04-09-2017

Passioni enogastronomiche (e non) della food blogger Camilla Rossi

Dress your kitchen

Ha una predilezione per il buon cibo e il buon vino, in particolare lo spaghettone alle vongole e il Barolo, e crede nei prodotti e nelle ricette tipiche della cucina emiliana. Ma il suo cuore batte anche per altri piaceri della vita, dal rossetto rosso a Formentera



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Passioni enogastronomiche (e non) della food blogger Camilla Rossi La cool hunter enogastronomica Camilla Rossi ha tante passioni. Di certo, ha una predilezione per il food. Ha creato il blog A casa Camilla, per chiacchierare di cucina in cucina, ed è una perfetta “sfoglina” ferrarese. Come dimostra la sua maestria nella produzione di pasta fresca e ripiena, per la gastronomia di famiglia “Da crudo a cotto”.
In particolare, ama il sauté di vongole, le quiche piuttosto dei cupcake, le uova strapazzate, ma solo se ben pepate, e i gnocchetti rosa al gorgonzola. Va matta per il salmone affumicato e l’accoppiata crudo e squacquerone, per la pasta all’uovo e la verdura cruda in pinzimonio.
Camilla, però, come lei stessa racconta nel blog, ha infiniti altri batticuori. Per esempio, crede nel rossetto rosso e nel mascara, negli amici veri e nei weekend fuori porta. Nei cuoricini sulle i, nell’obiettività, ma anche nelle fantasie. Preferisce i sorrisi alle grasse risate, crede nell’amore tormentato e ama il nero, da vera blogger. È una fan della sua mamma, adora Formentera e non rifiuta mai di mettersi in gioco.
Qual è il piatto a cui sei più legata e perché?
«Lo spaghettone alle vongole! L’ho appena modificato a causa di un’allergia alle olive: adesso lo preparo con l’olio di riso. Il mio babbo, che non è proprio affettuoso, mi coccolava fin da bambina con questo piatto. Sono molto tradizionalista: per me la famiglia è tutto. A casa nostra, il cibo è sempre stato presente, sia nel lavoro che nella vita privata. Il cibo è un modo per ritrovarci insieme ancora oggi: la domenica prepariamo il brodo o la pasta con il ragù. La cucina alternativa, dopo un po', stanca e non hai più alternative… Per ritrovare l’innovazione, bisogna tornare alla tradizione».
E il vino?
«Sarò banale, ma amo il Barolo, un rosso piemontese che ha sempre il suo fascino. È corposo e ha una lunga storia da raccontare. C’è tanta tradizione: i profumi, i sapori… Un barolo non ti può annoiare».
La cucina emiliana cos’ha di diverso, rispetto alle altre cucine regionali?
«L’Emilia Romagna è la mia regione del cuore: abbiamo una varietà di prodotti e ricette tipiche da far invidia, non me ne vogliano, a tutte le altre regioni italiane. Dal tortellino bolognese all’anguilla di Comacchio, dal prosciutto di Parma al Parmigiano Reggiano, non abbiamo concorrenti».
Qual è il top in cucina?
«Quando riesco a soddisfare pienamente i miei commensali. Quando rimangono soddisfatti».
Cosa significa per te il cibo?
«Il cibo è la famiglia, affetto, ritrovo, lavoro, necessità, quotidianità».
In che modo il cibo può avere un significato etico?
«Quando è un cibo rispettoso di stagionalità e territorio. Quando è sostenibile, e non spreca la materia prima. Ma anche quando ha un significato sociale: penso a tutti gli eventi che stanno nascendo in un’ottica etica… Recentemente sono stata a una cena di recupero di carcerati in cucina. In quel caso, era un cibo etico perché parlava di inclusione e non di esclusione».

Mariagrazia Villa

Fotografie: © A casa Camilla

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