29-10-2020

Anandaloy di Anna Heringer in Bangladesh vince The Obel Award

Anna Heringer,

Stefano Mori, Kurt Hörbst,

Rudrapur, Bangladesh,

Architettura e Cultura,

Bambù, Terra battuta,

Il progetto Anandaloy dell’architetta tedesca Anna Heringer in Bangladesh è un edificio in terra cruda e bambù. L’architettura multifunzionale ospita un centro di terapia per disabili e un laboratorio tessile che produce moda e arte equosolidale. L’opera ha vinto The Obel Award, il nuovo premio internazionale per l'architettura presentato dalla Henrik Frode Obel Foundation.



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Anandaloy di Anna Heringer in Bangladesh vince The Obel Award I lettori di Floornature conoscono l’architetta tedesca Anna Heringer, da molti anni impegnata nel creare architettura sostenibile a 360 gradi, fedele al suo motto: "L'architettura è uno strumento per migliorare la vita". Questo approccio è valso a Heringer e al suo progetto Anandaloy in Bangladesh l’assegnazione del The Obel Award, un nuovo premio architettonico internazionale, assegnato dalla Henrik Frode Obel Foundation, fondata da Henrik Frode Obel (1942-2014). L'obiettivo del premio è quello di onorare i recenti ed eccezionali contributi architettonici realizzati negli ultimi cinque anni. Vincitore della prima edizione del premio era il Water Garden di Ishigami.
Anandaloy, che nel dialetto locale bengala significa "Il luogo della gioia profonda", si trova in mezzo alle risaie nel nord del Bangladesh. Un volume su due piani costruito con fango e bambù le cui pareti si incurvano e sembrano “danzare” con una grande rampa che si snoda elegantemente fino al primo piano. Sotto la rampa ci sono degli ambienti simili a grotte con la funzione di porticato, dove potersi muovere o trovare uno spazio tranquillo. 
Si tratta di un edificio multifunzionale che ospita al piano terra un centro di terapia per persone con disabilità e all'ultimo piano uno studio tessile, dove si produce moda e arte equosolidale.
L’attenzione alla disabilità non è comune nel Bangladesh, in quanto avere un tale destino è visto come una punizione divina o come karma. Tra gli obiettivi del centro di terapia di Anandaloy c’è anche quello di migliorare la condizione delle persone con disabilità, rendendole prima di tutto consapevoli delle loro opportunità. Con il preciso scopo di favorirne l’inclusione, l’area loro dedicata all’interno del centro non è separata dalle altre funzioni.
Al piano superiore troviamo i laboratori di Dipdii Textiles, un progetto per il confezionamento di abiti che Anna Heringer e Veronika Lang hanno lanciato con l’ONG Dipshikha, per sostenere le tradizioni tessili locali e migliorare le opportunità di lavoro femminile nel villaggio di Rudrapur. Nelle zone rurali del Bangladesh le donne hanno poche opportunità lavorative; molte si trasferiscono in città per vivere e trovare occupazione nelle fabbriche, in condizioni spesso disumane.
"Volevamo dare alle donne la possibilità di guadagnarsi da vivere nel villaggio. Dobbiamo portare il lavoro dove ci sono le persone, dove possono utilizzare le loro risorse, costruire le loro case con le loro mani, coltivare il loro cibo e prendersi cura delle loro famiglie”, dice Anna Heringer.
In merito all’edificio, l’architetta tedesca spiega come i materiali e le tecniche di costruzione concorrano a creare un progetto inclusivo, in quanto proprio grazie alla sua semplicità tutti possono partecipare al processo, compresi i disabili. Inoltre, poiché il fango è gratuito e il bambù è stato acquistato da agricoltori locali, la maggior parte del budget è rimasta all'interno della comunità. 
L'architettura di Anandaloy esplora le capacità plastiche del fango con una particolare tecnica che non necessita di alcuna cassaforma. Spiega Anna Heringer: ”La terra … è un materiale da costruzione di alta qualità che si può usare per costruire strutture molto precise - non solo piccole capanne ma anche grandi strutture ingegneristiche e persino edifici pubblici. Il nostro compito creativo è quello di prendere un materiale antico e realizzare qualcosa di moderno e adeguato agli usi, alle esigenze e alle aspirazioni contemporanee".
L'architettura di Anandaloy è il risultato di molti anni di lavoro e progettazione, in cui Anna Heringer ha sviluppato la sua personale filosofia dell’architettura per dare un senso (qui devi spiegare meglio cosa intendi: un obiettivo? ) alle persone e contribuire a salvaguardare il nostro pianeta: "Con questo edificio, tutto si unisce: materiali locali, fonti di energia locali e creatività globale”. E alla fine della sua operatività, Anandaloy rimane un‘opera sostenibile che ritornerà alla terra.

Christiane Bürklein

Progetto: Studio Anna Heringer
Luogo: Rudrapur Village, Dinajpur, Bangladesh
Anno: 2020
Immagini: Kurt Hoerbst, Stefano Mori

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