Centro Residenziale Olivetti a Ivrea, Gabetti e Isola

02-09-2005
Adriano Olivetti aveva ben compreso -come del resto numerose figure illuminate prima e dopo di lui- la necessità, sia in termini aziendali sia umani e sociali, di pensare alla costruzione di un'intera cittadella destinata ai dipendenti della società.

É piacevolissimo, di mattina, svegliarsi e vedere dentro casa ora i paesaggi innevati dei freddi inverni piemontesi, ora i colori brillanti della primavera. L'architettura vive le stagioni, chi la abita ne registra i cambiamenti, i colori, le sfumature, i toni della luce.
Il centro si adagia al terreno accordandosi con i suoi dislivelli: il prospetto convesso è praticamente nascosto da una manto verde e la copertura piana diventa il prolungamento praticabile del terreno circostante.
Per chi si avvicina in cerca del centro residenziale o dell'attuale Institute Interaction Design, l'edificio risulta letteralmente nascosto nel verde. Racconta Aimaro Isola durante una video intervista: "(...) Abbiamo costruito un edificio che non si vedeva in un luogo molto bello di fronte ad una collina e, quasi come in un anfiteatro, abbiamo costruito una grande falce, un grande arco coperto di terra nella parte superiore del quale la gente potesse guardare la natura come dai palchi di un teatro".
Una seconda corona circolare concentrica ospita i parcheggi, uno per ogni appartamento. Risulta coperta dal manto erboso ed è illuminata da lucernari in perspex.

Due le tipologie degli appartamenti: simplex e duplex. La prima, per 1-2 persone (80 mq), presenta una zona notte con bagno e con un ampio soggiorno dotato di angolo cottura.
La seconda, per 3-4 persone (120 mq), si articola su due piani: zona notte al primo, cucina e soggiorno a piano terra. Molte delle unità abitative accolgono ancora mobili d'epoca disegnati da Ettore Sottsass. Aleggia ancora in questi ambienti lo spirito illuminato del suo fondatore.
La sua nuova destinazione d'uso ospita un'ideale che qui a Ivrea è idea realizzata: quella di una ricerca aperta, non accademica e nozionistica, basata sulla sperimentazione, sulla collaborazione e sulla sinergia di giovani dalla provenienza e dalla formazione più svariata: dall'India agli Stati Uniti, dallo psicologo all'architetto.
Uno spazio illuminato anch'esso, quindi. Esattamente come la mente e i pensieri di chi lo ha voluto, esattamente come i progettisti che lo hanno disegnato.

Francesca Oddo

Foto di Daniele Mancini