04-09-2019

ONSTAGE: INTERVISTA CON RICHARD ENGLAND 

Richard England,

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“E coloro che furono visti danzare erano ritenuti pazzi da coloro che non potevano sentire la musica”, Nietzsche



<strong>ONSTAGE: INTERVISTA CON RICHARD ENGLAND </strong><br />
L’architetto, amico di mio padre, che ha parlato con tanta passione e poesia del silenzio e’ Richard England. Vive in un’isola, Malta, dove e’ nato, una situazione geografica che verrebbe di collegare con la sua particolare propensione ad un’architettura della meditazione, un’architettura “da sentire piu’ che da guardare”, come ricerchera’ Luis Borges, negli ultimi anni della sua vita, continuando a viaggiare, seppure afflitto da completa cecita’. In realta’ Richard ha vissuto una vita densa di incontri molto interessanti ed importanti: conseguita la laurea al Politecnico di Milano, negli anni ’60, periodo che lui definisce ‘momento d’oro’ dell’architettura italiana, fa pratica nello studio di Gio’ Ponti, allora editore della rivista Domus. L’atelier e’ occasione d’incontro con personalita’ d’eccezione, uomini di altissima caratura artistica ma anche morale, che non faranno che affinare le predisposizioni ed alimentare gli entusiasmi di un giovane, che gia’ intendeva la disciplina prescelta non come una professione ma come vocazione, in continuita’ con l’impegno del padre, anch’egli architetto. Albini, Michelucci, Mangiarotti, Scarpa, Giancarlo De Carlo, Moretti sono solo alcuni dei giganti con cui avra’ l’opportunita’ di confrontarsi, e anche di lavorare, come quando nel 1961 verra’ assegnata a Ponti la cura degli interni per il Palazzo dell’Esposizione Internazionale del Lavoro a Torino, affidato alla realizzazione di Pier Luigi Nervi.

Di questi uomini di profonda cultura, capaci di animare il dibattito dell’architettura italiana, Richard ricordera’ spesso con grande ammirazione l’umilta’ e la modestia che tanto lo colpi’ di Nervi, qualita’ che saranno per lui una costante nella professione e nella vita. Ritornato nella sua isola, inizia con piccoli interventi, finche’ l’orizzonte si apre ad un panorama piu’ internazionale: negli anni ’70 lavora in Arabia Saudita e nei primi anni ’80 viene nominato insieme a Robert Venturi, Arup Associates, Arthur Erickson, Sheppard Robson e Ricardo Bofill come consulente della Municipalita’ di Baghdad, in Iraq, per la riabilitazione del città. 

Si schiera a favore della ripresa dei rapporti con Renzo Piano, a difesa del controverso e travagliato masterplan proposto per rinnovare le caratteristiche originali e storiche del sito esistente di La Valletta, sostenendo che “rinunciare a Piano sarebbe passato alla storia allo stesso modo come se i Cavalieri di Malta avessero buttato via i dipinti di Caravaggio!" e che il progetto avrebbe rappresentato “il faro di La Valletta per il futuroUna combinazione magistrale di eleganza e forza. Un ingresso eccellente con meravigliose scale laterali”. L’architettura di Richard England parte originariamente da una lettura attenta della ricca stratificazione vernacolare maltese con la precisa intenzione di “aggiungere una foglia all’albero, ma non di sostituire l’intero albero”. Dei tre principi vitruviani, quello che lo intriga maggiormente e’ il concetto di ‘Venustas’, inteso come bellezza e poesia. L’aiuto della letteratura conferisce ai suoi progetti un’aura di magia, nella ricerca di una dimensione piu’ astratta, metafisica. “La mia occupazione e’ quella di intrecciare sogni”, per citare nuovamente Luis Borges, autore da lui molto amato, ma che potrebbe essere una sua stessa dichiarazione sulle finalita’ della sua professione. 



