cultura
Un’architettura incide sul luogo in molti modi e, come tale, ha dei doveri nei confronti di chi lo abita e lo visita. Il padiglione espositivo di una nazione è il principe delle architetture simboliche: il suo obiettivo è quello di mostrare i valori fondanti lo spirito nazionale, la sua immagine deve colpire lo sguardo e fermarsi nella memoria, la sua concezione deve poter accogliere decine di milioni di visitatori.
All’Esposizione Universale di Shanghai che si è aperta pochi giorni fa ne sono previsti 70 milioni e il Padiglione Italiano compie la sua missione riuscendo a mettere insieme nomi importanti dell’imprenditoria privata del nostro paese (da Permasteelisa a Italcementi, da GranitiFiandre a Prada, dalla Triennale di Milano alla Ferrari) e impiegando al meglio le potenzialità di ognuno in un contenitore architettonico che si lascia modificare a seconda delle esigenze espositive e di fruizione.
Facendo ricerca sul rapporto tra struttura e rivestimento, il team di architetti, vincitore del concorso che fu bandito nel 2008, ha scelto di utilizzare un nuovo tipo di cemento che, a differenza dei tradizionali completamente opachi, presenta un elevato grado di permeabilità alla luce ed è quindi in grado di mettere in comunicazione visiva l’esterno con l’interno dell’involucro edilizio, pur mantenendone l’aspetto monolitico altamente simbolico. Sperimentato e messo a punto da Italcementi con il nome commerciale i.light® proprio per il progetto di Shanghai, questo cemento unisce alla normale composizione resine plastiche che ne orientano la struttura con un effetto di trasparenza ritenuto superiore rispetto a quello ottenuto finora utilizzando le fibre ottiche, oltre che con un deciso abbassamento dei costi.
Le cifre dichiarate sono 3.774 pannelli, realizzati con 189 tonnellate di cemento, per una superficie di 1.887 mq, che è completata da facciate continue in vetro. L’edificio, che appare compatto grazie alla scelta del cemento, si frammenta in blocchi distinti secondo un disegno in pianta ispirato al gioco dello sciangai, ma anche allo schema di una città, con borghi, vicoli e piazze, alludendo all’importanza della questione urbanistica oggi, in Italia come in Cina. Concetti come l’apertura e la trasparenza, che sottendono alle scelte compositive del progetto, volgono in comunicazione diretta, quando di notte il cemento si “autoillumina” proiettando alla città immagini del suo dinamismo interno. La scelta della pavimentazione interna è invece stata dettata da criteri di resistenza e dalla necessità di mettere in relazione le superfici con la base del Padiglione: i progettisti hanno scelto lastre in gres porcellanato dal catalogo di GranitiFiandre e l’azienda ne ha sviluppato la versione XL 120x60 cm, uno speciale formato di grandi dimensioni che fa in orizzontale lo stesso effetto di massiccia compattezza che i pannelli di cemento fanno in verticale.
Gli elementi fotovoltaici integrati nei vetri delle coperture esterne schermano le radiazioni, i tagli tra i pannelli mirano non soltanto scandire gli spazi, ma anche a favorire il risparmio energetico e infine la lastra di pavimentazione scelta è composta per oltre il 40% di materiali riciclati: se il tema dell’Expo è “Better City, Better Life”, il Padiglione Italia dimostra che nel nostro paese tante realtà si stanno allineando ad una politica di maggiore responsabilità ambientale e che l’architettura può esserne l’applicazione e il simbolo.
di Mara Corradi
Progetto:Giampaolo Imbrighi, Teresa Crescenzi, Antonello De Bonis, Cosimo Dominelli, Iodicearchitetti (Francesco Iodice, Giuseppe Iodice, Marcello Silvestre)
Committente: Ministero degli Affari Esteri italiani
Luogo: Shanghai (Cina)
Superficie utile lorda: 3600 mq
Superficie del lotto: 6000 mq
Altezza del padiglione: 18 m
Concorso: 2008
Inizio progetto: aprile 2008
Inizio lavori: maggio 2009
Fine lavori: maggio 2010
Strutture vetrate: Permasteelisa
Facciate in cemento trasparente i.light®: Italcementi
Rivestimenti e pavimenti in XL120 Anthracite Ground: GranitiFiandre

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