13-01-2003

Renzo Piano: Aurora Place, Sydney

Renzo Piano,

Sydney,

Residenze, SPA, Uffici, Alberghi,

In prossimità dell'orto botanico di Sydney, nella zona dei grattacieli vicina al quartiere finanziario della città, alcuni investitori australiani avevano deciso di sostituire una vecchia torre risalente agli anni sessanta con due nuovi edifici da destinare ad uffici e ad appartamenti, secondo un programma che, nelle mani di Renzo Piano, ha assunto una decisa coerenza urbana, con la realizzazione di una forte realtà architettonica, le cui curve slanciate e sinuose evocano l'immagine di una vela gonfiata dal vento, imponendosi in una dimensione urbana in cui la consistenza degli edifici viene concepita in una dimensione collettiva, più che nelle singole individualità di ognuno



Renzo Piano: Aurora Place, Sydney Ancora una volta l'architetto italiano parte da un'idea di fondo essenzialmente semplice per poi esaltarla con un'esecuzione magistralmente rivolta allo studio dei materiali e delle tecniche costruttive, fortemente concentrata in questo caso sul rapporto fra i due strati dell'involucro. Partendo dalle semiconiche rivoltate degli schizzi, che contenevano già l'idea del richiamo alla cupola dell'Opera, lontana, sulla baia, solo mezzo chilometro dall'Aurora Place, lo spazio disponibile è stato sfruttato al massimo, creando tutto l'edificio intorno ad un nucleo strutturale caratterizzato da una distribuzione cuneiforme e da due spigoli terminali aperti, su cui si affacciano i giardini d'inverno.

Il lungo asse longitudinale della torre accresce l'effetto visivo della sua monumentale massa e la adegua a quella delle torri vicine, soprattutto a quella della torre Chifley, con la quale si crea un forte effetto di ingresso propileico alla città sul lato est. All'andamento cilindrico del lato ovest si contrappone la rastremazione sul lato opposto, con il prolungamento a sbalzo verso nord, il tutto estremamente evidenziato da una schermatura che da una parte si torce, dall'altra segue diagonalmente l'aggetto del filo della facciata, per poi distaccarsi dal retro, superare i fronti e innalzarsi su tutto il volume complessivo. In questo modo l'involucro vetrato, con una membrana regolabile costituita da montanti verticali e louvers orizzontali accentua l'aspetto di leggerezza dell'edificio.

Tra la ricerca di un effetto astratto e l'uso del pannello come sistema Piano sceglie un sistema di elementi vitrei senza telaio a vista con un'opacità regolabile tramite piccoli cerchi di ceramica posizionati all'interno delle lastre, permettendo quindi un effetto di maggiore densità nelle estremità e una visione più nitida nelle parti centrali, ma anche effetti di opacità totale che simulino masse o nascondano solai o servizi.
L'effetto finale dell'edificio è permeato da un forte senso di razionalità che, anche grazie ad un ritmo di finestratura continuo e regolare, porta a definire ipotetici paragoni visivi, più che con l'opera d Utzon con altri giganti verticali che movimentano il panorama della capitale australiana, come il Grosvenor Place di Harry Seidler o l'albergo Ana di Mitchell, Giurgola & Thorp, risalenti entrambi alla fine degli anni ottanta. Rispetto al primo di questi edifici Piano realizza una maggiore apertura della base della torre, accentuandola con un recinto trasparente e creando con una pavimentazione sempre uguale una continuità visiva, oltre che funzionale tra il foyer ed il parterre esterno.

La reception degli uffici è separata dall'atrio, che funge da spazio urbano di uso pubblico, molto sobrio sia negli arredi che nel rivestimenti in terracotta delle pareti, in contrasto con il bianco continuo del soffitto. Il blocco residenziale è separato dalla torre tramite uno schermo vitreo che sottolinea la funzione di nucleo nodale dello spazio tra i due edifici, dominato da una scultura dell'artista giapponese Kan Yasuda. L'angustia delle dimensioni che caratterizzano la piazza è moderata dalla contrapposizione della superficie curva degli uffici e quella cilindrica del blocco di residenze.

In una dimensione urbana sicuramente problematica e poco lineare Renzo Piano opera un intervento la cui forza non è da ricercarsi nel virtuosismo e nelle avanzate sperimentazioni tecnologiche, che ormai sono un aspetto quasi scontato delle sue opere, me nel definirsi di uno schema urbano ben determinato, ma al contempo flessibile e facilmente vivibile, e soprattutto in dialogo aperto con il resto della città.

Rosy Strati

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