Molto coinvolto dall’argomento religioso, concepisce diverse chiese, ricercando la sfera della spiritualita’, attraverso un’espressione basata sull’essenzialita’. Si dedica all’insegnamento e riceve importanti riconoscimenti come l’attribuzione di 8 Honoris Causa da parte delle Universita’ di Buenos Aires, New York, Georgia, Sofia (3 universita’), Romania e Malta, e tantissime altre prestigiose legittimazioni. Proprio in questi giorni e’ stato insignito del prestigioso CAA Robert Matthew Award. Non e’ solo architetto ma anche scultore, fotografo e squisito disegnatore. Dichiara di amare la poesia ma e’ poeta lui stesso.Estremamente colto e sagace, sa trovare espressioni che ci fanno sorridere nelle loro verita’, come quando con ironia parla degli architetti e dice che dovrebbero “avere piu’ eco e meno ego”. Ultimamente si riferisce alla sua isola con un po’ di amarezza, dicendo che da vergine incontaminata, quale era, e’ stata purtroppo trasformata in puttana e si rammarica che l’architettura odierna sia divenuta troppo venale, troppo attenta al riscontro economico. 

Le risposte che ho ricevuto sono state talmente generose ed interessanti che ho deciso di dividere l’intervista in tre parti per non togliere a chi leggera’ il piacere non solo di assorbirle con l’avidita’ che provocano ma anche con la riflessione che meritano.


  1. Richard, l’ho sentita una volta parlare del silenzio con tanta intensita’ e passione, da scatenarmi un forte desiderio di approfondire il tema di grande fascino. Vorrei chiederle come mai ha fatto di questo elemento una parte cosí importante del suo lavoro e, penso, anche della sua filosofia di vita.                            
PAESAGGI SONORI DEL SILENZIO
"Molto silenzio provoca un rumore potente” - proverbio africano

SILENZIO COME CONTEMPLAZIONE
I dizionari definiscono la parola ‘silenzio’ come "assenza di suono o rumore". Eppure il silenzio è molto più che un'assenza o un vuoto, e ne esistono tanti tipi quanti sono i suoni. Personalmente considero il silenzio come qualità essenziale per la contemplazione, la tranquillità, il riposo e la calma; tutto così necessario nella confusione odierna, nel caos urbano e nell'assalto frenetico di congegni tecnologici. Rimane forse il miglior antidoto per una disintossicazione dal martellamento digitale contemporaneo, una sorta di "musica muta”, per usare una definizione di San Giovanni della Croce. Il silenzio può anche essere pensato come una luce che illumina ciò che è nell'ombra, perché ci parla effettivamente e può a volte essere un linguaggio più potente delle parole. "L'apprendimento di una lingua riguarda più l'apprendimento dei suoi silenzi che del suo suono”, Ivan Illich. Ci sono momenti in cui l'assenza è ancora più potente della presenza (pensate alle Torri Gemelle). Il silenzio forse potrebbe essere considerato come l'eco perduto, fantasma o spettro del suono. La vita umana non è che un intervallo turbolento tra due silenzi profondi, quello dell'utero prenatale e quello della tomba post mortem. Il silenzio comporta un cambiamento nel ritmo delle nostre vite, un salto nella limpidezza e lucidità. Non abbiamo tutti sperimentato i suoi momenti estremamente gratificanti quando, dopo aver chiuso la porta e sei solo, provi un istante elegiaco, la dolce brezza della quiete allontana il caos, coccola il corpo, calma la mente, da’ una tregua all'anima e pace allo spirito? II silenzio agisce soprattutto come fonte primaria di purificazione, che e’ più di una necessità nel nostro mondo contemporaneo affetto da materialismo, avidità di denaro, competizione e da un’incessante bombardamento di macchine e media. Le parole di Jean Arp "l'uomo ha voltato le spalle al silenzio" sono ancora più appropriate oggi, rispetto a quando l'artista le scrisse quasi un secolo fa.

