20-05-2020

Architettura, pandemia e il futuro del progetto: Valerio Campi - Obicua

Obicua,

Emergenza Sanitaria Covid19,

In pochi mesi tutto è cambiato, anche il mondo dell’architettura. Alla ricerca di possibili scenari, Floornature apre un confronto sul nuovo approccio alla progettazione in tempi di COVID-19, pubblicando una serie di interviste agli architetti di tutto il mondo.
Come si sono organizzati i grandi studi e come ha inciso questa situazione sulle realtà più piccole?
Che cosa significa concepire infrastrutture, centri culturali, spazi abitativi stando lontani dai luoghi in cui si sviluppa la socialità?
La resilienza che cerchiamo nelle opere costruite può essere una caratteristica che si applica anche alla professione del progettista?
Ecco le risposte degli architetti, alcune testuali, altre in video, come nella tradizione del nostro portale.



Architettura, pandemia e il futuro del progetto: Valerio Campi - Obicua

1. Come avete gestito il lockdown?

Obicua è uno studio di architettura con due sedi a Roma e Milano. Il nostro portfolio include inoltre, progetti in Europa, Africa, Asia e America in diversi ambiti: dal turistico-ricettivo, all'ospedaliero, dal residenziale all'accademico, passando per edifici di carattere civile, commerciale,sportivo nonchè complessi multifunzionali.
Pertanto questo ha fatto sì che, in una prima fase di lockdown, a seguito della chiusura dei cantieri nel nord Italia ( dove eravamo impegnati in più di un progetto), abbiamo potuto continuare la nostra attività concentrandoci maggiormente sui cantieri esteri che procedevano il loro normale iter.
Ma ora che anche i cantieri all’estero si sono dovuti fermare, lo studio si trova ad avere dei tempi più dilatati per il completamento dei progetti . Lo studio quindi sta approfittando di questo momento per approfondire ancora di più alcune tematiche legate all’architettura. In questo modo ci stiamo preparando per affrontare anche il post emergenza. Certo è che la situazione non è facile e lo stop forzato dei cantieri rischia di provocare non pochi danni al nostro settore, senza considerare il fatto che di fronte a questa situazione i clienti tendono a non spingere per il prosieguo dei progetti ma piuttosto a fermarsi.

2. Quali nuove forme di lavoro state sperimentando e quali sono i risultati?

Come detto in precedenza essendo il nostro studio abituato a lavorare all’estero e con partner esteri , siamo avvezzi da tempo al lavoro a distanza e a gestire progetti e cantieri in modalità remota. Di sicuro però l’esperienza di avere tutti gli architetti in modalità smart-working da casa è cosa del tutto nuova anche per noi. Penso che questo tipo di lavoro non sia una cattiva idea e di per se può funzionare, anzi funziona. Il problema è che l’architettura e il lavoro all’interno di uno studio è fatto di creatività e condivisione di idee e spazi che difficilmente si riescono a conciliare con il lavoro a distanza. Quindi seppur lo smart-working può funzionare per molti, per gli architetti è un po’ più complicato eliminare quest’interazione fisica che è quella che da vita alle idee migliori.

3. Come pensa che questa esperienza influirà sulla futura gestione di uno studio di architettura?

Credo che gli studi di architettura abbiano imparato da questa esperienza che il lavoro a distanza è possibile, ma per il nostro lavoro non funzionale del tutto. Credo anche che,se questo momento continuerà, porterà purtroppo ad una riduzione delle dimensioni degli studi in termini di personale dovuta alla contrazione dell’economia. D'altro canto, spero invece che dopo un lungo periodo passato a casa, tutto questo serva a far capire alle persone l'importanza di avere un'abitazione accogliente e confortevole. Questo potrebbe dare una spinta per far ripartire il mercato delle ristrutturazioni. Inoltre nel futuro gli spazi comuni, le attività commerciali e gli spazi pubblici andranno ripensati per adattarsi al nuovo stile di vita che dovremo nostro malgrado sposare. Questo spero porti a un rilancio del settore dell’architettura di cui il nostro paese ha fortemente bisogno.
Sono certo però che con una buona dose di impegno,creatività e resilienza riusciremo - tutti - ad andare oltre questo periodo. Ci sarà un nuovo modo di reinventare i propri progetti, andando oltre i limiti precedentemente definiti-Dopo questo periodo di lockdown beneficeremo di una visuale ancora più ampia per lavorare in maniera ancora più incisiva ed efficace di prima. Dalle difficoltà nascono sempre nuove prospettive e possibilità.


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