07-04-2021

A Roof for Silence, Padiglione libanese alla Biennale di Venezia

Hala Wardé, HW Architectes,

Venezia, Italia, Beirut, Libano,

Biennale di Venezia, Padiglioni,

Mostra, Evento,

L’architetta Hala Wardé, fondatrice di HW Architecture, è la curatrice del padiglione libanese alla 17. Mostra Internazionale di Architettura - La Biennale di Venezia. La mostra, intitolata A Roof for Silence, affronta la questione della coesistenza, di questi tempi un tema di particolare importanza non solo in Libano.



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A Roof for Silence, Padiglione libanese alla Biennale di Venezia La 17a Biennale di Architettura, curata dall’architetto libanese Hashim Sarkis vede la seconda partecipazione del Libano con un proprio padiglione presso l’Arsenale, ovvero il Magazzino del Sale alle Zattere. Dopo l’indagine svolta da Hala Younes nel 2018 e dedicata al Freespace, The Place That Remains, ora è Hala Wardé a rappresentare il paese. In risposta alla domanda “How will we live together?” l’architetta e fondatrice di HW Architecture, che tra l’altro ha realizzato il Louvre Abu Dhabi insieme a Jean Nouvel, presenta il progetto A Roof for Silence.
Hala Wardé, selezionata per l’incarico tramite un concorso pubblico, affronta la questione della coesistenza attraverso l'interrogazione degli spazi del silenzio, mettendo così in dialogo architettura, pittura, musica, poesia, video e fotografia. Il Padiglione Libanese lo ha quindi concepito come una partitura musicale che fa risuonare discipline, forme e periodi, con il preciso intento di provocare un'esperienza sensoriale del pensiero, articolata sulle nozioni di vuoto e silenzio, quali condizioni temporali e spaziali dell'architettura. Non a caso Hala Wardé dedica la sua installazione "rivelatrice", realizzata insieme all’artista Etel Adnan e Fouad Elkoury, alle “Antiforme” teorizzate dal celebre pensatore e urbanista Paul Virilio. Hala Wardé, riferendosi ai quadri di Virilio, interroga quindi l'approccio territoriale e urbanistico al vuoto, al fine di trovare una nuova forma di architettura. A tal proposito racconta: "il progetto afferma la necessità dello spazio vuoto e della vita che potrebbe abitarlo come una forma di silenzio ed è anche in qualche modo un fondamento di qualsiasi approccio sia urbano che architettonico”. Una necessità sempre più impellente in un mondo cacofonico e frenetico. In questo ricorda il padiglione indonesiano della Biennale 2018, Sunyata. The Poetics of Emptiness dove ci si poteva immergere, almeno per un momento, in uno spazio senza distrazioni e in cui avvertire quella stessa unica vibrazione spaziale. 
La disposizione architettonica del Padiglione Libanese segue una geometria e un ritmo rigorosi, sviluppandosi in quattro fasi. Nella prima vi sarà una parete di introduzione con fotografie di ulivi scattate da Fouad Elkoury e ispirate dalle riflessioni di Virilio. La seconda immergerà i visitatori in un percorso in vetro che riprenderà i vuoti creati dall’esplosione del 4 agosto 2020. La terza ospiterà un trittico di sedici ulivi millenari proiettati su delle pareti. Infine, la sala centrale, e quarta fase del progetto della mostra, si svilupperà con una pianta ottagonale, arricchita da uno spazio interno cilindrico, in cui saranno esposte le 16 tele del poema-in-pittura dell’artista e poeta Etel Adnan intitolato: Olivéa: Hommage à la déesse de l'olivier. Un’opera in cui l'artista non mostra un particolare ulivo, ma piuttosto il sentimento ispirato da questo albero leggendario che ha accompagnato le civiltà mediterranee, posizionandolo sotto a un tetto semisferico “del silenzio”. Come dice Adnan: "C'è questo silenzio che fa parte dell'estetica delle cose. Per esempio, nella pittura. Dipingere dei soli paesaggi implica il silenzio. E nella poesia, il silenzio prende la forma di spazi.”
La mostra A Roof for Silence, dopo la Biennale, continuerà il suo itinerario in diverse città del mondo, prima tappa Beirut e a seguire Parigi. Inoltre, il progetto ha anche una forte dimensione sociale e patrimoniale, in quanto il Padiglione Libanese offrirà la sua piattaforma alla Beirut Heritage Initiative, un collettivo indipendente e inclusivo creato dopo l'esplosione di Beirut del 4 agosto 2020 per ripristinare il patrimonio architettonico e culturale della città. E in tal senso nel contesto della Biennale saranno organizzate iniziative e campagne di mobilitazione, al preciso scopo di sensibilizzare il pubblico e la comunità internazionale di esperti e architetti su queste tematiche. E in questo modo poter ricostruire Beirut.

Christiane Bürklein

Padiglione libanese alla 17. Mostra Internazionale di Architettura - La Biennale di Venezia
dal 22 maggio al 21 novembre 2021
A Roof of Silence, a project by HALA WARDÉ
In collaboration with Etel Adnan and Fouad Elkoury
With the participation of Alain Fleischer – Le Fresnoy and Soundwalk Collective 
In tribute to Paul Virilio
Images: see captions
1) A Roof for Silence, Alain Fleischer, Film still - Les oliviers, piliers du Temps, 2020 © HW architecture & Le Fresnoy 
2) © HW architecture
3) A Roof for Silence, Fouad Elkoury, Olivier de Bchaaleh 16, 2019 © Fouad Elkoury
4) © HW architecture
5) A Roof for Silence, Etel Adnan, Olivéa : Hommage à la Déesse de l'Olivier, 2018 © Etel Adnan 
6) A Roof for Silence, Paul Virilio, Tableaux Antiformes, Sans titre, 1962 Centre Pompidou, Paris, Musée national d’art moderne © Centre Pompidou, MNAM-CCI
7) © HW architecture
8) © HW architecture


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