19-11-2019

ONSTAGE: INTERVISTA CON EBI MARIA GRASSI, GRUPPO UNIPOL

Milano,

Intervista, Ing. Ebi Maria Grassi, Gruppo Unipol, UnipolSai,

"Da oggi il Gruppo Unipol gestisce un patrimonio ampio e variegato in termini di qualità di  proprietà: è per noi una grande ambizione rilanciare, fare rivivere quegli immobili che rivestono particolare pregio architettonico e storico e che rappresentano simboli importanti di una memoria collettiva."



<strong>ONSTAGE: </strong><strong>INTERVISTA CON EBI MARIA GRASSI, GRUPPO UNIPOL</strong><br />
Ho un incontro con l’Ing. Ebi Maria Grassi, responsabile Promozione Iniziative Immobiliari e Affitti Temporanei di UnipolSai Assicurazioni e parliamo dell’ambizioso, importante programma di riqualificazione che, limitando il raggio di azione alla città di Milano, sta attualmente interessando immobili di proprietà del Gruppo di grande valore storico, simbolico ed architettonico, vere e proprie icone del panorama cittadino e nazionale.

1. Parlando di Milano, avete abbracciato un preciso programma di rinascita di landmark, che rappresentano momenti estremamente significativi dello scenario lombardo e di quello italiano, improntato su un attento rispetto della tradizione e, nello stesso tempo, aperto ad input innovativi. Crede che si possa bilanciare questo rapporto che è basato sul rispetto del passato ma è anche proiettato verso un futuro di progresso ed innovazione?

Da oggi il Gruppo Unipol gestisce un patrimonio ampio e variegato in termini di qualità di  proprietà: è per noi una grande ambizione rilanciare, fare rivivere quegli immobili che rivestono particolare pregio architettonico e storico e che rappresentano simboli importanti di una memoria collettiva. L’approccio che viene sviluppato nei progetti, ed in particolare mi riferisco al recente intervento in fase finale di Torre Galfa, persegue un’idea di riqualificazione e modernizzazione nel rispetto dell’esistente, individuando destinazioni d’uso interno adeguate alle necessità dei tempi che viviamo. 

E’ stata concepita una destinazione che non è più solamente ad uso uffici, come era alla fine degli anni ‘50, ma è soprattutto anche dedicata a nuovi servizi, che rendono nell’insieme l’edificio multifunzionale. Galfa ospiterà un hotel, residenze di affitto temporaneo, appartamenti-vacanza, per brevi soggiorni e sul roof-top un ristorante con vista panoramica, aperto alla città di Milano. A livello stradale sarà molto più connessa ai cittadini, ripensata per vivere 24 ore su 24, grazie al ristorante dell’ultimo piano e alla palestra al piano terra. L’idea è di valorizzare il percorso storico, sia architettonico che culturale, che ha accompagnato queste importanti presenze, mantenendo il linguaggio estetico e formale originale, attualizzando le funzioni specifiche che le contraddistinguevano, nell’intento di renderle nuovamente protagoniste nel tessuto urbano. 
Per quanto riguarda Torre Velasca, nel corso degli ultimi anni, sono state promosse numerose iniziative di carattere culturale, che abbracciano il mondo dell’arte, della musica, dell’architettura e del design, finalizzate a dare particolare rilievo alla storia e alla cultura italiana, congiuntamente alla volontà di aprire e rendere accessibile ai cittadini uno dei segni più iconici di Milano. La torre non era stata abitata da anni e con la formula Domux Home abbiamo proposto un nuovo concetto di ospitalità, che prevede soggiorni medio-brevi, per chi è di passaggio, perché in viaggio, o per i residenti che desiderano concedersi il lusso di vivere questo ambiente raffinato, che domina lo skyline cittadino. Credo che fino ad ora siamo riusciti a trovare un buon equilibrio tra esigenze che richiedono il rispetto di un passato importante ed il programma di rinascita.

2. Vorrei che mi parlasse un po’ dei percorsi e delle idealità con cui vi proponete di ricucire o intensificare un dialogo con la città fatto di condivisione e partecipazione attraverso entità forti che nel corso degli anni hanno perduto il ruolo emblematico che rappresentavano.

Quando ci prefiggiamo di ottenere questi risultati, ci basiamo sulla valorizzazione del passato proiettata verso una nuova fruizione della società che cambia. Nel caso specifico di Torre Velasca, raffinata tecnica ingegneristica, sperimentazione e linguaggio architettonico erano le importanti peculiarità, le note caratteriali di alto pregio dell’immobile da cui non si poteva prescindere in un programma di rilancio. Un percorso affine è stato affrontato per Torre Galfa, dove l’intervento di riqualificazione è avvenuto in assoluto rispetto di quel lessico formale adottato nel 1956 da Melchiorre Bega, che aveva da subito fatto esprimere commenti estremamente elogiativi da uno degli architetti più autorevoli del panorama italiano. Per rispetto delle attuali necessità, non abbiamo potuto mantenere la destinazione ad uffici, che negli anni ’50 avevano ospitato con orgoglio l’imprenditoria di Milano, molto fiorente per quei tempi. L’edificio viene comunque restituito nella sua piena riconoscibilità allo skyline cittadino, garantendo l’efficienza, il comfort e la messa in sicurezza che le normative vigenti richiedono. Tornerà ad essere un punto di forza dell’architettura milanese, prefiggendosi di focalizzare l’ammirazione da parte del mondo culturale ed artistico, come aveva saputo catturare da parte del regista Michelangelo Antonioni, con ‘La Notte’.



