19-05-2020

Architettura, pandemia e il futuro del progetto: Dominik Philipp - Dietrich | Untertrifaller

Dietrich | Untertrifaller Architects,

Emergenza Sanitaria Covid19,

In pochi mesi tutto è cambiato, anche il mondo dell’architettura. Alla ricerca di possibili scenari, Floornature apre un confronto sul nuovo approccio alla progettazione in tempi di COVID-19, pubblicando una serie di interviste agli architetti di tutto il mondo.
Come si sono organizzati i grandi studi e come ha inciso questa situazione sulle realtà più piccole?
Che cosa significa concepire infrastrutture, centri culturali, spazi abitativi stando lontani dai luoghi in cui si sviluppa la socialità?
La resilienza che cerchiamo nelle opere costruite può essere una caratteristica che si applica anche alla professione del progettista?
Ecco le risposte degli architetti, alcune testuali, altre in video, come nella tradizione del nostro portale.



Architettura, pandemia e il futuro del progetto: Dominik Philipp - Dietrich | Untertrifaller

Dominik Philipp, Managing Partner of Dietrich | Untertrifaller

1. Come avete gestito il lockdown?

La velocità degli eventi ci ha obbligato a reagire nel giro di poche ore. I nostri team hanno sviluppato un notevole spirito di iniziativa e questo ci ha consentito di convertirci rapidamente allo smart working. Questa responsabilità personale di ogni singolo collaboratore dello studio è stata fondamentale per velocizzare lo smantellamento e la ricostruzione dell'infrastruttura, la corretta distribuzione dei flussi di lavoro e la conversione dell'ambiente di lavoro abituale.
La crisi causata dal Corona virus ha generato un incredibile spirito di squadra. Situazioni come questa non richiedono un unico leader, ma la forza di un team. Il senso di solidarietà e lo spirito di squadra nel nostro ufficio è più forte che mai, nonostante il "distanziamento sociale".
Tuttavia, non tutto il lavoro può essere svolto da casa, quindi, in casi eccezionali, è ancora possibile utilizzare l'ufficio. Ad esempio per usare un plotter, costruire un modello o accedere a campioni o documenti archiviati. Per questo abbiamo stabilito delle regole, come il numero massimo di persone in una stanza, quali tavoli possono essere utilizzati (per mantenere le distanze), come arrivare in ufficio o la disponibilità di mascherine e guanti, ecc.

2. Quali nuove forme di lavoro state sperimentando e quali sono i risultati?

Anche prima del lockdown, abbiamo testato intensivamente nuovi metodi di lavoro. Noi ci basiamo molto su moderne infrastrutture di gestione dei progetti come Kanban e SCRUM, con riunioni stand-up giornaliere. Le riunioni virtuali quotidiane del team, con una breve relazione sul lavoro giornaliero (cosa ho fatto ieri, cosa farò oggi, quali ostacoli sto incontrando), ci aiutano enormemente in questo periodo in cui non si può supervisionare il lavoro dei colleghi. Ci basiamo sulle schede digitali KANBAN, gli schizzi vengono creati su lavagne digitali e condivisi tra i membri del team. Lo stesso vale per i verbali delle riunioni su OneNote.
La fiducia fa parte del DNA della nostra cultura di progettazione e di elaborazione. A questa fiducia si ricollega la gestione indipendente del lavoro e di quando svolgerlo. Il lavoro oggi si svolge molto più liberamente, anche in ore in cui in genere non si è in ufficio (la sera e nel fine settimana). Per questo abbiamo dovuto trovare una nuova accessibilità e una nuova cultura delle riunioni. Meeting e votazioni ora si svolgono esclusivamente in sale riunioni virtuali - mediante MS Teams, Skype o strumenti analoghi. L'installazione su tutti i dispositivi terminali (laptop, tablet, smartphone, ...) ha costituito un primo e inedito passo verso la nostra costante accessibilità in qualsiasi ora del giorno e della notte, anche quando stavamo partecipando ad un'altra riunione, stavamo facendo sport o cenando. Abbiamo quindi dovuto concordare una modalità di accessibilità diretta.
L'esperienza delle prime videoconferenze ha anche portato ad un ritorno ad una cultura della conversazione più disciplinata e rispettosa. Regole base come puntualità, lasciar finire gli altri, ascoltare attivamente, ripetere e riflettere su quello che ha detto l'altro, ecc. vengono di nuovo maggiormente rispettate.
Poiché non ci sono più i tempi di spostamento da una riunione all'altra, occorre lasciare il tempo necessario a elaborare i risultati della riunione e prepararci per l'argomento successivo. All'inizio programmavamo riunioni troppo ravvicinate e non riuscivamo ad elaborare adeguatamente le informazioni. Ora prevediamo un intervallo di follow-up e preparazione tra le singole riunioni.
E sostituiamo le chiacchiere della pausa caffè con i gruppi WhatsApp e le chat di gruppo. Il lavoro di progettazione e costruzione non è cambiato in modo significativo. La struttura del server è rimasta la stessa. Non ci sono stadi intermedi archiviati localmente ma, come in precedenza, il progetto viene disegnato e modellato in un'unica versione. Il grande cambiamento è stata la trasformazione del nostro modo di comunicare. Quello che per ora non abbiamo risolto è la discussione del modello di lavoro analogico. Questo scambio manca ancora nel mondo digitale.

3. Come pensa che questa esperienza influirà sulla futura gestione di uno studio di architettura?

Ci rendiamo conto che, in quanto architetti, come avviene per la maggior parte delle menti creative, siamo persone profondamente sociali. Abbiamo bisogno di scambi regolari e di contatto diretto con gli altri. E soprattutto non saremo in grado di sostituire la discussione e il lavoro congiunto del modello analogico nel futuro digitale post coronavirus.
A causa della crisi, il passaggio a nuovi metodi di lavoro e al digitale è diventato un processo autonomo. Comunque conserveremo i cambiamenti positivi generati dallo smart working.
Riteniamo anche che tutti si abitueranno all'idea della videoconferenza e che quindi non terremo più tutte le riunioni in sito. Questo ridurrà considerevolmente i nostri viaggi di lavoro.


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