31-10-2018

Saitowitz/Natoma: Hillel House alla Drexel University, Filadelfia

Richard Barnes,

Università, Scuole & Università, Cultural Center, Architettura e Cultura,

Con la Hillel House della Drexel University, presso Filadelfia, Stanley Saitowitz affronta il tema dell’architettura come emergenza visiva. La nuova sede del Center for Jerwish Life alla Drexel University vuole diventare un punto di riferimento urbano e per gli studenti di cultura ebraica.



Saitowitz/Natoma: Hillel House alla Drexel University, Filadelfia Di religione ebraica, Stanley Saitowitz affronta il progetto della nuova Hillel House per la Drexel University di Filadelfia dall’interno, avendo una profonda conoscenza della cultura ebraica. Ebreo di Johannesburg in Sudafrica, dove ha conseguito la laurea in architettura, Saitowitz ha realizzato la sua carriera in California e oggi ha il suo studio a San Francisco.
La Drexel University, un’istituzione privata nota per l’attività e la ricerca scientifica, lo chiama a progettare una nuova sede di rappresentanza, un centro culturale riservato allo studio e all’approfondimento della vita ebraica, specificamente indirizzato ai suoi studenti. Nell’intento dei finanziatori era far crescere il numero di iscritti ebrei alla Drexel, realizzando una sede fortemente riconoscibile nel quartiere. La ricerca di un’identità formale ha portato Saitowitz a esplorare la vita ebraica, dove l’immagine è proibita da una tradizione che l’associa all’idolatria. 
Pochissimi sono i segni e i simboli di appartenenza: uno di questi è la menorah, una lampada a olio a sette bracci che nell'antichità veniva accesa bruciando olio consacrato all'interno del Tempio di Gerusalemme. In altri incarichi di tipo religioso, Saitowitz aveva cercato un’espressione contemporanea nell’immagine della menorah, come nella sinagoga di Beth El a La Jolla o nel New England Holocaust Memorial a Boston. La scansione verticale delle facciate della sinagoga e la successione delle torri di vetro del monumento di Boston alludono alla menorah come il fronte principale della Hillel House di Drexel. Tuttavia non cercano di essere metafora a scala architettonica, di riprodurne, moltiplicata in altezza, dimensioni, proporzioni e forme. Il processo di associazione simbolica trasforma un’immagine in un segno che trasmette il senso di appartenenza. Proprio questa appartenenza era l’obiettivo di chi ha voluto un nuovo centro per la vita ebraica, chiedendo all’architettura di evitare qualsiasi iconografia.
Eppure l’opera di Saitowitz è profondamente riconoscibile quale architettura del luogo. Il mattone con cui è “tessuta” la sua pelle più esterna è quello dell’architettura di Filadelfia. Il suo scalone di accesso principale richiama in grande le scalinate delle case vittoriane che ancora si conservano nella 34a strada e nel quartiere della Drexel. Tuttavia il rosso più acceso e monocromatico e il disegno in rilievo della facciata fanno sì che il nuovo edificio si stagli sul fronte stradale con l’identità propria di un luogo di riferimento nella comunità. Composta da pieni in mattone e vuoti in vetro trasparente che si alternano con ritmo irregolare, essa è stata paragonata a un drappo che ricopre la menorah, simbolo stesso dell’ebraismo, che secondo alcune tradizioni rappresenta il rovo ardente in cui si manifestò a Mosè la voce di Dio sul monte Horeb, e secondo altre i sei giorni della creazione con al centro il sabato. Per i cittadini di Filadelfia questo prospetto parla di luce, di contrasto e di fermezza, qualità proprie di un landmark. 
Questa facciata delicatamente punteggiata di mattoni in rilievo, che offre lievi evoluzioni formali a seconda delle ore del giorno, non è che uno dei molti livelli di accesso all’interno. Oltre la scalinata che innalza il suo volume e questo fronte, che in verità è un colonnato a pilastri irregolari, si incontra una parete dalle ampie e alte vetrate. Una volta all’interno ci si trova già nel cuore dell’edificio, uno spazio aperto delimitato da quattro grandi pilastri a pianta quadrata che ospita una scalinata. Tutt’intorno al piano spazi di servizio, il caffè e la lounge, cioè i luoghi dell’incontro, dello scambio e della permanenza, dove insieme si celebra la cena kasher del venerdì sera. Salendo si trovano gli uffici, le stanze di studio e i laboratori, mentre l’ultimo livello è riservato alle aule della preghiera. Le piante dei 3 livelli sopra terra sono organizzate intorno allo spazio creato dalle quattro colonne, dove lo scalone al piano terra assume anche la funzione di piccolo anfiteatro per le riunioni interne.
In questi interni, come si diceva, nessuna immagine è presente, ad esclusione della stella di Davide. Tuttavia il senso di appartenenza all’ebraismo è palpabile, in quel motivo irregolare della ringhiera in legno che definisce lo spazio della scalinata, ispirato alle strisce che decorano gli scialli di preghiera ebraici; o nei colori delle pareti delle sale adibite al culto, i bordeaux e i blu reale, come le copertine di cuoio sui libri di preghiere ebraici. Ma tolto ciò, gli ambienti restano stanze polifunzionali, luoghi di studio in grado di trasformarsi a seconda delle necessità.

Mara Corradi

Architects: Stanley Saitowitz
Project Architects: Neil Kaye, Michael Luke 
Project Team: Steven Sanchez, Feifei Feng
Client: Drexel University
Location: Philadelphia, Pennsylvania
Structural design: Mark Yerges, CVM Engineering Inc.
Gross useable floor space: 13,900 gsf
Start of work: 2015
Completion of work: November 2016
Structure in: Concrete
Facades in: Brick
Indoor surfaces: White/Wood
Outdoor surfaces: Brick
General contractor: Bittenbender Construction (Mike Delo)
Interiors: Stanley Saitowitz
Developer: Kimberly Miller (Drexel University)
Landscape: Kevin Tatlow (Bohler Engineering)
Civil engineer: Kevin Tatlow (Bohler Engineering)
Mechanical: Edit Varga (Acies Engineering)
Electrical: Tomislav Gajic (Acies Engineering)
Plumbing: Rene Tañag (Acies Engineering)
Lighting: Tomislav Gajic (Acies Engineering)
Photos by: © Richard Barnes

http://www.saitowitz.com

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