3. Pensa che questo ‘laboratorio di arte e design’, che è stato creato in un contenitore emblema, come quello di Torre Velasca, che non poteva essere più pertinente come testimonianza tangibile del coraggio di osare dei suoi allora architetti progettisti in erba, e che sarà continuato in un’altra torre altrettanto emblematica, possa essere un reale incoraggiamento per i giovani ad affermare una propria personalità ed identità?

Sicuramente. Nel corso di questo ‘laboratorio di arte e design’ abbiamo creato un rapporto di collaborazione sinergica con le principali scuole di Milano, NABA, Politecnico di Milano, IED, Scuola Politecnica di Design, offrendo l’opportunità agli studenti di conoscere più a fondo la storia dell’ architettura milanese, nello specifico quella di Torre Velasca, comprendendo gli ideali che hanno portato alla sua ideazione e dai quali potesse nascere lo stimolo per creare oggetti di valenza commerciale, tenendo in considerazione il luogo specifico. L’iniziativa ha promosso, da un lato, prodotti di design di illuminazione dello spazio pubblico che è abbracciato da Torre Velasca, e dall’altro ha permesso ai giovani creativi di entrare in contatto con giurie di prestigio, di ricevere commenti e consigli sui loro lavori ed essere aiutati ad avere un po’ di risonanza in un contesto estremamente competitivo come quello del design contemporaneo. Merita, credo, di essere sottolineato il fatto che abbiamo voluto che fossero realizzate materialmente le lampade vincitrici, creando prototipi da poter essere messi in produzione in un prossimo futuro. Comprendiamo quanto per i giovani sia oggigiorno difficile iniziare un’attività professionale e poterla praticare con continuità, essendo il mercato divenuto molto più globalizzato e, di conseguenza, tanto più concorrenziale. C’è la tendenza, poi, molto diffusa a scegliere e supportare puntualmente i nomi più altisonanti e conosciuti, non avendo il coraggio di rischiare con giovani promettenti ma non ancora noti. Anche se un designer o un architetto famosi hanno un costo elevato, rimangono una garanzia, un brand per il pubblico finale, che dovrà approvare il progetto e non è facile cercare di cambiare questo modo di decidere, preoccupato di ottenere il responso favorevole che desidera.

Organizzando concorsi come questo, di cui ti ho parlato, in un ambiente impregnato del carattere rivoluzionario dell’impresa che i giovani architetti dello studio BBPR hanno saputo portare a termine con tanto coraggio, non significa solamente riaccendere lo spirito connaturato con Velasca ma anche dare un supporto a chi non è ancora molto ascoltato e merita di essere aiutato. Il binomio Velasca-BBPR e incentivi ai giovani meritevoli mi sembra molto pertinente e che possa essere veramente incoraggiante.

4. Milano è sempre più protagonista nel panorama internazionale: con che agenda il progetto Unipol Urban Up si prefigge di affiancare questa brillante ed impegnativa evoluzione?

Il Gruppo Unipol a Milano, ha un’alta concentrazione di immobili e interessi, ed un piano di investimenti che impone player di alto livello, sia nell’ambito del tessuto urbano consolidato, sia nelle fasce secondarie della città. Urban Up ed il “brand” immobiliare del Gruppo Unipol, dedicato alle idee di riqualificazione ed innovazione, improntate all’idea di sostenibilità, solidità, affidabilità, valorizzazione del patrimonio storico-artistico, affiancano concetti di evoluzione del mercato attuale, cercando di contestualizzare i progetti in divenire attraverso una rigenerazione o recupero che guardano alla città come tessuto urbano e sociale, con una visione di aiuto a lungo o medio temine. Grattacieli, palazzi, edifici storici tornano ad assumere il ruolo di protagonisti che avevano perduto nella propria città, attraverso interventi che coniugano innovazione e tradizione, ammodernamento e restauro. Urban Up ha messo a punto anche una valorizzazione degli immobili come contenitori di vita inclusiva per la collettività con un interessante calendario di attività culturali che affiancano altri eventi importanti previsti da Milano, una città particolarmente colta ed esigente che sa offrire, con grande generosità primizie di qualità altissima e di livelli internazionali.

5. Come pensate di aiutare i giovani in campo nazionale ed internazionale in un settore estremamente competitivo come il mondo architettonico?