Ciò che è richiesto oggi non è un silenzio vuoto, ma pulsante ed intenso, che possa calmare, offrire un rimedio. George Steiner ci ha rammentato che "il silenzio è un rifugio". Lo stile di vita secolare e tecnologico di oggi lo preclude. Viviamo in un'epoca di chiasso e rumore e ciò di cui abbiamo veramente bisogno non è la crescente risonanza del suono, ma un riposante silenzio, capace di offrirci tranquillita’. Nel 2011 l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita’) ha definito il rumore "una piaga moderna" e ha confermato gli effetti negativi che provoca sulla nostra salute. Il silenzio oggi è purtroppo diventato una specie in via di estinzione, pur rimanendo una necessità di base che, secondo le parole del poeta persiano Rumi, "può portarti al centro della vita", in quanto catalizzatore dell’estasi e dell’esultanza interiori."Tutto è noto nella sacralità del silenzio”, continua il poeta, sottolineando ancora una volta la sua importanza imprescindibile per oscurare e superare il suono. E’ attualmente una necessita’ per pacificare e placare le urla assordanti della vita moderna, dal momento che ci nutre e protegge; le sue foglie pastello abbracciano, le sue gentili tonalità accarezzano e la sua sacralità avvolge. Kahir Gibran ci ricorda "solo quando berrete dal fiume del silenzio potrete davvero cantare”. Il silenzio senza creare silenzio interiore, più di un vuoto è una pienezza tanto potente da soffocare il clamore più forte. Il silenzio può anche essere pensato come il movimento circolare del suono, un'alba piuttosto che un crepuscolo, un inizio più che una fine, o nelle parole di Louis Kahn "una soglia dove il silenzio e la luce si incontrano". In definitiva forse il più rumoroso silenzio di tutti può essere il silenzio della morte. Per scoprirlo non ci resta che attendere!

SILENZIO NELL’ANTICHITÀ E NELLA BIBBIA
"Si avvicina agli dei, vicinissimo agli dei chi sa come stare in silenzio” - Catone il Vecchio
Il fenomeno del silenzio è stato un argomento molto discusso e dibattuto fin dall'antichità. La maggior parte delle civiltà antiche ospitava divinità del silenzio; gli Egiziani Horus, discendente di Osiride e Iside, dio del sole che fu in seguito interpretato dai Greci come il dio del silenzio a causa del polpastrello sulla sua bocca. I Greci stessi adoravano Harpokrates (derivato da Horus), come loro dio del silenzio e della segretezza, mentre credevano anche in uno spirito della quiete, Hesychia. La ninfa Calypso, figlia di Atlante, che abitava sull'isola di Ogygia (Gozo), era anche secondo la mitologia greca, come raccontato nell'Odissea di Omero, una divinità del silenzio. Si dice che abbia tenuto Odisseo prigioniero in Ogygia per sette anni fino a quando le fu ordinato di liberarlo da parte di Zeus. Pure la dea romana Angerona si portò un dito alla bocca in atto di richiedere silenzio e ne fu considerata divinità.
Tra i molti riferimenti al silenzio nella Bibbia, nel Nuovo Testamento si racconta che Gesù visitava sempre luoghi remoti e silenziosi per pregare "... Gesù andò in un luogo solitario, dove pregò" (Marco 1: 35). L'apostolo Matteo nel suo Vangelo raccomanda il silenzio, come qualità imprescindibile per la preghiera, con queste parole: “ Entra nella tua stanza, chiudi la porta e prega il Padre in silenzio’". Nell’atto della chiusura della porta, Matteo suggerisce l’allontanamento dal chiasso della vita quotidiana e la necessità del silenzio per la preghiera. E’ in questa condizione infatti che la preghiera è più potente, perché in definitiva riguarda più il silenzio e l'ascolto che la domanda. E’ stato il pastore americano ed autore Aiden Wilson Tozer a dire "se parli tanto quando preghi, non sentirai mai le risposte di Dio" e Madre Teresa ci ha anche ricordato che "Dio non può essere trovato nel frastuono e nell’irrequietezza, perché Egli e’ un amico del silenzio “.

