25-10-2019

Facciata tridimensionale in acciaio e vetro dell’HARPA di Reykjavik

Henning Larsen Architects,

Reykjavik,

Auditorium, Teatri, Art Center,

Acciaio, Vetro,

L'iconica facciata dell'Harpa di Reykjavik è direttamente ispirata alle formazioni basaltiche tipiche dell'Islanda, con frames metallici, denominati Quasi-brick



Facciata tridimensionale in acciaio e vetro dell’HARPA di Reykjavik In Islanda a Reykjavik è stato costruito dallo Studio Henning Larsen Architects un centro per l’arte, composto di quattro auditorium, la cui facciata è una struttura composta di strutture tridimensionali in acciaio e vetro e realizzata grazie alla collaborazione con l’artista Olafur Eliasson.
L’edificio progettato dallo Studio Henning Larsen Architects è composto da quattro auditorium e una serie, ben integrata, di altri spazi che servono a numerose iniziative. Queste ultime non aspettavano altro che di essere collocate lì, così da rendere questo edificio un vero e proprio centro di aggregazione culturale e polidisciplinare, grazie anche alla vasta gamma di eventi che si svolgono in città da molto tempo. Concerti, scuola musicale, esibizioni di gala e banchetti internazionali, ma anche picnic e pranzi meno sfarzosi, sono solo alcune delle iniziative che ospita. In tal modo l’Harpa è diventato un luogo in cui la città e l’Islanda possono identificarsi.
È interessante non solo la composizione dell’edificio in sé, basata su uno schema progettuale semplice, ma anche lo sviluppo complesso dell’involucro, in quanto, grazie alla facciata realizzata da elementi tridimensionali in vetro e acciaio, la semplicità ne è l'elemento dominante. Quest'ultima è il frutto dell’elaborazione di un modello matematico studiato da Einar Thorsteinn, il quale è partito dal concepire un elemento sfaccettato, composto da un romboide e un esagono, al fine di ottenere un volume dodecaedrico irregolare chiamato “quasi-brick”, ovvero un “quasi-mattone”. L’ispirazione è partita dai celebri massi basaltici, che sono un'inconfondibile tratto geologico dell’Islanda. Così iniziando dalla ripetizione di una forma geometrica pura e regolare, Eliasson e Larsen sono arrivati all’elaborazione di un corpo che doveva essere replicabile e assimilabile a quelle formazioni litoidi. E pare ci siano riusciti bene.
Il risultato ha prodotto dei frames in acciaio alleggerito, montati nudi, per poi posare comodamente gli impianti a LED al loro interno e in fine essere chiusi da vetri. In tal modo il cantiere è stato gestito in fasi ad andamento quasi geologo, cioè per strati, al preciso scopo di ottenere un corpo urbano capace di dialogare con la città attraverso un basso impatto luminoso.

Fabrizio Orsini

Architect: Henning Larsen Architect
Team façade: Olafur Eliasson, Studio Other Spaces

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