07-05-2020

Architettura, pandemia e il futuro del progetto: Giuseppe Tortato

Giuseppe Tortato,

Emergenza Sanitaria Covid19,

In pochi mesi tutto è cambiato, anche il mondo dell’architettura. Alla ricerca di possibili scenari, Floornature apre un confronto sul nuovo approccio alla progettazione in tempi di COVID-19, pubblicando una serie di interviste agli architetti di tutto il mondo.
Come si sono organizzati i grandi studi e come ha inciso questa situazione sulle realtà più piccole?
Che cosa significa concepire infrastrutture, centri culturali, spazi abitativi stando lontani dai luoghi in cui si sviluppa la socialità?
La resilienza che cerchiamo nelle opere costruite può essere una caratteristica che si applica anche alla professione del progettista?
Ecco le risposte degli architetti, alcune testuali, altre in video, come nella tradizione del nostro portale.



Architettura, pandemia e il futuro del progetto: Giuseppe Tortato

1. Come avete gestito il lockdown?

Dal punto di vista mio personale, dormendo poco… da oltre vent'anni lavoro in remoto, specialmente di notte, utilizzando collegamenti tramite vpn. Dal punto di vista operativo, quindi lo Studio era preparato e la gestione dei progetti è avvenuta e avviene tuttora senza particolari imprevisti.
Dal punto di vista organizzativo, invece abbiamo creato dei gruppi di lavoro che si rapportano ai responsabili di progetto, ma che a loro volta sono organizzati in modo gerarchico affinché ci sia una maggior responsabilizzazione e attenzione da parte dei singoli collaboratori, vista la difficoltà innegabile di fare revisione sui piccoli schermi casalinghi.

2. Quali nuove forme di lavoro state sperimentando e quali sono i risultati?

Lavorando tutti da remoto abbiamo la necessità di organizzare delle conference call di aggiornamento e allineamento. In una giornata tipo queste si sviluppano praticamente da mattino a sera, quasi senza soluzione di continuità. Si tratta di una modalità molto dispendiosa in termini di energie, che richiede sempre la massima concentrazione anche in considerazione delle normali difficoltà derivanti dall'aver trasformato la propria abitazione in un luogo di lavoro che però rimane anomalo e spesso poco funzionale. Pensiamo ai problemi di rete e di connessione, al "rumore di fondo" tipico di una casa e in maggiore considerazione adesso, con anche consorte, figli, etc.

3. Come pensa che questa esperienza influirà sulla futura gestione di uno studio di architettura?

In questo momento di grande crisi si apre uno spiraglio per ripensare il modo in cui viviamo e lavoriamo. Il virus a mio avviso, pur nella realtà di una tragedia globale, ci sta offrendo anche un’opportunità che non deve essere però colta solo come possibilità di business. Abbiamo capito che molti di noi potrebbero lavorare e vivere diversamente, in un modo più ibrido che lasci più spazio al tempo della casa e della famiglia. Ed è in questo senso che mi immagino la rivoluzione.
Rivaluteremo sicuramente quindi la permanenza costante in ufficio e la possibilità di dotare, chi sia interessato, di strumenti adatti per gestire parte del lavoro d'ufficio da casa, con importanti ricadute positive sulla presenza in famiglia o comunque sulla gestione della propria giornata e sui costi di gestione della casa e dei trasporti. Probabilmente non sarà più necessario ampliare il numero delle postazioni di lavoro, come invece immaginavamo di dover fare come conseguenza di una parziale delocalizzazione. Ritengo invece che sarà necessario aumentare gli spazi attrezzati tecnologicamente per effettuare conference call e collegamenti remoti.


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