Videointervista con Wolf D. Prix
Coop Himmelb(l)au
21-06-2007
Wolf D. Prix
Coop Himmelb(l)au
Intervista
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Flores Zanchi: Wolf D.Prix , siamo a Venezia, alla decima Biennale di Architettura e lei è il commissario del padiglione austriaco. Che cosa ha voluto esprimere con questa esposizione?
Wolf D. Prix: L'argomento di questa Biennale è veramente interessante, la città. Sono lieto che argomento così abbia una posizione di primo piano nel dibattito sull'architettura. Per me ha rappresentato la possibilità di sviluppare un concetto che fosse un punto di partenza. Ho deciso di non dedicare la mostra a progetti urbani reali e ai loro effetti sulla città, cosa che viene già fatta all'Arsenale. Ero alla ricerca di manifesti che fossero scritti, elaborati o disegnati da architetti austriaci e così ho deciso di ricostruire l'idea di città ricalcando il modello spaziale di Kiesler. Ho concepito questo manifesto come un contributo alle città verticali, in continua metamorfosi. La portaerei di Hans Hollein, che rappresenta la forma topica, affronta il tema delle città caratterizzate da confini stretti e da alta densità. Come terzo paradigma per costruire una città, ho invitato Gregor Eichinger affinché definisse il concetto di rete, perché una rete è ciò che unisce spazio e forma, quello che lui ha fatto non è altro che il nucleo della città, un tavolo (Primal Bar) dove spiega i suoi progetti di network urbanistico in una zona di Vienna.
F.Z.: Ma in termini pratici, qual è la sua idea personale di città del futuro?
W.D.P: Quanto ho detto finora è il punto di partenza per un simposio durante il quale discuteremo il futuro della città che, secondo me, può essere paragonata al cervello. Lo sviluppo di una città non è altro che il sistema tridimensionale del nostro cervello ed il modo in cui noi pensiamo può essere paragonato allo sviluppo di una megalopoli. Ciò significherebbe che se tutte le sinapsi fossero connesse, ogni distretto sarebbe connesso ad un altro, ogni persona connessa ad un'altra. Ma questo non è il modo in cui funziona il nostro cervello. D'altra parte non funziona neppure secondo un modello geometrico, è una via di mezzo tra le due cose ed è perfetto per essere collegato alle metodologie di progettazione urbanistica.
F.Z.: Passando dalla scala urbana a quella architettonica...
W.D.P: Ma l'urbanistica è architettura. La gente non capisce che tutto è architettura, come dice Hans Hollein, per cui anche l'urbanistica è architettura.
F.Z.: Ma gli edifici sono una parte dell'urbanistica e io stavo parlando di architettura pensando a quelli. Recentemente in una conferenza l'ho sentita parlare di "ibridi sinergetici". Ci spiega come essi possano rappresentare una soluzione per le città contemporanee ad alta densità?
W.D.P: I nostri edifici hanno sempre una valenza urbanistica, noi li vediamo in connessione con quanto li circonda. Gli "ibridi sinergetici" sono edifici multifunzionali che possono servire a più scopi: non un edificio con una sola funzione ma un edificio con molte funzioni. Questo significa rispondere alle esigenze della nostra società improntata ad un ritmo di vita veloce. "Ibrido sinergetico" implica che i nostri edifici seguano la regola che la forma non è in funzione all'uso, né l'uso è in funzione alla forma, ma la forma e la funzione sono connesse sinergeticamente.
F.Z.: Gli edifici che progetta sono notoriamente complessi e dinamici. Sto pensando ad esempio al progetto per la BMW o per la Banca Centrale Europea a Francoforte. Come usa le tecnologie digitali nel suo lavoro?
W.D.P: Senza questo strumento, il computer, non saremmo capaci di costruire edifici di tale complessità perché i calcoli necessari per la struttura richiederebbero degli anni per essere elaborati! Adesso grazie alla tecnologia digitale che velocizza il processo di progettazione da una parte e ci aiuta a creare nuove forme dall'altra, possiamo trasformare gli edifici in realtà.
F.Z.: Che può dirci della costruzione? Come gestisce il rapporto con le imprese edili? Deve essere difficile trovare aziende capaci di costruire le sue idee così complesse.
W.D.P: Il nemico per eccellenza dell'architettura oggi è rappresentato proprio le imprese edili perché non sono capaci di stare al passo con le idee degli architetti e di inventare nuovi sistemi e nuove soluzioni per gli edifici che noi progettiamo. Semplicemente uccidono i progetti chiedendo troppi soldi, perché sono troppo pigre per pensare. Tuttavia la BMW è stata fatta e anche la Banca Centrale Europea sarà fatta. Continueremo a costruire ma la pigrizia dell'edilizia renderà molto lenta l'evoluzione dell'architettura.
F.Z.: E poi deve anche convincere il cliente...
W.D.P: Il cliente è più facile da convincere perché stiamo facendo degli edifici straordinari. E' sotto gli occhi di tutti che esistono degli edifici griffati e questi edifici o questo genere di edifici sono necessari in una città dalla struttura anonima: sono punti d'interesse che le donano un'identità.
F.Z.: Esistono ancora dei limiti all'architettura, in termini di cultura, clima e religione?
W.D.P: Intende dire se l'architettura è globale?
F.Z.: Sì
W.D.P: Direi di no. Se per esempio prende Rem Koolhaas o Zaha Hadid - o noi, per questa cosa - e richiede un progetto dando lo stesso programma nello stesso posto, avrà sicuramente tre soluzioni diverse.
F.Z.: Adesso sta realizzando di un grande centro commerciale a Guadalajara. Come interpreta questa tipologia architettonica in relazione alla società contemporanea?
W.D.P: Lo diceva prima, "ibrido sinergetico". Non si tratta di un semplice centro commerciale, non è puramente un centro d'intrattenimento, non è uno spazio adibito a mercato nè un teatro. E' un teatro, un mercato e uno spazio per la collettività al tempo stesso. Molte, molte funzioni. Questa è la nuova interpretazione dello spazio pubblico per la città del futuro.
F.Z.: A quale progetto sta lavorando in questo momento?
W.D.P: Stiamo lavorando su un grattacielo a New York.
F.Z.: Ce lo racconta?
W.D.P: E' proprio vicino a quello di Norman Foster tra l'Ottava e la Cinquantacinquesima strada ed avrà una forma ruotata. E' un hotel munito anche di appartamenti e avrà un aspetto molto particolare. Vorrei dire una cosa che considero importante: l'architettura oggi è terra occupata, occupata dall'industria delle costruzioni, dai clienti commerciali, dai soldi. Un architetto deve decidere se aderire alla resistenza o se essere una pedina mossa dai soldi. Credo che la buona architettura sia frutto solo di un architetto che va controcorrente.
F.Z.: Lei adesso va controcorrente...
W.D.P: Tutti i buoni architetti fanno parte della resistenza, altrimenti producono architettura commerciale.
F.Z.: Grazie.


