale. Prima di tutto partiamo dalle funzioni dell’edificio e dalle loro dimensioni. Non cominciamo mai dalla forma ma sempre dalle esigenze della committenza e dal tipo di progetto che possa funzionare nel modo migliore in relazione al contesto. Non ci sembra interessante creare una forma per sé stessa e poi riempirla di funzioni, ma al contrario partiamo dalle funzioni e dalla storia che quella tipologia ha avuto nel corso del tempo per trovare il significato che può avere oggi. Nascono così vari concept che vengono valutati sempre su modelli di studio e simulazioni al computer, poi scegliamo la soluzione migliore. Da ciò il nostro studio di Milano sviluppa nel dettaglio il progetto e ci confrontiamo con la committenza per condividere le scelte e i vari affinamenti di progetto.
Si tratta quindi di un dialogo interessante tra progettisti che convoglia varie idee e varie sperimentazioni in un’unica direzione.

Il candore delle strutture, degli arredi, dei pavimenti, il verde dei muri d'edera che avvolgono l'edificio, i giochi di trasparenza attraverso l'acqua appaiono come gli ingredienti del progetto. Qual è lo scenario al quale il progetto mira?

Andrea Maffei:
Il tema era un vecchio edificio industriale, con copertura a shed, circondato da case private su tre lati, il rapporto con il contesto era delicato. Abbiamo pensato che la cosa migliore fosse di tenere le mura perimetrali esistenti verso le residenze trasformandole in pareti verdi coperte da rampicanti e aprire l’involucro solo verso gli uffici comunali. Il nuovo edificio consiste di una forma organica più bassa delle murature in modo da non essere visibile dai vicini attraverso le loro finestre e quindi di non intralciare privacy. Abbiamo voluto creare un mondo parallelo che non si vede dall’esterno ma che si scopre poco a poco e che vive per conto proprio circondato dal verde e dall’acqua. E’ come scoprire un meraviglioso giardino dentro la corte interna di un antico palazzo.


All'interno dell'open space come sono distribuiti gli spazi? E quali sono le strategie per comunicare le differenti funzioni?

Andrea Maffei:
Per una sala di lettura a consultazione diretta la distribuzione migliore è quella dell’open space. Esso permette di distribuire i tavoli nel modo migliore e in maggiore quantità, perché non ci sono muri intermedi, ma tutto è solo un grande spazio aperto. Questa tipologia è la più diffusa nelle grandi biblioteche, basti pensare alla British Library di Londra. Nel nostro caso l’open space della sala lettura occupa tutto il piano terra. Considerando le mura perimetrali della vecchia fabbrica che abbiamo deciso di trasformare in pareti verdi, abbiamo vetrato tutto il perimetro della biblioteca per consentire agli utenti di godere del verde attorno mentre leggono o studiano. Inoltre abbiamo circondato la biblioteca con una vasca d’acqua bassa per aggiungere un altro elemento naturale alla poesia dello spazio. La forma dei vetri è stata curvata lungo tutto il perimetro proprio per riecheggiare il movimento dell’acqua e delle foglie del verde. Questa soluzione trasforma ciò che poteva essere una semplice scatola in un ambiente naturale che affascinerà i cittadini e li inviterà ad utilizzarla più frequentemente per godere di questo giardino interno. Al piano interrato abbiamo poi previsto un’altra sala open space per mostre e presentazioni, ampia, rettangolare e senza partizioni, con luci a faretto scorrevoli per poterle orientare in tutte le direzioni. Questa flessibilità consente di ospitare mostre oppure incontri e presentazioni. A tal fine il soffitto è stato previsto di tipo fonoassorbente per migliorare le prestazioni acustiche.

Il Comune di Maranello ha dichiarato di credere nella necessità di promuovere progetti innovativi per la città, mirati a qualificare lo spazio urbano attraverso architetture di richiamo. La biblioteca si inserisce in questo programma?