ALTRI ASPETTI DEL SILENZIO
"Da molto tempo ho scelto il silenzio come rimedio al dolore” - Eschilo
Il silenzio raggiunge forse la sua massima potenzialita’ come soglia di pausa per la creatività. Thomas Carlyle ha affermato che "il silenzio ispira creatività" ed Einstein ha confermato che "la solitudine di una vita tranquilla stimola la mente creativa". In entrambe le discipline, sia della scienza che delle arti, troviamo esempi di come non solo accenda i fuochi della creatività nelle menti degli artefici, ma sia a volte anche presente come componente chiave del progetto stesso. Può tuttavia avere anche usi diversi, ad esempio quando rappresenta una pausa necessaria per riflettere come rispondere a domande imbarazzanti; quando funge da sospensione attenta all’ascolto o è utilizzato come arma di protesta. Puo’ anche esprimersi come momento consolatorio fondamentale per chi prova tormento e dolore per la scomparsa dei propri cari. Fu Voltaire a dire che "le lacrime sono il linguaggio silenzioso del dolore". Il percorso di guarigione ha principalmente bisogno di cercare rifugio nella solitudine e nel silenzio, rimanendo quest’ultimo il miglior antidoto e palliativo nei momenti di lutto e perdita. Il vero silenzio placa il dolore ed è un canto lenitivo del lutto. Il rispetto di ‘un minuto di silenzio’ viene anche utilizzato per ricordare tragici incidenti e vittime.

