31-10-2022

Chiedimi se credo nel futuro. Una mostra sull'ottimismo al MK&G di Amburgo

Amburgo, Germania,

Design,

Come vorremmo cambiare il futuro? Quali idee, domande e strategie servono ai designer per sviluppare visioni riguardanti un futuro migliore, e così formulare soluzioni applicabili? Ask Me if I Believe in the Future è il titolo della mostra, terminata lo scorso 23 ottobre, che ha riportato le risposte alle domande poste dal Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo alla curatrice e critica Maria Cristina Didero che, a sua volta, ha lavorato ad Ask Me if I Believe in the Future di concerto con sei designer provenienti da quattro diversi paesi.



Chiedimi se credo nel futuro. Una mostra sull'ottimismo al MK&G di Amburgo

La scorsa settimana è terminata la mostra Ask Me if I Believe in the Future, inaugurata il 30 giugno al MK&G (Museum für Kunst und Gewerbe) di Amburgo, Germania. Il progetto era nato in seno ad alcune domande che la direzione del museo ha rivolto alla curatrice milanese di fama internazionale Maria Cristina Didero. Questa a sua volta ha invitato a proporre delle risposte i designer greci Eleni Petaloti and Leonidas Trampoukis, fondatori dello studio Objects of Common Interest, Carolien Niebling dalla Svizzera, l'israeliano Erez Nevi Pana e lo studio multidisciplinare Zaven con Enrica Cavarzan e Marco Zavagno dall'Italia.

Come vorremmo cambiare il futuro? Quali idee, domande e strategie servono ai designer per sviluppare visioni riguardanti un futuro migliore e formulare soluzioni applicabili? Per rispondere Didero ha lasciato carta bianca ai designer che hanno approcciato il lavoro con visioni e maniere molto differenti. A stupire, racconta la curatrice, è che le soluzioni proposte per l'esposizione dimostrano di avere una "coerenza sorprendente - una fede condivisa nel futuro".

"In questi tempi senza precedenti, caratterizzati dalla pandemia di COVID-19, e alla luce dell'attuale conflitto in Ucraina, non possiamo non interrogarci sul futuro delle prossime generazioni. Il titolo di questa mostra può suonare semplice, ma ci abbiamo probabilmente pensato tutti almeno una volta nella vita, senza trovare una risposta precisa. Questa mostra contiene il seme della speranza, proprio come la parola futuro stessa; riguarda tanto il futuro quanto noi stessi". Spiega Didero a Jincy Iype per STIR.

Il brief proposto da Maria Cristina Didero ai designer era semplice, quasi banale, però di sostanziale importanza, molto impegnativo e introspettivo. La scelta curatoriale è stata infatti quella di lasciare completamente carta bianca ai designer, nonché di limitare le influenze durante il processo di sviluppo delle opere. Perché in fondo la risposta alla domanda sulla fede nel futuro non può che rimanere aperta a qualsiasi risposta.

Così Object of Common Interest ha realizzato un'installazione chiamata Teahouses for domesticity, che ruota attorno al bisogno di vicinanza e comunità proprio del genere umano. Homecoming di Erez Nevi Pana porta la visione di panorama futuristico dove umani, animali e la natura tutta riescono a convivere su un Pianeta Terra finalmente tutelato. Gli italiani Zaven hanno risposto con Why Not?, ma solo se riusciremo a collaborare. Carolien Niebling, che si definisce una "futurista del cibo" ha realizzato Future-Proof Plating, mostrando cibi naturali che ancora non fanno parte della nostra dieta.

In conclusione, la risposta alla domanda "Ask Me if I Believe in the Future" è risultata essere positiva, ma, racconta Maria Cristina Didero, non c'era questa certezza a inizio lavori: "Volevamo porre questa domanda ai designer, per stimolare l'azione in risposta al tema, la loro idea del futuro e di come il design può diventare un portabandiera del cambiamento; quando mesi fa abbiamo posto loro la domanda, non immaginavamo che avremmo ricevuto così tante risposte positive e iniziative orientate alla soluzione". La curatrice prosegue spiegando quanto sia stato piacevole scoprire che, pur non interfacciandosi, tutti abbiano scelto di basare il proprio lavoro su un pensiero positivo: "Ogni azione che intraprendiamo come individui è già un salto nel futuro. Il nostro istinto umano di progettare, organizzare, risolvere, si basa sull'idea che ci sarà un domani per il quale progettiamo oggi".

Francesco Cibati

Captions
01 - Teahouses for Domesticity, 2022. Works: Objects of Common Interest; Photo: Henning Rogge
02 - Teahouses for Domesticity, 2022. Works: Objects of Common Interest; Photo: Henning Rogge
03 - Future-Proof Plating (Detail), 2022. Works: Carolien Niebling; Photo: Henning Rogge
04 - Why Not? (Detail), 2022. Works: Zaven; Photo: Henning Rogge
05 - Homecoming (Detail), 2022. Works: Erez Nevi Pana; Photo: Henning Rogge
06 - Maria Cristina Didero - Photo: Stefano Ferroni
07 - Standing Stones, 2020 ADAM – Brussels Design Museum. Photo: Mathijs Labadie
08 - Teahouses for domesticity, 2022 Rendering: Objects of Common Interest
09 - Future-Proof Plating (Detail), 2022. Works: Carolien Niebling; Photo: Henning Rogge

www.mkg-hamburg.de