Andrea Maffei:
Certo, la biblioteca è uno dei progetti che il Comune ha voluto sviluppare per migliorare la qualità della città e dei servizi con edifici innovativi. A Maranello gli stabilimenti della Ferrari sono stati disegnati da archistar per migliorare la qualità della fabbrica, ma non sono accessibili al pubblico. Così il Comune ha voluto estendere questo concetto a edifici pubblici ad uso della comunità per migliorare la qualità della vita e per rinnovare l’architettura del paese. Il nostro progetto, come la torre belvedere di Piero Lissoni, sono degli stimoli che rinnovano il contesto in cui si inseriscono e lo trasformano in poli di attrazione per la comunità.

A breve inizieranno i cantieri della Endless Tower, il grattacielo CityLife con il quale Arata Isozaki & Andrea Maffei Associati partecipa alla riqualificazione del quartiere storico della Fiera di Milano. Quali sono le innovazioni, formali e tecnologiche, che caratterizzano l'edificio?

Andrea Maffei:
Il tema del grattacielo Citylife è stato quello di reinterpretare la tipologia stessa del grattacielo. Abitualmente sono progettati con un core centrale per i servizi (ascesori, cavedi e scale di sicurezza) e gli uffici attorno. Nel nostro progetto abbiamo voluto sperimentare una differente distribuzione: il core è stato diviso in due parti posizionate alle estremità del piano rettangolare. Ciò ha portato ad ottenere un grande open space rettangolare al centro dell’edificio con gli ascensori concentrati alle due estremità e panoramici. Questa distribuzione permette di migliorare gli uffici trasformandoli in un unico grande spazio in cui gli occupanti possono facilmente e liberamente organizzare il proprio ufficio. La libertà e flessibilità di utilizzo ci sembra l’aspetto più interessante. Questa base di distribuzione funzionale è stata poi sviluppata in verticale sul concetto di una modularità che si potesse ripetere all’infinito. Non abbiamo voluto creare un grattacielo che termina con una testa a chiusura, ma l’abbiamo caratterizzato con una serie di moduli compositivi chiari e differenziati che si sovrappongono verticalmente in modo costante ed in teoria all’infinito, come una sorta di endless tower. Abbiamo definito dei moduli di 6 piani che sono caratterizzati da una facciata leggermente curva che li distingue tra loro, pensata non solo per motivi formali, ma per raccontare un concetto e renderlo visibile. E’ il linguaggio con cui l’architetto racconta il concetto che vuole esprimere. I piani degli uffici sono poi interrotti da due livelli tecnici uno a metà edificio ed uno sulla sommità, chiaramente mostrati con una facciata differente, che riprende la lobby di ingresso. Il linguaggio architettonico racconta la composizione dell’edificio e ne permette di comprendere la composizione funzionale e tecnica. Per questo sono stati previsti all’esterno quattro puntoni in acciaio che rinforzano l’edificio alla base, consentendo di assottigliare gli spessori dei muri dei core per un terzo dell’altezza dell’edificio. E’ stato così possibile ridurre la larghezza complessiva dell’immobile con un risparmio di facciate ed una maggiore efficienza. La messa a nudo di questi aspetti meccanici, come i puntoni e gli ascensori panoramici, è ispirato al Futurismo che ha caratterizzato Milano negli anni ’30. Un edificio macchina in cui i movimenti verticali delle persone sono visibili ed in cui il meccanismo strutturale svela i suoi ingranaggi. In questo senso è un omaggio a Milano e ai suoi artisti futuristi.

Il progetto è molto ambizioso, soprattutto considerando lo scenario in cui si inserisce, quello italiano, ci racconta come gestirà le fasi di costruzione? Quali sono le tempistiche previste?

Andrea Maffei:
Le fasi di costruzione inizieranno a giugno con le fondazioni e poi da settembre con i parcheggi interrati. Le strutture fuori terra cominceranno dal 2012 e i lavori si concluderanno nel gennaio 2015, prima dell’EXPO’ previsto nell’estate dello stesso anno. Il cantiere Citylife sta procedendo in modo attivo e ben programmato. Ci sono chiare intenzioni da parte della Committenza di concludere i lavori entro i tempi previsti. I turisti che verranno per l’EXPO’ troveranno una nuova Milano e questi nuovi grattacieli contribuiranno notevolmente al rinnovato volto del capoluogo lombardo.

Intervista di Flores Zanchi

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