01-10-2004

Mario Botta, Fondazione Querini Stampalia
Il restauro di Mario Botta, 2003

Mario Botta,

Venezia, Italia,

Biblioteche, Musei,

Pietra,

Recupero/Restauro,

Nel centro di Venezia, non lontano da Piazza San Marco, Palazzo Querini Stampalia costituisce uno dei complessi artistici più interessanti della città, sede dell'omonima Fondazione voluta nel 1868 dall'ultimo discendente dei Querini Stampalia, dove è conservato l'intero patrimonio dell'antica famiglia veneziana.
Intervista a Mario Botta



Mario Botta, Fondazione Querini Stampalia<br /> Il restauro di Mario Botta, 2003 L'ultimo progetto per il rinnovamento dell'edificio è partito nel 1993, quando l'architetto ticinese Mario Botta ha accettato l'incarico di intervenire sul complesso, al quale aveva già messo mano Carlo Scarpa, lasciando testimonianze del suo lavoro soprattutto nella Sala Luzzatto e nel giardino interno.
E' stata l'acquisizione di una nuova ala, sul Campo di Santa Maria Formosa, a porre le premesse per una riorganizzazione dell'intera struttura, fino ad allora limitata alla zona espositiva restaurata da Scarpa, alla biblioteca al primo piano e al Museo.

L'obiettivo di Botta è stato quello di operare con attento spirito filologico, ma riorganizzando elementi tra loro disomogenei, in modo da ridefinire l'intero complesso in una continuità spaziale e funzionale.
Senza alcuna rottura rispetto agli interventi di Scarpa, Botta ha operato con richiami espliciti, evidenti sia nell'essenzialità delle linee, sia nell'accostamento di materiali e colori diversi, come la pietra e il metallo, il grigio e il rosso.
Anche la scelta di spostare l'ingresso principale su Campo Santa Maria, dove affacciano le nuove acquisizioni è stata voluta per preservare la configurazione della struttura originaria.

Al piano terra sono stati concentrati i servizi: dall'atrio alla biglietteria, dal guardaroba al bookshop. L'elemento in cui Botta ha potuto esprimersi con maggiore libertà è la nuova scala principale del palazzo che, costituita da un elemento portante metallico su cui appoggiano i gradini, sembra sospesa nel vuoto e ricorda l'ossatura di un animale preistorico.
I gradini sono composti da un tubo di sostegno e da una lastra di pietra che, nelle prime due rampe, è pietra rossa di Verona, bocciardata e levigata: soluzione scelta per dare una maggiore gravità alla partenza della scala. Un maglia in acciaio inox e lamelle sostituisce, invece, un normale parapetto, filtrando la luce zenitale fino al piano terra.

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