18-06-2007

Fondation Martin Bodmer. Mario Botta. Cologny (Ginevra). 2003

Mario Botta,

Ginevra, Svizzera,

Biblioteche,

Vetro, Legno,

Una biblioteca organizzata come un museo: è il concetto alla base del progetto messo a punto da Mario Botta per la fondazione Martin Bodmer.



Fondation Martin Bodmer. Mario Botta. Cologny (Ginevra). 2003 In questi spazi, in cui il collezionista svizzero ha raccolto nel corso della sua vita centinaia di manoscritti, incunaboli e preziosi documenti bibliografici, oggi il visitatore può seguire un percorso che va dall'origine della scrittura all'epoca moderna, passando dalla cultura greca a quella del cristianesimo, dal medioevo al rinascimento europeo.
A Cologny, nei pressi di Ginevra, la sede originaria era ospitata in due ville d'inizio secolo caratterizzate da un'architettura eclettica e inserite nell'area di proprietà di Bodmer. La necessità di ampliarne gli spazi ha portato la Fondazione a commissionare, nel 1998, un nuovo progetto all'architetto ticinese Mario Botta. La sua proposta, realizzata e portata a termine nel 2003, è consistita in un grande ambiente ipogeo, che si estende tra le due ville esistenti, sviluppandosi su 2 piani. L'ingresso, nel giardino, avviene attraverso una corte ribassata sul fronte che guarda il lago, in contiguità con il muro che separa dalla strada d'accesso al villaggio.
All'esterno non appare nulla dello spazio espositivo, che infatti è stato concepito come uno scrigno interrato, assecondando anche visivamente il desiderio di proteggere quei preziosi documenti.
A segnalare la presenza di questo spazio sono però 5 volumi che, nella loro trasparenza, sembrano quasi smaterializzarsi. Si tratta di parallalepipedi a pianta quadrata e alti circa 3.50 metri. La loro posizione, in corrispondenza dell'asse d'ingresso, crea un gioco di riflessi, ombre e schermi prospettici che indirizzano l'attenzione del visitatore verso il lago. Ma la loro presenza è legata soprattutto alla necessità di illuminare gli spazi ipogei, per cui si configurano come lucernari e, al tempo stesso, preannunciano al visitatore la presenza dei nuovi spazi espositivi. La configurazione geometrica ne fa una presenza forte nel paesaggio, in grado di modificarne la percezione con un effetto sorpresa. All'interno del mueso vero e proprio, i volumi sono esposti aperti, poggiati su sottili supporti metallici e illuminati dall'alto. La loro preziosità ha richiesto una particolare attenzione, infatti le vetrine sono in ferro grezzo e hanno vetri blindati come tanti scrigni. Le pagine manoscritte, i fogli di papiro e i preziosi incunaboli msi presentano qui come gioielli d'eccezione, in un contesto ricco di rimandi simbolici e in un'atmosfera di grande suggesione.

Laura Della Badia

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