Abbiamo lanciato un concorso di idee, in partnership con YAC, Young Architect Competition, aperto a chiunque in qualunque parte del mondo, che non abbia raggiunto un’età superiore ai 35 anni, e penso che possa essere una buona piattaforma di lancio, per mettersi in evidenza a livello internazionale. Abbiamo riservato oltre 27.000 m2 di progettazione per un kindergarten, nell'antica fabbrica di ceramica di Laveno Mombello, di proprietà del Gruppo, un contenitore storico-industriale molto significativo, permettendo ai partecipanti di confrontarsi e dialogare su temi di riutilizzo e valorizzazione di edifici di pregio abbandonati.
Crediamo che il confronto ed il dialogo tra culture ed esperienze diverse alimenti uno scambio estremamente utile per i giovani che dovranno lavorare in un mondo divenuto sempre più globalizzato e che richiede di capire realtà diverse da quella locale in cui siamo vissuti. 



6. La cultura sta alla base di molti progetti che avete affrontato e state affrontando. Può essere la cultura un driver che fa della città un interlocutore attivo ed aiuta un tessuto urbano e sociale ad essere ricucito, rendendolo più compatto?

La cultura è un fattore che puo’ sicuramente aiutare a trovare un rapporto intensamente sinergico tra edificio e città. Unipol ha lanciato una serie di iniziative culturali inclusive, con l'intenzione di creare una vena pulsante nei suoi progetti di riqualificazione, che li reintegra nel tessuto urbano e li aiuta ad essere molto vitali e stimolanti nel rapporto con la gente del posto. Torre Velasca, ha ospitato eventi, che sono stati promossi con l’accattivante denominazione di "Tower Tales", e hanno abbracciato arte, suono, design e architettura, sottolineati da un forte spessore storico per le storie che hanno saputo raccontare. Una collaborazione con Blue Note, il leggendario jazz club di Milano, ha dato spunto a numerosi appuntamenti con celebri cantanti e musicisti, come Bill Frisell, Sarah Jane Morris e Roger Rota. Le installazioni artistiche, curate nella galleria inferiore della torre, che ha fornito un eccellente spazio aperto per incontri con il pubblico, hanno coinvolto la video-installazione di Kaari Upson, "In Search of the Perfect Double" e la narrazione musicale di Will Benedict, "Men Were a Mistake", la mostra video di Keith Sonnier, che, concentrando clip e pezzi di corpi in movimento, ha generato una sorta di connessione tra il corpo e l’architettura circostante, ed il debutto di "Naked in the Morning" di Alexander May. Le installazioni luminose di Ingo Maurer hanno saputo giocare un ruolo carismatico, accendendo la torre con forte appealing, creando un momento perfetto per mostrare alla città la rinascita di questo storico punto di riferimento. Una moltitudine di programmi di narrativa culturale hanno insomma riportato vita e ringiovanimento in un'area dimenticata, riattivandola su scala urbana e sociale.

7. È fondamentale che l’edificio, oggetto di restyling, sia un’icona che ha rappresentato un momento importante per la città o, anche riutilizzando contenitori che non rivestono particolare valenza, si possono creare momenti di socialità connettivi ed inclusivi? 

E’ una realtà che si possono creare momenti di intensa inclusione ed interazione sociale senza discriminare il luogo prescelto come incubatore. Quello che si deve considerare cruciale è il riuscire con un intervento di recupero a riattivare non solo il contenitore ma possibilmente l’area limitrofa, provocando una buona ricettività pubblica. Come ho già detto, siamo propensi a supportare progetti ed iniziative culturali innovative capaci di dare nuova vita a spazi che hanno perso il ruolo trainante che ricoprivano nell’ambito di un contesto urbano e sociale.

8. Qualcuno ha detto che costruire e riadattare ispirandosi all'ossimoro 'Magico Realismo' sarebbe un necessario, appropriato approccio che ci aiuterebbe a scoprire nuovi paradigmi narrativi e prospettive ottimistiche. Lei condivide questo punto di vista? 

Realismo concerne la sfera costruttiva e di riabilitazione di un immobile ed è una condizione imprescindibile che i dati tecnici siano soddisfatti con la massima professionalità, in ordine di fornire un ambiente il più sostenibile e vivibile possibile. Se alla logica e alle competenze tecniche si aggiunge poi la capacità di creare momenti di condivisione e di soddisfare l’esigenza del fruitore finale, facendolo sentire gratificato per l’ambiente che gli viene proposto, beh, allora si può parlare di un’architettura al servizio dell’uomo e della società. 

9. Un paese e un esempio di rigenerazione nel panorama internazionale che stimola emulazione.

Milano, a mio parere, ha conosciuto in questi ultimi anni una rinascita del proprio patrimonio architettonico, che e’ adeguata alle aspirazioni di una città che ambiva a ricoprire un ruolo importante nel panorama internazionale. Non si è solamente dedicata al restyling dei suoi edifici-simbolo, delle presenze più significative, ma ha anche saputo affiancare altri interventi di tutto pregio come il recupero di aree dismesse, momenti di valore strategico all’interno di una geografia policentrica e regionale, rivitalizzando le aree interessate, nel rispetto delle loro caratteristiche e peculiarità, intensificando le funzioni e relazioni che le legano alla città e alla periferia.

Virginia Cucchi


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