SILENZIO NELLA MUSICA
“Suono le note come chiunque altro, ma nel mezzo sta il silenzio, è lì che risiede il segreto” - Arthur Schanbel. 
Il silenzio nella musica determina gli spazi tra il suono, è lì per servire il suono. Le pause musicali sono indicate come intervalli, equivalenti alla punteggiatura in letteratura. "C'è un silenzio prima della nota, c'è un silenzio alla fine e c'è un silenzio nel mezzo”, Daniel Barenboim. La composizione musicale eleva il silenzio allo stesso livello di importanza delle note suonate. Handel, Mozart, Beethoven, Wagner ed altri hanno utilizzato lunghe pause o arresti musicali per intensificare l’effetto sonoro. Fu Mozart a dire che "la musica non è nelle note ma nel silenzio intermedio", e in seguito il direttore d’orchestra Leopold Stokowski aggiunse che "un pittore dipinge su tela ma un musicista dipinge sul silenzio". Intervalli prolungati nella musica possono essere definiti come espressioni dell’ inesprimibile e si trovano spesso nelle principali opere classiche per estendere ed amplificare le pause silenziose tra le note. Gli esempi abbondano nelle opere di autori come Sibelius, alla fine della sua ‘Quinta Sinfonia’, Haydn nella sua ‘La Creazione’, e Barber nel suo ‘Adagio'. Intervalli volutamente allungati sono presenti nella produzione del giapponese Toru Takemitsu, che ha basato molti dei suoi ultimi lavori sul concetto giapponese di MA (vuoti che non sono vuoti o assenze che sono presenze) come una serie di pause per creare non solo vuoti silenziosi ma anche ampi momenti di meditazione riflessiva. Anche il compositore estone Arvo Part si è curato di come gli spazi di silenzio nella musica aumentino effettivamente il suo potere emotivo. I suoi silenzi creano intervalli estatici di immobilità apparentemente mistica e spirituale. 'Fur Alina', uno dei suoi pezzi che prediligo, è un brano pregno di una ricca presenza di silenzi estesi e meditativi. È un'opera di estremo minimalismo e bellezza ineffabile, un'ode agli intervalli di silenzio tra le note.
Il musicista americano John Cage ha dedicato la sua missione ad una ricerca senza fine di sperimentazione sul completo silenzio. Durante questa sua costante ricerca entrò in una camera anecoica (una stanza esente da eco), non riverberante nella speranza di sentire il silenzio assoluto e completo. L'esperienza tuttavia non gli forni’ il silenzio assoluto. E nelle sue stesse parole "ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, il primo quello del mio sistema nervoso in funzione e il secondo quello della mia circolazione sanguigna". Dopo la visita alla camera anecoica, Cage ha concluso che "non possiamo creare un completo silenzio, pur tentando al nostro meglio". Fu in seguito che lavoro’ al suo controverso 4'33“, consistente unicamente di silenzio. Una composizione che ha cambiato la storia della musica; un'opera ispirata alle tele bianche del collega artista americano Robert Rauschenberg e alla filosofia e agli scritti dell'artista Dada, Marcel Duchamp. Fine della composizione era enfatizzare ancora una volta che il silenzio assoluto è impossibile da raggiungere. L’artista racconta che 4'33“ non era in realtà silenzioso, ma pieno di tutti i rumori ambientali circostanti che il pubblico avrebbe vissuto e che considerava come ingredienti integrali del pezzo musicale; suoni non creati dal compositore. La maggiore influenza di Cage, a parte Rauschenberg e Dada, fu il suo interesse per le filosofie del Buddismo e dello Zen. La sua intenzione era di offrire agli ascoltatori una pausa di quattro minuti e mezzo da un ascolto forzato; un tentativo di ripristinare per qualche istante il silenzio perduto nel nostro mondo rumoroso e chiassoso. Nonostante la controversia, rimane un pezzo che offre una testimonianza molto potente. E’ riuscito ad enfatizzare più di ogni altra composizione che il silenzio nella musica è importante quanto il suono. "Musica e silenzio si combinano con forza, perché la musica è fatta con il silenzio e il silenzio è pieno di musica”, Marcel MarceauUno dei miei brani preferiti in prosa relativi al silenzio della musica proviene da ‘Il Casello Magico’ di Norton Juster. Il libro, composto da un testo fatto di giochi di parole che solleticano l'orecchio, manifesta la convinzione di Juster che ci sono tanti silenzi quanti sono i suoni. Il capitolo per il quale ho una particolare predilezione è quello in cui Chroma dirige non la musica sonora, ma i silenziosi e inudibili colori cangianti del tramonto, una sinfonia afonica, senza suoni e senza rumori.

SILENZIO IN POESIA E LETTERATURA
"La poesia è pittura che parla” - Plutarco.
Fu il drammaturgo Harold Pinter, premio Nobel, a considerare in prosa la pausa del ‘dialogo non parlato’ importante quanto le parole. Nelle sue opere ha usato pause silenziose per creare un senso di esitazione o tensione. Pinter ha sempre creduto fermamente che la comunicazione non si raggiunga solo con ciò che viene detto, ma anche grazie a ciò che non viene detto. La poesia, la musica del linguaggio, consiste nel costruire con parole e scolpire con suono e silenzio. Si avvale del sapore delle parole, i loro vuoti intermittenti e le pause silenziose; un incontro tra suono e silenzio. Si legge non solo ciò che è scritto, ma anche ciò che non è scritto; anche le parole tra le righe e le parole invisibili; l'udito ed il non udito; il detto ed il non detto. Dipende da quanto musicali e significativi sono questi passaggi che il lavoro del poeta e’ elevato dal regno della prosa a quello della poesia. Vero poeta è colui che intesse una rete di magia capace di rapire il lettore e coronare le emozioni elevando i cuori. Come un mitico stregone e mistico cartografo, il poeta si defila dai regni del tempo e dello spazio. Nelle dimore della magia e del mito la dimensione temporale non è più la norma, le lunghezze e le latitudini si fondono e la memoria e l'oblio si dissolvono negli specchi di leggende e tradizioni. Quando si scrive poesia è necessario il silenzio per ascoltare il suono delle parole.

 


Virginia Cucchi


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