19-01-2018

FICO, cittadella della biodiversità italiana, con Tiziana Primori, amministratore delegato di FICO

Dress your kitchen

Abbiamo incontrato la responsabile del parco agroalimentare più grande del mondo, per farci raccontare come sia nata questa Fabrica Italiana Contadina, quali ne siano gli obiettivi educativi e culturali e in che modo s’impegni nella ricerca scientifica



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FICO, cittadella della biodiversità italiana, con Tiziana Primori, amministratore delegato di FICO
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Il progetto è così «yeah» che l’acronimo FICO è perfetto. Non a caso, il pay-off del brand è proprio: “Vuoi essere FICO?”.
La nuova Fabbrica Italiana Contadina, che sorge nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo bolognese, è un percorso, all’interno di 100 mila metri quadrati, che offre molteplici possibilità di visita. Per capire l’agricoltura e la zootecnia italiane, in due ettari di campi e stalle, e la trasformazione alimentare in quaranta realtà produttive; per degustare ottimo cibo in uno degli oltre quaranta punti di ristoro; per farsi un giro in una delle sei giostre educative; per divertirsi imparando con tanti eventi e corsi ogni giorno; per partecipare a importanti meeting nel centro congressi.
Abbiamo incontrato Tiziana Primori, amministratore delegato della società Eataly World, che gestisce questo primo parco tematico dedicato alle eccellenze agroalimentari italiane.
Quando e com’è nata, dottoressa Primori, l’idea di FICO Eataly World?
«È nata quattro anni fa, seguendo una logica che mettesse insieme il Comune di Bologna, Eataly, la catena di punti vendita di prodotti enogastronomici italiani di qualità, fondata ad Alba nel 2003 da Oscar Farinetti, e Coop, per creare un luogo unico in Italia in cui fosse rappresentata la biodiversità. In questi anni, abbiamo cercato fondi per il recupero totale di un edificio, dove sorgeva un tempo il mercato ortofrutticolo di Bologna, e abbiamo coinvolto più di 150 imprenditori che con noi hanno realizzato FICO».
Quali sono gli obiettivi di quello che sarà il parco agroalimentare più grande al mondo?
«Creare conoscenza sui nostri prodotti, ma soprattutto sul Made in Italy: la bellezza, la conoscenza, l’esperienza e la qualità sono al centro di tutte le nostre attività».
In campo agroalimentare, quanto peso ha la finalità educativa rispetto a quella culturale?
«Sempre di più il cibo sta diventando un punto di riferimento per la sostenibilità: per noi, che abbiamo la fortuna di vivere in un Paese in cui il rispetto del territorio e la qualità dei prodotti sono sempre stati a un alto livello, poter spiegare agli italiani, ma anche ai non italiani, cosa abbiamo di diverso ci permette di porre questa nostra diversità al centro di un mondo che fa della sostenibilità il nostro futuro. Abbiamo scelto di non far pagare un biglietto per entrare a FICO, proprio perché l’anima divulgativa ed educativa è per noi la cosa più importante di questa esperienza».
In che modo, FICO si occuperà anche di ricerca scientifica nel campo dell’alimentazione, della salute e della sostenibilità?
«Ospiteremo al nostro interno quattro atenei, l’Università di Bologna, l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, l’Università di Trento, il Future Food Institute e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che studieranno la biodiversità in tutti i suoi aspetti» .

Terminiamo la nostra intervista a Tiziana Primori, amministratore delegato della società che gestisce il primo parco tematico dedicato alle eccellenze tricolore dell’agroalimentare. Ci racconta l’insegnamento che questa realtà vuole trasmettere alle nuove generazioni 

Costruita sull’area del Centro Agro Alimentare di Bologna, il mercato ortofrutticolo cittadino, la nuova Fabbrica Italiana Contadina (FICO), che inaugura ufficialmente mercoledì 15 novembre, ha tutte le carte in regola, dagli obiettivi culturali alla difesa della biodiversità, all’impegno nei confronti della sostenibilità, per diventare il centro di riferimento per la conoscenza e la sperimentazione dell’eccellenza del nostro Paese.
Terminiamo la nostra intervista con Tiziana Primori, amministratore delegato di questo primo parco tematico dedicato al meglio dell’agroalimentare italiano, nato dalla volontà di unire tre realtà: il Comune di Bologna, Eataly, la catena di punti vendita di prodotti enogastronomici italiani di qualità, fondata ad Alba nel 2003 da Oscar Farinetti, e Coop, la prima società in Italia per dimensioni nel settore della grande distribuzione organizzata.
Qual è, dottoressa Primori, l’idea di agricoltura e di zootecnia che FICO sottende?
«Per quanto riguarda l’agricoltura, poniamo delle domande e offriamo delle alternative: agricoltura classica, ma anche quella biodinamica e un campo dedicato alla ricerca degli alberi perduti. Il futuro è in una coltivazione con trattamenti selettivi, orientati al biologico e al biodinamico. Per quel che concerne la zootecnia, abbiamo fatto un lavoro sulle filiere e con la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bologna per affermare un rispetto totale nei confronti degli animali e per mettere il benessere animale al centro di qualsiasi produzione».
Qual è, invece, l’idea di cucina che voi avete?
«Noi vogliamo valorizzare le nostre biodiversità: tutte le eccellenze regionali della gastronomia italiana, perché non ce n’è una che valga più delle altre».
Quali saranno gli aspetti di questo parco agroalimentare che il pubblico apprezzerà di più, secondo lei?
«La visita a FICO sarà un’esperienza unica, poiché darà modo di vedere e sperimentare cose vere: animali, campi, imprenditori, ristoratori… E offrirà oltre cinqunta corsi al giorno per apprendere qualche aspetto specifico dell’agroalimentare italiano».
FICO cosa vuole insegnare alle nuove generazioni?
«Nel campo dell’agroalimentare, esiste una storia molto importante, che rende l’Italia all’avanguardia: una storia che va ripensata e rinnovata con orgoglio e passione. FICO mette i giovani al centro, non solo come destinatari del progetto, ma anche come protagonisti. È un modo reale per dare un futuro ai nostri giovani...».
Come si pone questa realtà rispetto alla tradizione e all’innovazione di prodotto?
«L’eccellenza agroalimentare italiana dipende sia dalla tradizione che dall’innovazione: il futuro è fatto da entrambe».
Cos’è per lei un “cibo etico”?
«È un cibo che, prima di tutto, rispetta la persona e che la informa sulle caratteristiche di quanto sta mangiando, e che rispetta l’ambiente, con un atteggiamento volto alla sostenibilità».

Mariagrazia Villa
 
Fotografie: © FICO Eataly World

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