14-10-2016

Olympic Parks

La fotografa Anna Pizzoccaro, con il progetto Olympic Parks, riporta l'attuale condizione di diversi parchi olimpici, evidenziando lo stato di abbandono e di vuoto che pervade questi enormi complessi, disegnati e costruiti in occasione dei grandi eventi olimpici.



Olympic Parks La fotografa Anna Pizzoccaro, con il progetto Olympic Parks, riporta l'attuale condizione di diversi parchi olimpici, evidenziando lo stato di abbandono e di vuoto che pervade questi enormi complessi, disegnati e costruiti in occasione dei grandi eventi olimpici.

I grandi parchi olimpici progettati e costruiti per le Olimpiadi sono costituiti da una moltitudine di strutture, finalizzate al loro svolgimento e all'accoglienza del pubblico. Lo stadio olimpico, primo fra tutte, incarna il simbolo di questi eventi, accompagnato da altri edifici accessori, come l'aquatic center, con le piscine olimpioniche, e le sale stampa per i giornalisti.
In molti casi, durante la fase stessa di progettazione, si affronta il tema del riutilizzo degli spazi a Giochi Olimpici conclusi, una tematica molto attuale per tentare di arginare un consumo di suolo, di materiali e di risorse considerevoli.
Olympic Parks è un progetto di Anna Pizzoccaro, fotografa milanese, che ha documentato lo stato odierno dei villaggi olimpici costruiti in differenti città. Il progetto fotografico nasce durante un viaggio della fotografa ad Atene, nel 2010. In questa occasione il parco olimpico ateniese, dalle dimensioni solenni e dalle architetture bianche e maestose, agli occhi della Pizzoccaro appariva in netto contrasto con l'atmosfera di abbandono che si percepiva.
Da qui ha avuto inizio una serie di viaggi, testimoniati dalle fotografie dei parchi olimpici di Berlino, Barcellona, Sidney e Melbourne. Tutti questi grandi complessi sono stati oggetto di rielaborazione delle funzioni al loro interno, i luoghi sono stati restituiti alla comunità dopo l'effetto di una eco mondiale. Eppure, tramite le sue fotografie di questa architettura fuori scala, Anna Pizzoccaro cattura la sensazione di vuoto che persiste in ognuno di essi, in maniera differente, nonostante i tentativi successivi di riportarli a misura d'uomo.
La spettacolarità di scatti composti dalle architetture si alterna all'intensità nelle foto di dettaglio, riportando all'occhio dell'osservatore una pulizia formale in entrambe le modalità di rappresentazione.
La percezione è, da un lato, quella di essere di fronte a delle "malinconiche cattedrali nel deserto", come afferma la stessa Pizzoccaro parlando del suo lavoro. Allo stesso tempo, alcune fotografie sembrano non appartenere a nessun luogo. Una gradinata, un bordo piscina sono elementi che potrebbero appartenere a qualsiasi territorio, tanto da non poter dire se sono state scattate a Barcellona, ad Atene o a Melbourne.
Questo perchè la scala di questi spazi non è umana, e Anna Pizzoccaro, con i suoi scatti di Olympic Parks, lo rende ben evidente catturandone la desolazione e trasmettendo a chi osserva le sue fotografie quella malinconia che ogni parco olimpico le ha trasmesso camminandovi attraverso.

Barbara Esposito

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