15-01-2003

Carlo Lococo: casa con artisti, Roma

Roma,

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Alla Galleria A.A.M. Roma di Francesco Moschini è stata dedicata una mostra a un'architettura di interni di Carlo Lococo.



Carlo Lococo: casa con artisti, Roma Si tratta di una casa di abitazione realizzata a più mani, frutto della collaborazione con alcuni artisti chiamati a elaborare una serie di interventi inseriti nei punti strategici del rifacimento architettonico. Interventi che modificano spazialmente e percettivamente gli ambiti domestici sottraendoli alla consuetudine di un décor convenzionale. Senza soggiacere, peraltro, al regime imposto da un collezionismo fine a se stesso, convulso e riempitivo, ridotto a immotivata raccolta ornamentale.

Nella casa le opere degli artisti si susseguono con calcolata cadenza, come le stazioni di un percorso liturgico. Elementi erratici che emergono come resti di una archeologia domestica fossilizzata.
L'ingresso è sottolineato dai castoni scultorei in travertino grezzo di Maria Dompé, la cui fisicità materica contrasta con la levigatezza del corpo scala metallico, monolitico e ceduo, sospeso in un dubbio equilibrio che incorpora stasi e movimento. Gli stessi momenti limite, del resto, che coesistono nelle opere in legno tornito di Roberto Almagno o nei grovigli luminescenti di Eliseo Mattiacci.

Mentre, sempre per opera di M. Dompé sono un patio interno riconvertito in ambiente desertico e le mensole in lavagna del letto. Nel complesso, tutte le opere, prive di una troppo cerebrale proiezione di significati, sono il frutto di uno spaesamento creativo che conduce essenzialmente a rinominare gli oggetti faticosamente estratti dalla materia che li compone.

All'interno dell'articolazione generale, l'impegno progettuale di C. Lococo ha favorito la coordinazione ragionata dei vari interventi artistici e architettonici, dalla cui fusione scaturisce una dislocazione spaziale anticelebrativa, prodotto di una sensibilità acquisita durante una attività quasi ventennale.
Dalle prove dei primi anni Ottanta, molte delle quali in collaborazione con Dario Passi, C. Lococo ha percorso subito la strada di una professione colta, risultato di una costante e feconda partecipazione ai linguaggi artistici supplementari, tangenti all'architettura di cui ha evitato gli eccessi legati a un esercizio di impropria trascrizione calligrafica.

Soprattutto in questa occasione che lo vede coinvolto sul fronte di una fragile coesistenza artistica, il merito di C. Lococo sta proprio nel non volere primeggiare a tutti i costi; anzi: il suo ruolo è tutto su un piano che, senza relegarlo a un ordine minore, lo allontana dal rischio di proiettare sull'opera la dilatazione del proprio ego linguistico. La sua azione si svolge in una zona che lo affranca dal ricorso a stili di importazione, dal riferimento a imprestiti e filiazioni da altre culture; e che, auspice la sua formazione, ne rivela la natura arcaica e, per così dire, autoctona. In tal senso, la sua ricerca risale a una figurazione essenzializzata, di ispirazione novecentista, indice di una progressiva minorazione del lessico architettonico.

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